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mercoledì 22 aprile 2015

Risoluzione del Comune di Piacenza per Ocalan e per il Rojava

Consiglio Comunale di Piacenza
Risoluzione:
Premesso che:
La guerra civile Siriana vede al suo interno diverse forze militari;
A tre anni dall’inizio della stessa il popolo Curdo ha definito una propria autonomia nel nord della Siria (Rojava);
Le milizie dell’ISIS hanno attaccato duramente il Rojava venendo però sconfitte dalla Resistenza Curda organizzata dalle milizie legate al PKK;
Considerato che:
La vittoria delle milizie legate al PKK a Kobane ha rappresentato un argine importante all’avanzata dell’ISIS;
L’autonomia del Rojava rappresenta un modello di autogoverno comunitario e parità di genere, fattore di grande importanza in un’area devastata dalla guerra e in cui i diritti di genere sono spesso calpestati;
Tutte le formazioni politiche italiane si sono dichiarate, pur con motivazioni diverse, nemiche di ISIS;
Il Consiglio Comunale invita il Sindaco e la Giunta:
Ad esprimere solidarietà alla Resistenza organizzata dalle emanazioni del PKK;
A chiedere al Governo italiano di riconoscere l’autonomia del Rojava e a promuoverne il riconoscimento in seno alle istituzioni europee;
A sollecitare presso il Ministero degli Esteri, la Presidenza della Repubblica e la Presidenza del Consiglio una presa di posizione in favore della liberazione del leader curdo Oca lan.
Carlo Pallavicini
Protocollata il 9/2/2015
Approvata all’unanimità il 20/4/2015

sabato 15 novembre 2014

Campagna di raccolta fondi

Come già in altri paesi, seguendo le indicazioni del KNK (Congresso nazionale Kurdo) e di rappresentanti dei cantoni del Rojava, anche in Italia l’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia  insieme a Rete Kurdistan Italia lancia una campagna di raccolta fondi per sostenere i profughi e alleviare le condizioni nei campi dove sono stati accolti.
Per evitare le spese di bonifico su conti esteri, abbiamo pensato di mettere a disposizione il conto corrente italiano dell’associazione Senzaconfine per la raccolta.In questo modo non verranno sprecati soldi in inutili spese bancarie, mentre tutto quanto arriverà sarà usato per gli scopi prefissati. Trasferiremo prontamente i soldi a Heyva Sor (Mezzaluna Rossa curda) che li userà per provvedere alle necessità dei profughi di Kobanê e di Şengal.

Per maggiori informazioni sulle attività di Heyva Sor nell’area, si legga qui (in inglese):


IL CONTO CORRENTE PER L’ITALIA E’ IL SEGUENTE: Conto intestato a: Associazione Senzaconfine Banca Popolare Etica – Roma IBAN: IT91W0501803200000000111215

domenica 17 marzo 2013

Antonio Olivieri respinto alla frontiera

Comunicato Stampa:
La Turchia festeggia il Newroz, il capodanno curdo, a modo suo: Antonio Olivieri respinto alla frontiera
Sono passati solo pochi giorni da quando a un altro italiano, Francesco Marilungo, interessato alla cultura e alla lingua curda, è stato rifiutato l'ingresso in Turchia; adesso è il turno di Antonio Olivieri, un altro italiano, presidente dell'associazione Verso il Kurdistan di Alessandria e parte della Rete Kurdistan Italia, che da almeno quindici anni si reca in Kurdistan per promuovere progetti concreti di amicizia fra diverse municipalità kurde e le istituzioni e la società civile italiana.
All'arrivo all'aeroporto Atatürk di Istanbul, alle 18.45 circa di oggi, Olivieri è stato isolato dagli altri membri della delegazione italiana che si sta recando in Kurdistan per monitorare la situazione dei diritti umani; gli sono stati ritirati i documenti, è stato perquisito e lasciato senza acqua nè cibo in una stanzetta con altre sette persone sottoposte presumibilmente a controlli in frontiera. Non è stato possibile finora mettersi in contatto con l'ambasciata italiana, nè è stata data finora a Olivieri una motivazione per il suo trattenimento.
E' solo l'ultimo di una lunga serie di respingimenti di italiani che seguono pacificamente e con determinazione le vicende del popolo curdo: chiediamo al Parlamento italiano appena insediatosi di attivarsi con urgenza per verificare le condizioni del trattenimento e del respingimento in frontiera di Antonio Olivieri e di rivedere i rapporti con la Turchia, fino a quando questa violerà insieme ai diritti del popolo kurdo anche i diritti di quei cittadini europei solidali che si adoperano per la pace e la soluzione della questione kurda. 
Roma, 17.03.2013
Info e contatti: Rete Kurdistan in Italia info@retekurdistan.it

Antonio Olivieri sarà rimpatriato domani mattina 18.03.2013 alle ore 10.

martedì 8 maggio 2012

Erdoğan da Monti: l'Italia chieda alla Turchia il rispetto dei diritti umani e una soluzione per la questione kurda!

