venerdì 13 gennaio 2012

Nuovi arresti e perquisizioni

Dalle prime ore di questa mattina sono in corso perquisizioni domiciliari e incursioni di polizia ad Ankara, Istanbul, Mersin, Batman, Diyarbakir, Siirt, Van, Urfa, Adana, Agri e Mardin. L'operazione ha preso di mira il BDP (Partito della Pace e la Democrazia) e il KESK (Unione nazionale per l'occupazione). E 'stato confermato che l'ex co-presidente del BDP di Van Fatma Kurtulan è stata arrestata, così come molte altre persone la cui identità non è ancora nota. A Urfa varie perquisizioni sono state effettuate anche presso l'edificio principale del BDP, dell'associazione Kurdi-DER e nelle case di politici del BDP. A Istanbul la polizia ha perquisito la casa del presidente del BDP Zekiye İlbasan, che è stato preso in custodia. A Mersin e Siirt le perquisizioni sono ancora in corso. Ad Ankara la polizia ha fatto irruzione nel edificio dove a sede il sindacato KESK. Tra le case perquisite risulta anche quella del giornalista dell'agenzia DIHA Murat Çiftçi. 
fonte : ANF

lunedì 9 gennaio 2012

Scontri a Cudi

8 Gennaio 2012: Pesanti scontri e uso di armi chimiche segnalate sui monti Cudi.

Il BDP chiama la popolazione a recarsi nell’area degli scontri.


Da ieri la regione di Sirnak è stata caratterizzata da una massiccia presenza militare e nella giornata odierna sono stati segnalati numerosi scontri nell' area di Cudi. Un ingente numero di veicoli militari ed elicotteri è stato inviato nella zona delle operazione e si riportano scontri e caduti. Un intensificarsi delle azioni militari è stato segnalato anche nella regione di Besta.
L’ Iniziativa Popolare del Kurdistan, ha invitato la gente di Botan ad agire come scudi umani, implementando la resistenza e le azioni di protesta nella zona, per proteggere i guerriglieri e per porre fine al massacro del popolo curdo.
In una dichiarazione in merito alle operazioni in corso, Selahattin Demirtas Co-presidente del BDP, ha messo in evidenza che fonti locali denunciano l’uso di armi chimiche negli scontri sui monti Cudi.
Demirtas ha esortato gli abitanti di Botan a ribellarsi contro le politiche di guerra nella zona delle operazione. "Il nostro popolo soffre per le morti provocate da questi atti. Le azioni democratiche del popolo sono quindi il modo più efficace per porre fine a questi strazi ", ha ribadito poi, l’intenzione del BDP di essere pronto a protestare per porre fine alla guerra e alle azioni militari attualmente in corso.

fonte : ANF ​​News Agency

giovedì 5 gennaio 2012

Rapporto sul massacro di Uludere

A seguito di un esteso sopralluogo ad Uludere, una delegazione composta dalle associazioni MAZLUMDER, IHD, CHD, TIHV, KESK, TTB e membri del sindacato DISK ha rilasciato una dichiarazione congiunta sul massacro di Roboski. La dichiarazione delle organizzazioni stabilisce che a Roboski è avvenuto un massacro in cui sono stati uccisi 35 civili, si tratta di "una esecuzione extragiudiziale e una strage di massa considerando il numero delle persone uccise." Sulla base delle dichiarazioni di testimoni oculari, il rapporto contraddice le accuse da parte dei funzionari turchi e sottolinea che il gruppo non era stato avvertito di "fermarsi" prima del bombardamento. E' stato anche rilevato che nessuna delle persone del gruppo stava trasportando armi, né ha risposto ai soldati prima del bombardamento. Parlando a nome della delegazione, il presidente dell'IHD (associazione per i diritti umani) Öztürk Türkdoğan ha sottolineato che l'autopsia sui corpi è stata superficiale e che la delegazione ha stabilito che "alcuni dei corpi sono stati bruciati e i loro organi interni strappati." Türkdoğan ha anche fatto notare l'elevata potenza distruttiva delle munizioni utilizzate nei bombardamenti e ha dichiarato che queste persone erano coinvolte nel commercio transfrontaliero da molti anni e le autorità militari della regione ne erano a conoscenza. La dichiarazione della delegazione ha ricordato anche le testimonianze su alcuni feriti morti per il freddo e la mancanza di cure mediche a causa del divieto di entrare nella zona del massacro imposto ad ambulanze e agli ufficiali sanitari.
fonte : Firat News

domenica 1 gennaio 2012

La Turchia "modello" fa strage di civili kurdi.

