Kurdistan l'orgoglio di un popolo. Come in
Palestina violenza, muri, distruzione di villaggi,
arresti.
Su Youtube è online il filmato della della delegazione di pace.
domenica 30 marzo 2014
mercoledì 26 marzo 2014
Ultime notizie da Amed
22 marzo
Siamo a Nusaybin, al confine con la Siria o meglio il
Rojava;fino a poco tempo fa , prima della guerra , si poteva attraversare senza
grossi problemi, bisognava fare
attenzione alle mine antipersona , ma gli abitanti avevano trovato sentieri e
luoghi sicuri. Ora tutto è cambiato, una recinzione di filo spinato alto 2
metri marca il confine e le autoblindo
continuano a pattugliare , per dividere
e separare, però, questo muro della vergogna ha invece ulteriormente rinsaldato i legami tra le
persone delle due parti . E'stato
costruito dal governo centrale
in un mese, senza chiedere il permesso né alla sindaca né
alla popolazione locale. Doveva essere lungo 7km , ma , per le proteste della
popolazione ne è stato costruito solo
una parte, 1,5 km.
Per questo Ayse Gokkan, la coraggiosa sindaca di Nusaybin per
10 giorni ha fatto lo sciopero della fame
Prima di iniziare la sua protesta si era rivolta ai militari, al governo
centrale, a Erdogan , senza nessuna
risposta, così si è seduta sul prato vicino al muro e ha iniziato lo sciopero
della fame , i militari che pattugliavano la zona la schernivano, la
impaurivano, soprattutto di notte, ma la sua determinazione ha vinto la paura.
Ayse denuncia anche le pessime condizioni
in Rojava, la violenza che le donne subiscono, gli attacchi suicidi di
Al Nusra , la chiusura dei confini da parte turca, anche per i convogli che
portano aiuti umanitari , mentre i così
detti ribelli passano tranquillamente con carichi di armi.In Rojava mancano
cibo e farmaci, sottolinea la sindaca, per la mancanza di vaccini è tornata la poliomielite. Senza gli scambi
con la Siria anche l'economia di
Nusaybin è in crisi e tante piccole attività sono state costrette a chiudere.
Ayse Gokkan , durante il suo mandato, ha cercato di battersi
per migliorare le condizioni dei suoi concittadini , non si ricandiderà per le
immineti elezioni, ma la sua lotta
continuerà , nonostante i 150 procedimenti penali a suo carico.
23 marzo
Di buon mattino partiamo per Lice , cuore della lotta
partigiana, infatti in un
villaggio di questa municipalità c'è Fis, dove si è costituito il PKK.
Incontriamo la giovanissima candidata sindaco Rezan Zuguli , ha 25 anni ,
bellissima e combattiva” Il cuore del Kurdistan è Amed, il cuore di Amed è Lice” così ci dice accogliendoci. Il
governo centrale non fa nulla per migliorare le condizioni della municipalità,
per cui sono stati fatti piccoli progetti , portati avanti dalla popolazione.
Molti villaggi non hanno ancora acqua potabile e luce . Prima, negli anni '80
c'erano 56 villaggi, i militari , in quel periodo , ne hanno distrutto 49 ,
ma dal 2007 diverse famiglie tornano alle loro case distrutte e le
ricostruiscono , ma i problemi ci sono e sono molto pesanti se si pensa che
oggi ci sono a Lice 16000 abitanti e 10000 militari. Qui la filosofia di Apo è
viva più che mai ,soprattutto per quanto riguarda le donne e l'ambiente.
Ci spostiamo di pochi chilometri per andare a visitare il
Cimitero dei Martiri , costruito nel
2013 dalla municipalità con l'aiuto di privati. Una spianata con 200 tombe,
bianche , piene di fiori e rosmarino, su ogni lapide è scritto il nome e la data di morte, un memoriale raccoglie le
foto dei martiri , vicino sorgerà una moschea . All'entrata sventolano le bandiere di Ocalan, e del Kurdistan, con orgoglio ci dicono che è bello vedere la bandiera di
Apo sventolare in terra turca.