Siamo kurdi. Siamo stati costretti all'esilio. Ringraziamo l'Italia che ci ha riconosciuto come rifugiati politici. Chiediamo allora al paese che ci ospita di essere coerente con questa scelta e di chiedere al Primo Ministro turco Erdoğan, presente oggi in Italia per un vertice con il Governo Monti, di cambiare radicalmente la sua politica di repressione dei diritti che ci costringe all'esilio. Noi amiamo la nostra terra. Non vorremmo essere costretti a lasciarla. Ma le politiche del Governo turco ci impediscono di parlare nella nostra lingua, di decidere per noi stessi, incarcerando i nostri politici liberamente scelti, non rispettando la libertà di stampa con quasi 100 giornalisti in carcere, uccidendo i nostri figli come avvenuto a Roboski lo scorso 28 dicembre, dove 34 civili kurdi fra cui 17 minori hanno trovato la morte sotto le bombe dell'aviazione turca, reprimendo ogni spazio di libero dissenso con migliaia di studenti, sindacalisti, avvocati difensori dei diritti umani, bambini in prigione.
Solo pochi mesi fa il Parlamento italiano ha ascoltato in audizione presso il Comitato diritti umani della Camera l'onorevole turco del Partito della Pace e della Democrazia Ertuğrul Kurkçu, prendendo atto della situazione che da allora è peggiorata: l'associazione turca per i diritti umani (İHD) nel suo ultimo rapporto pubblicato solo tre settimane fa, riporta dati preoccupanti: 12.685 arresti, 3.252 casi di tortura e maltrattamenti nel 2011, 2.309 minori attualmente detenuti e soggetti a violenze e abusi in carcere.
Noi non siamo contro il fatto che la Turchia entri a far parte dell'Unione Europea o che stringa accordi commerciali con i paesi dell'Europa: ma per fare questo occorre che prima rispetti i diritti umani e politici di una larga parte della sua popolazione, in particolare quella kurda ma anche le altre minoranze etniche e religiose, altrimenti non potrà mai definirsi una democrazia!
Chiediamo al Parlamento e al Governo italiano di vincolare accordi e partenariati commerciali al rispetto dei diritti umani e all'avvio di un negoziato con tutte le parti in conflitto per raggiungere finalmente una pace duratura e uno statuto per la popolazione kurda in Turchia. 
presidio 8 maggio 2012 piazza della Rotonda (Pantheon) dalle 10.00 alle14.00

mercoledì 28 marzo 2012

Curdi e terrorismo: anche l’Italia non rinuncia a gettare fango sul popolo curdo

E’ con preoccupazione e sconcerto che apprendiamo dell’operazione ordinata dalla procura di Venezia che ha portato a cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti cittadini curdi di cittadinanza turca residenti in Italia con l’accusa di estorsione e di lesioni aggravate dalla finalità di terrorismo. 
Il comunicato presente sul sito della Questura di Venezia parla di un episodio di violenza contro un gestore di kebab nella provincia di Venezia, che si sarebbe rifiutato di pagare una “tassa rivoluzionaria” per finanziare la lotta curda in Turchia. 
Di nuovo spuntano parole e teoremi che puzzano di fango buttato su una vicenda, quella curda, che vede un popolo fronteggiare quotidianamente la negazione dei propri diritti e la repressione di ogni espressione pacifica e politica volta alla ricerca di una soluzione negoziata della questione: gente che scappa dalla propria terra e chiede e ottiene asilo politico in Italia e in Europa perché a rischio nel proprio paese, come abbiamo potuto osservare e testimoniare ancora una volta in occasione dell’ultimo Newroz (il capodanno curdo) la scorsa settimana, vietato dalle autorità e represso con idranti e lacrimogeni. 
Tutte le accuse si fonderebbero su intercettazioni telefoniche; il comunicato ufficiale non parla di rinvenimento di denaro né di armi, e lega l’operazione odierna a un’operazione effettuata nel 2010, quando sarebbe stata sgominata un’attività di “indottrinamento” di giovani destinati alla lotta armata, operazione che ha dato luogo finora – da quanto ci è dato sapere – al rinvenimento di libri, video e non certo di armi. Queste operazioni – pubblicizzate con enfasi dalle autorità e riportate in maniera acritica dai mezzi di comunicazione, sembrano campagne pubblicitarie per poter rinsaldare i legami economici fra Italia e Turchia: non accettiamo che a fare le spese di queste politiche siano i rifugiati politici curdi, e ribadiamo la nostra solidarietà con il popolo curdo.


Rete italiana di solidarietà con il popolo curdo