Mercoledì notte F-16 dell’aviazione turca e droni senza pilota (l’ultimo acquisto delle forze armate di Ankara) hanno bombardato i dintorni di un villaggio chiamato Roboski (Ortasu in turco) al confine con l’Iraq. Raccontano i testimoni di aver sentito un odore acre di bruciato, di carne bruciata. Gli abitanti di Roboski sono accorsi subito sul luogo, nonostante la neve. Sicuri di quello che avrebbero trovato. Di fronte a loro i corpi mutilati di decine di giovani e uomini, animali sventrati. Racconta al telefono un giornalista kurdo dell’agenzia Diha di aver sentito un urlo squarciare il silenzio tetro di quella visione: una mamma disperata in cerca dei suoi due figli. Morti entrambi in quel bombardamento. Quel giornalista è uno dei pochi scampati al carcere nell’ultima offensiva delle autorità turche che hanno, in 24 ore, arrestato 49 giornalisti kurdi e di sinistra. Scomodi testimoni della guerra sporca condotta contro i kurdi sia con le armi che con il carcere e la repressione. Scomodi testimoni anche di quest’ultimo massacro.

Le foto dei corpi avvolti nelle coperte delle vittime di Roboski stanno facendo – lentamente – il giro del mondo. E intanto si cominciano a conoscere le biografie di questi uomini che le forze armate turche hanno «scambiato per terroristi».

Zahide Encu è la madre di Aslan, 12 anni, ucciso nei bombardamenti di mercoledì notte. «Il mio figlio maggiore – racconta – è rimasto ferito camminando su una mina. Ha perso una gamba. Aslan comprava e vendeva cose di contrabbando al confine anche per racimolare i soldi per una protesi per suo fratello. Me l’hanno ammazzato», grida, la voce si perde in un lamento che fa venire i brividi. Aslan era andato a comprare al mercato nero della frontiera due taniche di benzina per rivenderle. «Il contrabbando – dice Halit Encu, parente di Aslan – è l’unica fonte di guadagno che abbiamo». Il contrabbando, la frontiera. Storie che si incrociano, storie di miseria, guerra, fame. Le abbiamo viste al cinema, nel film pluripremiato del regista iraniano Bahman Ghobadi. Il tempo dei cavalli ubriachi. Raccontava queste storie il regista kurdo di Adana Yilmaz Guney, negli anni ‘60. Non è cambiato molto alla frontiera kurda. La gente cerca di sopravvivere ma ha un nuovo nemico, la guerra. Una guerra voluta da Ankara che non accetta di riconoscere non solo l’esistenza del popolo kurdo, ma nemmeno le sue sofferenze. Il Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) ha negli anni proposto, attraverso cessate il fuoco unilaterali, alternative al conflitto. Ma ha incontrato solo silenzio e porte chiuse. Lo stesso vale per il Bdp (Partito della pace e della democrazia) che ha eletto 36 deputati al parlamento turco lo scorso 12 giugno. Un deputato (Hatip Dicle) è stato privato del suo mandato e si trova in carcere come altri cinque parlamentari in carica ma dietro le sbarre. L’offensiva del governo dell’Akp (che significa, ironia della sorte, partito della giustizia e sviluppo) guidato da Recep Tayyip Erdogan (uomo con il mito di se stesso, non a caso grande amico del nostrano Silvio Berlusconi) ha raggiunto livelli molto alti in questi ultimi mesi. In carcere sono finiti migliaia di kurdi e oppositori di sinistra: amministratori locali, intellettuali, studenti, sindacalisti, donne, avvocati, giornalisti. Tutti rei, secondo il teorema Erdogan, di essere membri o sostenitori del Pkk.

Risulta difficile capire se il premier turco abbia in mente di eliminare (sbattendoli in galera o uccidendoli) i 20 milioni di kurdi che vivono in Turchia. Le ultime operazioni militari e di polizia inducono a pensare che qualcosa sia sfuggito di mano a Erdogan. Oppure, grazie al colpevole silenzio dell’occidente, davvero Ankara pensa di risolvere così la questione kurda. Cosa evidentemente impossibile. Ma è chiaro che, consapevole di questo, Erdogan ha intenzione di indebolire più che può l’opposizione kurda e di sinistra. Che qualcosa stia sfuggendo di mano al premier lo dimostrano le schizofreniche dichiarazioni dei suoi ministri. Per un vice premier (Bulent Arinç) che annuncia un nuovo pacchetto di «riforme» che prevede tra l’altro di depenalizzare (sì perché adesso è reato e si finisce in galera per apologia di terrorismo) l’uso del titolo «signor» per parlare del leader del Pkk Abdullah Ocalan, ecco il ministro degli interni Idris Naim Sahin dichiarare che «il terrorismo il Pkk lo fa anche con pennelli, penne, fotografie, musica, arte e cultura». Dichiarazioni che si fermano sulla soglia del dichiarare che il Bdp è parte del Pkk. Così come parte del Pkk sarebbero gli elettori del Bdp e per estensione i kurdi, compresi i 35 civili uccisi mercoledì notte. Nena News

Questo articolo e’ stato pubblicato il 30 dicembre 2011 dal quotidiano Il Manifesto

sabato 31 dicembre 2011

Uludere: Massacro di massa

ŞIRNAK –La delegazione di IHD (Associazione dei Diritti Umani) e di MAZLUMDER (L'Associazione dei Diritti Umani e della Solidarietà per i Popoli Oppressi) ,che ha preparato una prima relazione di monitoraggio dal sito, esaminando l'accaduto del massacro degli abitanti di villaggio bombardati dagli aerei da guerra a Ortasu (Roboski) villaggio presso la citta' di Sirnak, ha dichiarato che l'incidente è una totale di esecuzione extragiudiziale e un massacro di massa.