Infine andiamo in
alcuni villaggi distrutti, Sisè, dove c'erano 250 case, ora ne rimagono 3
Ci fermiamo in un
altro villaggio, ricostruito dagli abitanti
, non c'è acqua potabile e la luce è garantita per qualche ora.
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venerdì 21 marzo 2014
Newroz ed elezioni 2014
20 marzo: 3 incontri hanno caratterizzato la nostra seconda giornata.
Il
primo con Serdar Celebi, vice presidente dell'IHD. Le violazioni dei
Diritti Umani nei confronti della popolazione Kurda rimangono continue e
pressanti; ci concentriamo sulle condizioni carcerarie: 600 sono i
detenuti politici gravemente malati nell'area di Amed, di cui 202
gravissimi per i quali la permanenza in carcere li condannerebbe a morte
sicura, ma le autorità preposte non prendono alcuna decisione. A loro
sono anche negate le cure necessarie. Ultimamente ci sono state diverse
denunce di detenzioni di minori nelle carceri per adulti: nessun
provvedimento è stato preso. Da circa 7 mesi i detenuti politici vengono
trasferiti in carceri lontanissime dal luogo in cui vivono le famiglie.
Il
secondo incontro è stato con le madri della pace: ci accolgono con i
loro veli bianchi, ci raccontano le loro storie di dolore con una grande
dignità, di chi sa di aver scelto la pace e la giustizia e di averla
insegnata ai propri figli.
Condividono gli stessi dolori, le
stesse ingiustizie e per questo si sentono più forti ed in grado di
continuare a chiedere verità e giustizia per i propri figli e pace per
il Kurdistan.
L'ultimo incontro è con Vechi Aydogan e Fatma
Esmer di Goc Der. L'argomento sono i villaggi, più di 4000, distrutti
scientemente dai militari turchi con l'aiuto dei guardiani di villaggio,
negli anni '90.
Gli sfollati che hanno perso tutto e vivono
anche oggi in condizioni di povertà nelle periferie delle città, non
hanno mai smesso di chiedere giustizia. Si sono appellati ai tribunali
turchi e a quello dell'Aia, invano. Non sperano più in nessuno se non in
loro stessi. Chiedono di poter tornare nelle loro case e che le loto
terre diano liberate dalle mine antiuomo. Una legge turca,
antiterrorismo, colpevolizza addirittura gli abitanti stessi dei
villaggi distrutti in quanto conniventi, secondo il governo, con i
partigiani del PKK.
21 marzo
Azadì
Ochalan, azadì Kurdistan: questo è il messaggio del Newroz più numeroso e
festoso del Kurdistan. Certamente più di un milione di persone
scandivano slogan, cantavano, ballavano, sventolavano bandiere di Apo e
Rojhava. Erano presenti delegazioni dal Kurdistan Iracheno, Iraniano e
dalla regione autonoma del Kurdistan siriano, dall'Europa e dalla
Bolivia.
Il messaggio di Ochalan si può sintetizzare così:
"sappiamo che la Turchia non ha fatto nulla per il processo di pace,
certamente il cammino verso la pace è lungo e difficoltoso, forse
occorre dare più tempo per attendere una risposta, comunque condividerò
tutto ciò che i Kurdi, le Kurde e il PKK decideranno".
Il
testo integrale verrà inviato e tradotto nel più breve tempo possibile;
anche noi, seppur presenti, non abbiamo capito completamente la lettera
di Apo perché mancava la traduzione in Inglese.
Ieri,
con una legge emessa in poche ore, il governo turco ha chiuso Twitter
violando il diritto di libertà di espressione e accesso all'informazione
di tutta una nazione.
Per il gruppo Amed
Nelly e Caterina
mercoledì 19 marzo 2014
Prima giornata della delegazione ad Amed
La nostra prima giornata in Kurdistan è stata particolarmente intensa; dopo aver incontrato i giovani del MKM Dicle Firat e i cantastorie nella casa dei Deng Bej, che mantengono viva la cultura e le tradizioni Curde, siamo andati al parco Hewwsel, la Gezy Park di AMED.