Nel rapporto,Haci Encü,sopravvissuto al bombardamento, ha registrato che sono stati bloccati dai soldati e bombardati dagli aerei da guerra.
La delegazione IHD e MAZLUMDER, che sono andate a Uludere per un esame in loco della vicenda del massacro degli abitanti di villaggi bombardato dagli aerei da guerra a Ortasu (Roboski) Sirnak, ha annunciato una relazione preliminare di monitoraggio.
La relazione preliminare di monitoraggio preparata dagli amministratori di IHD di Diyarbakir, Hakkari, Van, Siirt e della sezione di Mardin, e dagli amministratori di MAZLUMDER della sede di Hakkari e della filiale di Diyarbakir ha centrato i momenti cruciali.
Viene indicato nella relazione che la delegazione è arrivata in città a Uludere la sera ed e' andata in ospedale dove i cadaveri erano in attesa,e segue
come descritto:"Si è osservato che l'ospedale era affollato, i cadaveri sono stati depositati casualmente nelle sale avvolti con le coperte,e le loro famiglie stavano guardando i cadaveri.E 'accertato che l'autopsia è stata eseguita in una sala nel seminterrato dell'ospedale accanto al locale della caldaia di riscaldamento;una parte della sala è stata divisa in due parti, chiudendola con delle lastre e l'autopsia è stata eseguita dietro il sipario;solo un avvocato di Sirnak dell' associazione forense è stato permesso di essere presente per conto delle famiglie;due pubblici ministeri stavano portando avanti le operazioni e le autopsie di soli 6 cadaveri 'sono statecompletati dal 18.30. "E 'stato anche affermato nella relazione che i cadaveri erano in ospedale e quelli che hanno perso la vita erano di età compresa tra 12 e 28, e l'incidente era avvenuto al punto zero del confine.

Il testimone dell'incidente:Siamo stati bloccati dai soldati e l'aereo da guerra ci ha bombardato

Le seguenti dichiarazioni di Hacı Encü che ha 19 anni,sopravvissuto all'accaduto e intervistato in ospedale sono state incluse nel report:

"Noi, un gruppo composto da 40-50 persone, abbiamo attraversato dalla parte irachena il confine con lo stesso numero di muli per portare carburante e prodotti alimentari alle ore 16.00 il 2011/12/28.Non abbiamo informato in particolare il posto di guardia militare,ma sapevano già che stavamo andando e tornando.Il nostro obiettivo era quello di portare lo zucchero e il carburante.Abbiamo anche sentito la voce del velivolo senza equipaggio(UAV)ma siamo iniziato a muoverci perché siamo sempre tra andata e ritorno.In serata, alle 19.00, siamo partiti dopo aver appesantito i muli.Intorno alle 21.00, ci siamo avvicinati al confine.Siamo arrivati ​​all'altopiano dei nostri villaggi, l'altopiano proprio al confine.In là, loro hanno gettato al chiarore il primo aereo e poi hanno cominciato a sparare con un'obice di artiglieria.Abbiamo lasciato il nostro carico sul lato del confine.Subito dopo, l'aereo è venuto e ha iniziato il bombardamento.Eravamo due gruppi, e, c'era circa 300-400 metri di distanza tra noi e il gruppo dietro.Subito dopo gli spari di artiglieria,venne l'aereo da guerra.Perché i soldati avevano bloccato il nostro altopiano, non c'erano strada da percorrere.Pertanto, i gruppi dovevano unirsi.Alla fine, siamo diventati due grandi gruppi.Al primo bombardamento, il gruppo che consisteva di circa 20 persone è stato ucciso. Subito dopo, abbiamo iniziato a indietreggiare.
Quelli che hanno soggiornato in mezzo alle rocce venivano bombardati.Il gruppo in cui ero anche stato era di 6 persone, 3 di noi sono riusciti a sopravvivere.Abbiamo avuto ogni giorno abiti civili e nessuno aveva una pistola.L'incidente è durato circa 1 ora.Noi, 1-2 persone ci siamo messi in una piccola insenatura con 3 muli.Dopo aver atteso per un'ora,ci siamo al riparo sotto una roccia.Non abbiamo sentito nulla dai nostri amici.Intorno 23,00-23,30,abbiamo capito che gli abitanti del villaggio stavano venendo quando abbiamo visto le luci e udito le voci.Mentre gli abitanti del villaggio hanno iniziato a urlare, i soldati si sono ritirati dall'altopiano.E 'da tempo che facciamo questo lavoro.Due di loro erano sposati, gli altri erano studenti di liceo e della scuola primaria.Fino ad ora, nessuno mi ha chiamato per rilasciare una dichiarazione. Non Ho visto nessun soldato dopo l'incidente. "

"I soldati erano consapevoli di questa situazione"

Le decisioni della delegazione sono state classificate nella relazione come segue:
E 'accertato che;

-Tutte le persone uccise e ferite nell'incidente erano civili,
-Nel corso dell'incidente, il gruppo non è stato avvertito dello STOP e non ci sono stati avvertimenti,le forze di sicurezza non sono state lanciate in nessun modo,i soldati non hanno aperto singolarmente il fuoco ,Il velivolo ha effettuato i bombardamenti ha causato la morte della gente,
- I civili erano ben conosciuti dalle forze di sicurezza che erano sul luogo dell'incidente, e le forze di sicurezza erano consapevoli di questo andata-ritorno per il commercio di confine.
-Anche se non abbiamo visto sul posto,la stessa via viene sempre utilizzata per il commercio di frontiera ed e' conosciuta da tutti incluse le forze di sicurezza;la via in cui è stato utilizzato non era un sentiero;
-Contrariamente alle dichiarazioni ufficiali, la scena dell'incidente è lontana dalla regione chiamato come Sİnat-Haftanin;uno dei gruppi che è stato attaccato era dal lato del confine della Turchia e l'altro gruppo era sul confine tra Iraq e Turchia,
-Nessuna istituzione ufficiale ha assunto una iniziativa per ottenere i cadaveri dopo l'incidente e i soldati si erano totalmente ritirati dalla scena, i cadaveri sono stati presi dagli abitanti del villaggio e portati al villaggio Gulyazi con i propri mezzi.
-Le condizioni della struttura ospedaliera non erano appropriate per l'autopsia, i cadaveri sono stati casualmente depositati nelle stanze, i cadaveri sono stati avvolti avvolti con le coperte dalle loro famiglie,il personale dell'ospedale è stato inadeguato,addirittura potremmo quasi dire che quasi tutti i cadaveri e sono stato portati dagli abitanti del villaggio per l'autopsia e alle ambulanze.
-Le prove dopo l'autopsia non saranno prese in debita forma a causa delle condizioni attuali, di conseguenza, l'offuscamento delle testimonianze è altamente possibile.
-I cadaveri, che hanno visto la nostra delegazione in ospedale erano bruciati, le loro interiora erano fuori, il cuoio capelluto della maggior parte era in frantumi e la loro integrità fisica e' andata in frantumi,
-Nell'accaduto sono stati utilizzate un alto esplosivo e munizioni caustiche."

"Si tratta di una esecuzione extragiudiziale e di un massacro di massa"

Nel rapporto è stato registrato che una relazione più dettagliata dovrebbe essere preparata per l'incidente, è stato anche dichiarato "La nostra delegazione ha concluso che l'incidente è una esecuzione extragiudiziale e un massacro di massa in termini di numero di persone uccise '.
In questo senso, si conclude che le organizzazioni della società civile dovrebbe mostrare la consapevolezza di fare l'esame; Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite dovrebbe urgentemente inviare una delegazione, i media turchi dovrebbero avvicinarsi a questo massacro, nel quadro dell' etica stampa tenendosi fuori dalle dichiarazioni delle istituzioni ufficiali e mostrare consapevolezza per riflettere la realtà al pubblico.

venerdì 30 dicembre 2011

Drammatiche testimonianze dei bombardamenti

Mercan Encü è la madre di Servan e Nevzat Encü. I due ragazzi hanno perso la vita nel bombardamento da parte dell'esercito turco nella notte di mercoledì 28 dicembre. Mercan Encü è devastata dal dolore e dalla tristezza. Piange e dice "I miei bambini andavano al confine per acquistare il carburante ma il governo turco li ha uccisi senza pietà. Per quale dei miei figli devo piangere ora? Hanno bruciato i miei figli." 
Zahide Encü, madre di Aslan Encü di 12 anni ha perso suo figlio: "Mio figlio maggiore ha perso il piede sette anni fa quando ha calpestato una mina mentre faceva questo lavoro. - Dice - Mio figlio di 12 anni ha fatto contrabbando anche per avere i soldi per una protesi per suo fratello. È andato lì per comprare due bidoni di carburante. Tuttavia, lo Stato li ha affrontati e inviato aerei da guerra contro di loro. I bambini che sono morti nel bombardamento - ha aggiunto - erano tutti di 12 anni, alcuni di 14. 
Dobbiamo contrabbandare perché non abbiamo altre opportunità. "La madre devastata grida agli assassini, i colpevoli di questo massacro: "non sono credenti in Dio, non musulmani perché l'Islam non permettere alla gente di uccidere persone con aerei da guerra. Tutte le vittime sono state bruciate e i loro corpi dilaniati. Non ero in grado di riconoscere i corpi dei miei figli." Halit Encü, un parente di una vittima del bombardamento, ha sottolineato che lo Stato sapeva anche che queste persone facevano contrabbando. 
Il contrabbando - ha aggiunto - è l'unica fonte di vita delle persone che vivono nella zona. Ayaz Encü parente di un'altra vittima: "I nostri parenti sono stati massacrati selvaggiamente e senza pietà. Il mondo intero ha bisogno di vedere che questo è il vero volto della Turchia e l'AKP. Invito l'opinione pubblica mondiale ha mostrare consapevolezza e l'opinione pubblica turca ad essere qui". 
fonte :ANF ​​/ Sirnak