Un gruppo di studenti presidia una immensa distesa di
prati e boschi per impedire la costruzione di condomini, abitazioni e
supermercati.
Il presidio dura da 20 giorni col sostegno del BDP e dei
movimenti ecologisti Kurdi. La presenza dei militari è concreta, sopra
di noi infatti volava un elicottero militare e autoblindo presidiano
gli accessi.
Un altro incontro interessante è stato con DOHK,
il movimento di liberazione delle donne che si battono per il rispetto
dei diritti delle donne e contro la violenza di genere.
È una
lotta particolarmente difficile perché devono scontrarsi col maschilismo
delle forze dell'ordine, dei giudici, degli imam. Un'altra piaga è il
matrimonio combinato: ragazze giovanissime, spesso minorenni, vengono
vendute dalle famiglie a uomini ben più vecchi di loro; oppure vengono
ufficiati dagli imam matrimoni tra minorenni.
Concludiamo la
giornata con la visita della sede del BDP di Baglar, dove condividiamo
il clima festoso dei membri del partito che si augurano di vincere le
elezioni in tutte e 5 le municipalità.
Per il gruppo AMED
Caterina e Nelly
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Newroz 2014
Ieri, 18 marzo 2014 è partita la delegazione italiana che seguirà i festeggiamenti del Newroz 2014 nel Kurdistan turco e come ogni la seguiremo e raconteremo in diretta da questo blog.
domenica 12 maggio 2013
Turchia, il Pkk si ritira in Iraq : Duemila guerriglieri in viaggio
I posti di blocco alla frontiera
resi permeabili agli uomini che hanno combattuto per
l’indipendenza dei curdi. Promesso oltre confine l’inserimento
nella società
marta ottaviani
La Turchia da oggi inizia a sperare, tenendo nello stesso
momento il fiato sospeso. Dalla mezzanotte le prime cellule del
Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, hanno iniziato a
lasciare il suolo della Mezzaluna, in quello che dovrebbe essere
il primo passo verso la fine della lotta armata. Sono circa 2000
i guerriglieri che nei prossimi 3-4 mesi passeranno la
frontiera, riparando in Nord Iraq, dove si trovano i campi più
importanti del Pkk e dove il presidente della Regione Autonoma
Curda, Massoud Barzani, di concerto con il governo di Ankara, è
pronto ad accoglierli, offrendo loro una nuova vita e
possibilità di inserimento nella società.
Stando a quanto riporta il quotidiano filogovernativo Sabah,
nelle ultime ore sono arrivati nel sud est del Paese medici che
parlano in curdo, i posti di blocco sulla frontiera sono stati
allentati e i guardiani del villaggio, gente di etnia curda,
incaricata dallo stato turco di controllare il territorio, sta
lentamente vedendo diminuiti i loro margini di azione. Il
quotidiano Milliyet scrive che il ritiro è già iniziato da 48
ore ma non sarebbe stato detto nulla per limitare al massimo gli
incidenti e i rischi. I primi a muoversi sarebbero stati i 40
militanti che stazionavano sul Mar Nero, uno dei luoghi meno
congeniali all’organizzazione separatista, vista la forte
componente nazionalista della regione. Per agevolare le
operazioni, il governo avrebbe anche disattivato i droni puntati
sul confine con il Nord Iraq. L’agenzia Firat news, vicina al
Pkk, parla di ritiro pianificato e ordinato.
Il processo ha preso avvio ufficialmente lo scorso 21 marzo,
quando in occasione del Nevruz, il capodanno curdo, Abdullah
Ocalan, fondatore del Pkk e detenuto sull’isola di Imrali, aveva
chiesto all’organizzazione di abbandonare la lotta armata e
ritirarsi. L’appello è arrivato dopo tre mesi di negoziati con
il governo turco, dove “Apo” sta agendo da mediatore e il cui
punto principale sarebbe la fine della lotta armata in cambio
dei riconoscimenti costituzionali che la minoranza attende da
decenni.