giovedì 29 dicembre 2011

Bombardamento turco a Uludere: 36 cittadini kurdi uccisi

L'esercito turco ha ucciso nella notte tra mercoledì e giovedi almeno 35 civili in un attacco aereo contro un villaggio nella provincia di Sirnak. 36 abitanti compresi bambini e studenti delle scuole superiori sono stati uccisi nel bombardamento, secondo le agenzia di stampa kurde Firat e Diha, che hanno pubblicato le foto della strage. Testimoni hanno riferito che i quattro caccia F-16 hanno bombardato il 28 dicembre alle 09:20 p.m. intorno al villaggio di Ortasu (Roboski in lingua kurda) e a Uludere nella provincia di Sirnak, al confine con l'Iraq.
Le vittime sono bambini e giovani, di età compresa tra 12 a 18 anni e pastori del villaggio.
Il governatore locale, Vahdettin Özkan ha confermato solo che è avvenuto un "incidente", senza spiegare le circostanze in cui queste persone sono morte. Lo Stato Maggiore Generale turco in un comunicato ha confermato il bombardamento. Nessuna informazione è stata data sull'identità delle persone uccise, si cita soltanto che la regione è spesso usata dai combattenti del PKK.
Il comando della divisione Gulyazi a Sirnak ha avvertito che queste persone erano conosciute e non erano combattenti del PKK, ma gli aerei hanno bombardato, riferisce da fonti anonime l'agenzia Firat news. Il raid è avvenuto poche ore dopo la riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, tenutasi mercoledì. Il principale partito kurdo BDP ha decretato tre giorni di lutto e ha invitato i kurdi a scendere in piazza per protestare contro il massacro.
fonte : Aktukurde

Dichiarazione hitleriana di un ministro turco

La dichiarazione hitleriana del Ministro turco, tradotta dal sito Actukurde.fr:
Il terrorismo è sostenuto attraverso la pittura, la poesia e gli articoli giornalistici ma anche da chi è dedito all’arte e alla scienza. Queste parole offensive non appartengono né a Hitler né a Mussolini ma al Ministro dell'Interno turco Idris Sahin Naim.

Altri 35 giornalisti sono stati imprigionati, portando così a 95 il numero dei membri della stampa incarcerati e in concomitanza con questi fatti, il governo AKP di Recep Tayyip Erdogan ha annunciato l'intenzione di preparare una serie di misure "democratiche" per migliorare la situazione della libertà di espressione. Ciò ha alimentato il timore tra i curdi e gli oppositori di sinistra, perché ogni volta che il governo Erdogan ha parlato di "cose ​​buone", la polizia ha immediatamente lanciato una nuova campagna di arresti.


Nuovi obiettivi: scienziati, poeti e associazioni.

Il Ministro dell' Interno turco si è affrettato a dare un’interpretazione alle misure annunciate e le sue parole svelano un quadro chiaro della situazione. Dato che il governo ha esteso a quasi tutte le categorie della popolazione la lotta al “terrorismo”, il ministro colma i vuoti lasciati con questa dichiarazione: "(...) C'è un altro pilastro del terrore: il terrore psicologico, il terrore scientifico. C'è un contesto che alimenta questa paura. C'è anche la propaganda (...) Alcuni giustificano il terrore e lo supportano attraverso la pittura, altri usando lo strumento della poesia o scrivendo articoli giornalistici(...) Così facendo combattono coloro (si riferisce alle forze di polizia) che lottano contro il terrorismo. "


Minaccia di chiusura del partito curdo?

Dopo aver posto gli scienziati e poeti in prima linea, il Ministro accusa il BDP di essere un'estensione del PKK, il Partito dei lavoratori del Kurdistan. Una dichiarazione presa come una minaccia di chiusura del partito curdo.

Il co-presidente del BDP, Selahattin Demirtas, ha detto di essere in possesso di informazioni che rivelerebbero che il ministro aveva ordinato alla polizia di raccogliere "prove" contro il BDP e di trasmetterle alla Corte di Cassazione. "Non sappiamo se sarà aperta un’ l'indagine per la chiusura del partito ", ha detto il co-presidente del partito curdo. L'11 dicembre 2009, la Corte costituzionale turca ha sciolto il partito curdo DTP (Partito della Società Democratica), ora BDP.