Per cantare vittoria, è decisamente troppo presto. Il Bdp il
partito curdo in parlamento, ha accusato il governo
islamico-moderato guidato da Recep Tayyip Erdogan di aver
compiuto alcune operazioni militari nei giorni scorsi che
rischiano di minare l’intero processo. Dall’altra parte il
premier Erdogan ha criticato le modalità con le quali
l’organizzazione sta gestendo il ritiro dalla Turchia, in
particolare l’annuncio della data ufficiale di inizio delle
operazioni. “L’annuncio della data – ha detto Erdogan ieri
durante il discorso al suo gruppo parlamentare – è sbagliato.
Voglio dire, se tu hai intenzione di fare una cosa, non c’è
bisogno di annunciare la data precisa. Il punto principale è
deporre le armi e andarsene”. Il primo ministro si riferiva alla
conferenza organizzata dal Pkk lo scorso 25 aprile e che ha
polarizzato tutta l’attenzione del processo sull’organizzazione
e non sugli sforzi del premier.
Il Partito curdo è preoccupato e teme operazioni militari
contro i guerriglieri sulla strada del ritiro. “Considereremo il
governo responsabile di ogni operazione militare” ha detto
Gultan Kisanak, co-segretario del Bdp.
La situazione interna del Paese non è certo più tranquilla.
Gruppi di nazionalisti rappresentano una minaccia costante per
la sicurezza interna, soprattutto nel sud-est del Paese, dove la
minoranza curda è più numerosa. I sondaggi mostrano l’Akp, il
Partito islamico-moderato per la Giustizia e lo Sviluppo guidato
da Erdogan, in calo sensibile dei consensi proprio a causa della
trattativa.
C’è poi il problema, enorme, della nuova costituzione.
L’opposizione laica e quella nazionalista hanno abbandonato i
lavori in segno di protesta nei confronti della trattativa e
contrari al progetto di riforma presidenzialista di Erdogan, che
l’anno prossimo ambisce a diventare capo dello Stato con super
poteri. Il premier è in un momento di difficoltà e rischia di
vedere sfumare i suoi sogni di gloria. Proprio ieri i giornali
riportano le dichiarazioni di Abdullah Gul attuale Capo di
Stato, sempre più in rotta di collisione con il primo ministro e
suo possibile avversario alle prossime presidenziali, che si
rammaricava per il nulla di fatto a cui sono arrivati i lavori
sulla bozza fino a questo momento. Un messaggio chiaro per
Erdogan: la trattativa con i curdi, che doveva rappresentare il
suo capolavoro politico, rischia di ritorcersi contro. E il
premier, in previsione delle elezioni politiche, presidenziali e
amministrative ha assolutamente bisogno di tornare con gli
indici di popolarità ai massimi livelli.
Fonte: la Stampa ,08/05/2013
domenica 14 aprile 2013
Il Newroz della Speranza
E' scaricabile in formato pdf il Report redatto dalla delegazione italiana che ha assistito al Newroz 2013, e ha visitato alcune zone del Kurdistan turco.
venerdì 29 marzo 2013
Continua la criminalizzazione dei Kurdi in Europa
Yılmaz Orkan, vice-Presidente del KON-KURD (Confederazione delle Associazioni Kurde in Europa) e membro del KNK (Congresso Nazionale Kurdo)
è stato arrestato questa mattina in Belgio, all’aereoporto di Bruxelles, dove si accingeva a salire a bordo di un volo per Tunisi. Orkan era diretto in Tunisia per partecipare al World Social Forum ma è stato fermato in base ad un mandato emesso dalla Spagna, in relazione all’ultima operazione politica contro i Kurdi che ha portato all’arresto di 6 di loro in Spagna e 17 in Francia lo scorso 6 Febbraio.
Condanniamo con forza l’ennesima azione di criminalizzazione dei Kurdi in Europa, che ha preso di mira ancora una volta un rappresentante politico, membro del KNK, dopo quanto accaduto ad Adem Uzun lo scorso Ottobre.
Chiediamo alle autorità belghe l’immediato rilascio di Yılmaz Orkan.