Il ministro si occupa di tutti i valori

Il ministro dell'Interno continua così: “(riferendosi ai militanti curdi), il nome del nazionalismo e del senso di fratellanza, ci sono tutta una serie di comportamenti senza onore, amorali e inumani, che vanno dallo Zoroastrianesimo all'omosessualità, passando anche alla carne di maiale. "

A Cengiz Candar, giornalista del quotidiano Radikal, la dichiarazione del ministro ricorda le parole Goebbels, il ministro della Propaganda di Hitler.

Questa mentalità ha trasformato il paese in una prigione a cielo aperto. Dal 2009 più di 8000 persone sono state arrestate in connessione con il KCK e di queste, 5.000 sono attualmente in carcere, senza contare le migliaia di individui in prigione per presunti legami con il PKK.

Il Governo contro la democrazia


Questa politica che ha come scopo quello di manipolare l'opinione pubblica, sta provocando gravi violazioni dei diritti umani, rendendo il paese la più grande prigione del mondo per giornalisti (con 95), studenti ( 500), avvocati (36), politici eletti (centinaia di cui 18 sindaci e otto deputati), sindacalisti (40) e membri delle associazioni per i diritti umani ( almeno 15).

I curdi hanno tutte le ragioni per non credere alle promesse non mantenute del governo. Nessuna azione concreta è stata presa finora per migliorare la condizione dei diritti umani e la libertà di espressione. Tutte le richieste legittime del popolo curdo sono state negate e represse. Un governo che arresta tutti coloro che pensano diversamente rispetto dell'ideologia ufficiale e annienta la libertà di espressione, non sarà in grado di trovare alcuna soluzione ai problemi sociali o etnici. Un primo ministro che sogna di stabilire sistema presidenziale autocratico, non potrà mai promuovere una politica di democrazia partecipativa.

sabato 17 dicembre 2011

Una visita a Van

Lo scorso mercoledì 7 dicembre, una delegazione italiana formata da una trentina di persone formata da volontari, aderenti ad associazioni umanitarie ed a sindacati (Europa Levante, Progetto Diritti, Verso il Kurdistan, Cgil, Cobas), di cui facevo parte, ha visitato l’antica città curda di Van, in Turchia, colpita da un terribile terremoto il 23 ottobre ed il 9 novembre scorso.
Avevamo con noi del vestiario e delle coperte, assai preziosi per combattere il rigido inverno anatolico, e del denaro che avevamo raccolto in Italia. Abbiamo consegnato di persona il tutto al sindaco della città, eletto nelle fila del partito curdo BTP, Avv. Bakir Kaya, che ci ha informato sulla situazione e sulle difficilissime condizioni di vita degli abitanti di Van.
Ebbene, il terremoto, che ha fatto 640 vittime e decine di migliaia di feriti, ha distrutto molte abitazioni ed ha reso inagibili il 95% degli alloggi della città, costringendo la popolazione alla fuga verso altre destinazioni od alla vita nelle tende; di 400.000 abitanti, ca. 250.000, quelli che avevano maggiori disponibilità economiche, sono riusciti a lasciare la città, magari ospiti di parenti o di amici, altri 150.000, i più poveri, sono accampati nelle varie tendopoli presenti in città. E’ inutile dire che le attività economiche, le piccole industrie, l’artigianato, sono praticamente distrutti.
Le scuole sono chiuse, anche perchè almeno 65 maestri sono morti nel terremoto di ottobre e non si sa quando potranno riaprire, nonostante gli annunci dei ministri turchi, puntualmente disattesi. L’unico ospedale della città è inagibile.

Il sindaco ci ha riferito di una situazione paradossale creatasi con la Prefettura di Van, che per la legge turca gestisce l’emergenza del terremoto e la ripartizione degli aiuti che da tutto il mondo sono in un primo tempo arrivati (prima rifiutati, poi, lasciati marcire per molti giorni alle frontiere). Ebbene, nonostante le richieste dell’ Amministrazione comunale di Van, non v’è nessuna comunicazione o informazione della Prefettura sui piani di distribuzione degli aiuti, sul programma di ricostruzione, sulla situazione scolastica e sanitaria. Insomma, come se non esistesse.
Eppure, l’amministrazione comunale di Van, grazie all’aiuto delle altre municipalità curde ed ai pochi aiuti internazionali che direttamente gestisce è in grado di assicurare 30.000 pasti caldi al giorno e distribuirli in quindici tendopoli ove ha attrezzato delle lavanderie comuni e dei piccoli ospedali da campo. Noi stessi abbiamo visitato le grandi cucine ed una delle tendopoli, dove decine e decine di bambini, nonostante il freddo pungente, giocavano per strada accanto ad una tenda votata ad infermieria ove due medici e due infermieri, tutti volontari facenti parte di un sindacato di ispirazione socialista, lavoravano in difficili condizioni ambientali.
Siamo andati via con una sensazione di grande tristezza, amplificata dal fatto che i pochi aiuti finora arrivati rischiano di scemare, finito l’effetto del clamore massmediatico creatosi nei giorni successive al terremoto, come anche teme il sindaco Bakir Kaya.
Scrivo queste poche note per stimolaree chi voglia farlo ad aiutare questa magnifica città ed i suoi abitanti a superare questa terribile prova cui sono sottoposti. Servono medicine, medici, personale infermieristico, vestiario, coperte, denaro, e servono presto.

Roma, 9 dicembre 2011

Avv. Mario Antonio Angelelli (Associazione Progetto Diritti)

sabato 10 dicembre 2011

Dossier Turchia 2011

Circa 20 milioni di kurdi vivono in Turchia, in maggioranza nelle regioni del sud-estdell'Anatolia. La Costituzione turca non riconosce le minoranze, stabilendo l'integrità territoriale del paese, oltre che l'unità di lingua e popolazione. La popolazione kurda ha espresso in più occasioniin maniera democratica, attraverso il suo voto, la volontà di arrivare al riconoscimento dei propridiritti linguistici, culturali, di autonomia, senza peraltro ottenere cambiamenti sostanziali. Più volteè sembrato che fosse giunto il momento di iniziare un percorso negoziale fra le parti in conflitto per arrivare a una soluzione pacifica e politica della questione kurda. Purtroppo gli eventi del 2011, e iloro antecedenti, descritti in questo rapporto, mostrano come da parte dello stato turco inteso siacome sistema politico, sia come sistema giudiziario e di polizia, non si sia ancora intrapreso questo percorso verso una soluzione politica che consentirebbe la fine del conflitto armato e cherisponderebbe alle richieste da parte del popolo kurdo: un'ampia autonomia all'interno della Turchiaal pari di regioni come la Catalunya e i Paesi Baschi in Spagna, o come lo statuto del Trentino AltoAdige in Italia.
Il Dossier Turchia 2011 pubblicato sul web è stato redatto da Uiki Onkus: fare attenzione perchè contiene immagini decisamente crude, se ne sconsiglia la visione a minorenni e persone particolarmente sensibili.

sabato 3 dicembre 2011

Turchia, test per la democrazia

Turchia, riprende martedì processo a 152 curdi, test per la democrazia

Diyarbakir (Turchia): Riprende il 6 dicembre a Diyarbakir, nel sudest della Turchia, uno dei più grandi processi alla società civile curda. Si tratta del cosiddetto processo Kck, che vede sul banco degli imputati 152 tra sindaci, ex parlamentari e attivisti di associazioni per i diritti umani appartenenti alla rete Koma Civaken Kurdistan (Unione delle comunità curde). Centoquattro imputati rimangono in carcere, alcuni da oltre due anni. L'accusa è quella di legami con gruppi terroristici e in particolare il bandito Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), di cui il Kck è considerato un'ala urbana. Durante la prima udienza del processo, il 18 ottobre del 2010, l'accusa ha presentato un fascicolo di quasi 8mila pagine.

La cosiddetta 'operazione Kck' fu lanciata il 14 aprile del 2009, a due settimane dalle elezioni amministrative del 29 marzo, nelle quali il partito filocurdo Dtp (Partito della società democratica) aveva ottenuto un buon risultato nella regione sudorientale, sottraendo voti all'Akp del primo ministro Recep Tayyip Erdogan. Nel corso del 2009 e nei primi mesi del 2010 circa 1.900 persone sono state arrestate con l'accusa di legami al Kck. La maggior parte degli arrestati sono membri, attivisti e simpatizzanti del Dtp. Tra loro ci sono nove ex e otto attuali sindaci, tra cui il primo cittadino di Diyarbakir, Osman Baydemir. A dicembre del 2009 la Corte costituzionale turca ordinò la chiusura del Dtp. Trentasette leader del partito sono stati inoltre banditi dall'attività politica per cinque anni, sempre con le accuse di legami al Pkk e sostegno a un gruppo terroristico. Il 23 dicembre del 2009 i rimanenti membri del partito bandito hanno formato il Baris ve Demokrasi Partisi (Bdp, Partito della pace e della democrazia).

Al centro del processo che riprende martedì a Diyarbakir c'è la questione dell'uso della lingua madre degli imputati, il curdo. Gli imputati si rifiutano infatti di parlare in turco, ma il giudice ha più volte respinto le richieste loro e dei difensori, definendo il curdo "una lingua sconosciuta". Osservatori di gruppi per i diritti umani internazionali che seguono il processo segnalano inoltre le significative pressioni subite dagli avvocati della difesa, che hanno boicottato le ultime udienze spiegando di non essere in grado di difendere gli imputati in turco. Gli avvocati sono stati poi a loro volta imputati e intimiditi dalle forze di sicurezza. Durante l'ultima udienza del 25 agosto scorso, la procura ha chiesto al tribunale di trasferire il processo in un'altra provincia, visto che i procedimenti non possono andare avanti a causa dell'assenza dei difensori.
Il processo è considerato un test per la democrazia in Turchia e per le intenzioni del governo di Erdogan riguardo alla questione curda. L'accusa sta cercando di dimostrare che il Kck, che raggruppa la maggior parte delle organizzazioni della società civile curda, possa essere definita un'organizzazione terroristica al pari del Pkk. Di conseguenza quasi tutti gli esponenti della società civile curda, avvocati, docenti, politici e attivisti, potrebbero essere definiti dei terroristi. Il processo ha inoltre un impatto negativo sulle relazioni tra il governo di Ankara e il Bdp e potrebbe portare all'aggravarsi del conflitto tra esercito e Pkk.