UIKI Onlus - 26 Marzo 2013
Condanniamo con forza l’ennesima azione di criminalizzazione dei Kurdi in Europa, che ha preso di mira ancora una volta un rappresentante politico, membro del KNK, dopo quanto accaduto ad Adem Uzun lo scorso Ottobre.
Chiediamo alle autorità belghe l’immediato rilascio di Yılmaz Orkan.
UIKI Onlus - 26 Marzo 2013
martedì 26 marzo 2013
Dichiarazione di Ocalan al Newroz
Saluto il Newroz di libertà degli oppressi.
Saluto il popolo del Medio Oriente e
dell'Asia Centrale che celebra questo giorno di risveglio,
rinascita e rigenerazione del Newroz con straordinaria
partecipazione e unità.
Saluto tutti i popoli che celebrano
il Newroz, questo giorno luminoso che marca il punto di svolta
di una nuova era, con grande entusiasmo e tolleranza
democratica.
Saluto tutti coloro che percorrono
il lungo percorso per i diritti democratici, la libertà e
l'uguaglianza
Saluto uno fra i popoli più antichi
delle terre sacre di Mesopotamia e Anatolia, dove sono nate
l'agricoltura e le prime civilizzazioni, ai piedi dei Monti
Tauros e Zagros fino alle rive dei fiumi Eufrate e Tigri. Saluto
il popolo curdo.
I curdi hanno contribuito a questa
civiltà millenaria in amicizia e accordo con le diverse razze,
religioni, fedi e noi tutti l'abbiamo costruita insieme. Per
i curdi le acque del Tigri e dell'Eufrate sono sorelle delle
acque di Sakarya [fiume che scorre nella regione di Marmara, in
Turchia] e Maritsa [fiume che scorre fra Bulgaria, Turchia e
Grecia, chiamato anche Evros]. I monti Ararat e Cudi sono amici
dei monti Kaìkars [catena montuosa che si erge sul Mar Nero] e
Erciyes [vulcano localizzato nella regione della Cappadocia].
Govend e delilo [balli curdi], sono nella stessa famiglia di
Horon [danza del Mar Nero] e Zeybek [danza dell'Egeo].
Queste grandi civiltà , queste
comunità che sono coesistite sempre, sono state più di recente
messe in competizione tra loro da pressioni politiche,
interventi esterni e interessi particolaristici. Con il
risultato di aver costruito sistemi che non si basano sui
diritti, lâuguaglianza e la libertà .
Negli ultimi duecento anni le
conquiste militari, gli interventi imperialisti occidentali,
così come la repressione e le politiche di rifiuto hanno
provato a sottomettere le comunità arabe, turche, persiane e
curde al potere degli stati nazionali, ai loro confini
immaginari e ai loro problemi artificiali.
Lâera dei regimi di sfruttamento,
repressione e negazione è finita. I popoli del Medio Oriente e
quelli dellâAsia centrale si stanno risvegliando. Stanno
tornando alle loro radici. Chiedono di fermare le guerre e i
conflitti intestini.
Con il fuoco del Newroz nel cuore,
migliaia, milioni di persone si riversano nelle piazze per
chiedere la pace, la libertà e la ricerca di una soluzione.
Questa lotta, che è cominciata come
la mia ribellione individuale contro lâignoranza, la
disperazione e la schiavitù in cui ero nato, ha provato a
creare una nuova coscienza, una nuova comprensione e un nuovo
spirito. Oggi vedo che i nostri sforzi hanno raggiunto un nuovo
livello.
La nostra lotta non è stata e non
potrà mai essere contro una determinata razza, religione, setta
o gruppo. La nostra lotta è contro la repressione,
l'ignoranza e l'ingiustizia, contro il sottosviluppo imposto
e contro ogni forma di oppressione.
Oggi ci stiamo risvegliando verso
una nuova Turchia e un nuovo Medio Oriente.
Ai giovani che hanno accolto il mio
invito, alle donne che hanno dato ascolto alla mia chiamata,
agli amici che hanno accolto il mio discorso e a tutte le
persone che possono sentire la mia voce:
Oggi comincia una nuova era.