di Karolina Kozik

Fonte: LaPresse

mercoledì 30 novembre 2011

"Io condivido la mia casa con la gente di Van"

Nell'ambito della campagna "Io condivido la mia casa con la gente di Van" lanciata dal Comune metropolitano di Diyarbakir, il Sindaco Osman Baydemir ha aperto la sua casa nel quartiere Kayapınar ad una famiglia di 15 persone.
Baydemir e sua moglie Reyhan Yalçındağ hanno visitato la famiglia Kiye questa mattina e hanno fatto colazione insieme. Baydemir ha ascoltato i problemi di ogni membro della famiglia. Dopo la visita alle vittime del terremoto, Baydemir ha dato informazioni su una nuova campagna del Comune che è stata lanciata in collaborazione con i Comuni del distretto con il nome "Condivido il mio pasto con il popolo di Van". L'obiettivo di questa campagna è di aiutare le vittime del terremoto con pacchi viveri. Baydemir ha esteso il suo grazie alle persone di Diyarbakir per la solidarietà dimostrata nell'alleviare le ferite delle vittime del terremoto ed ha invitato tutti i cittadini di Diyarbakir, quelli benestanti in particolare, a condividere il loro pasto con le persone di Van con l'invio di almeno un pacco viveri.
Baydemir ha anche osservato che 209 famiglie sono state accolte a Diyarbakir e ha concluso la sua dichiarazione chiedendo a tutte le persone di agire in solidarietà per alleviare i dolori della gente di Van che sta attraversando un periodo di grande difficoltà.
fonte : ANF / DIYARBAKIR / AMED

domenica 27 novembre 2011

Serata di solidarietà con il popolo kurdo a Parma

Notizie da Van

Ho appena incontrato una compagna del BDP di Wan che mi ha aggiornato sulla situazione post terremoto. 
Vi faccio un riassunto: i pochi prefabbricati arrivati in loco sono stati dirottati esclusivamente verso le famiglie dei poliziotti, membri dell'esercito e sostenitori dell'AKP e lo stesso vale per numerosi container. Molte persone non potendo usufruire delle tende, sono costrette a dormire in capanne costruite con teli di plastica e altri materiali di fortuna. Chi è riuscito a procurarsi una tenda comunque non riesce a proteggere i propri cari dal freddo e sono stati segnalati numerosi casi di bronchite ed altre simili patologie, l'uso di acqua gelida non fa che aggravare questa situazione. La Municipalità di Wan sta assistendo la popolazione giorno e notte ma nonostante i loro sforzi e i camion carichi di generi di prima necessità che continuano ad arrivare dalle citta kurde, gli aiuti e i finanziamenti non bastano a coprire l'esigenze di Wan e dei villaggi colpiti dal sisma. L'economia è in ginocchio poichè numerose fabbriche sono chiuse e lo stesso vale per bazar e negozi. La gente rimasta disoccupata, sta migrando altrove o in alcuni casi vende i propri averi per procurarsi cibo e generi di prima necessità. Pochi giorni fa ho sentito uno dei responsabili delle attività di progettazione del comune di Wan, il quale mi ha comunicato che dovrebbero costituire un squadra focalizzata nei progetti di ricostruzione entro la fine di dicembre e che ci terrà aggiornati sulla situazione.

Ribadisco ancora una volta che nonostante i riflettori si siano spenti ormai da tempo, Wan e provincia permangono in una situazione di estremo bisogno ed è dovere di tutti sostenere la popolazione colpita dal sisma. Tutto ciò si inserisce un contesto estremamente complesso in cui il Governo AKP sta portando avanti un vero e proprio genocidio politico, arrestando avvocati, studenti, membri del BDP, accademici ed attivisti dei diritti umani.

Per offrire immediatamente un aiuto è possibile contribuire con un versamento sul conto corrente bancario intestato all’Associazione EUROPA LEVANTE, che sta organizzando prime forme di sostegno alla popolazione in collaborazione con VAN DER (Associazione per la lotta contro la povertà e per lo sviluppo sostenibile) e con il patrocinio del Comune di Van.
Per il versamento i dati da utilizzare sono i seguenti:
Associazione Europa Levante
Banca Popolare di Sondrio
Codice IBAN: IT13 G056 9603 2000 0000 8838 X21
Codice BIC/SWIFT: POSOIT22

domenica 20 novembre 2011

Il paese dei bimbi volanti

Dal 20 al 30 novembre nell'atrio di Palazzo Tursi in Via Garibaldi a Genova sarà esposta la mostra fotografica "Kurdistan, il paese dei bimbi volanti", organizzata dall'Associazione "Senza paura".