Il periodo della lotta armata sta
finendo, e si apre la porta alla politica democratica. Stiamo
iniziando un processo incentrato sugli aspetti politici, sociali
ed economici; cresce la comprensione basata sui diritti
democratici, la libertà e l'uguaglianza.
Abbiamo sacrificato gran parte della
nostra vita per il popolo curdo, abbiamo pagato un prezzo molto
alto. Nessuno di questi sacrifici, nessuna delle nostre lotte, è stato vano. Grazie a questo, il popolo curdo ha conquistato
ancora una volta la propria identità e le proprie radici.
Siamo ora giunti al punto in cui "le armi devono tacere e lasciare che parlino le idee e la
politica". Il paradigma modernista che ci ha ignorato, escluso
e negato è stato raso al suolo. Che si tratti del sangue di un
turco, un curdo, un circasso o un laz è il sangue versato
scorre da ogni essere umano e dal ventre di questa terra.
Davanti ai milioni di persone che
ascoltano la mia chiamata, io dico che una nuova era ha inizio,
un'era in cui la politica prevarrà sulle armi. E' tempo di
ritirare le nostre forze armate al di fuori dei confini.
Credo che tutti coloro che credono
in questa lotta e hanno fiducia in me si rendano conto dei
possibili pericoli insiti nel processo.
Questa non è la fine, ma un nuovo
inizio. Non si tratta di abbandonare la lotta, ma di cominciarne
una nuova e diversa.
La creazione di aree geografiche "pure" basate sull'etnicità e mono-nazionali è una
fabbricazione disumana della modernità che nega le nostre
radici e le nostre origini.
Una grande responsabilità ricade su
tutti noi per costruire un paese giusto, libero e democratico di
tutti i popoli e le culture, che si addica alla storia del
Kurdistan e dell'Anatolia. In questa occasione del Newroz
invito gli armeni, i turcomanni, gli assiri, gli arabi e tutti
gli altri popoli così come i curdi a rispettare la fiamma della
libertà e dell'uguaglianza è il fuoco che si accende qui
oggi e abbracciarla come propria.
Al rispettabile popolo della
Turchia;
Il popolo turco che vive in quella
che viene chiamata oggi Turchia è l'antica Anatolia â
dovrebbe riconoscere che la millenaria vita in comune con i
curdi, sotto la bandiera dell'Islàm, si basa su principi di
amicizia e di solidarietà . Tra le regole dellâamicizia non ci
dovrebbe essere spazio per la conquista, la negazione, il
rifiuto, lâassimilazione forzata, lâannientamento.
Le politiche repressive,
assimilazioniste e di annichilimento del secolo scorso, basate
sulla modernità capitalistica, rappresentano gli sforzi di una
classe dirigente per negare una lunga storia di amicizia. Non
rappresentano la volontà del popolo. E' ormai chiaro che
questo giogo tirannico contraddice sia la storia sia le regole
dell'amicizia. Per lasciare alle spalle quel passato
deplorevole, invito le due principali forze del Medio Oriente a
costruire una modernità democratica che si addica alla nostra
cultura e civiltà .
à giunto il tempo per le
controversie, i conflitti e lâinimicizia di cedere il passo ad
alleanza, unità , perdono e abbraccio reciproco.
I turchi e curdi che sono caduti
come martiri insieme a Ãanakkale [battaglia della prima guerra
mondiale avvenuta nel 1915, nota anche come battaglia di
Gallipoli o dei Dardanelli] sono passati insieme anche
attraverso la guerra di indipendenza, e insieme hanno aperto il
parlamento del 1920.
Il nostro passato comune è una
realtà che ci impone di creare un futuro comune. Oggi lo
spirito sul quale è stata fondata l'Assemblea turca ci apre
la via per la nuova era.
Faccio appello a tutti i
rappresentanti delle società , delle culture e dei popoli
oppressi, e soprattutto alle donne, la più oppressa fra le
classi; ai gruppi religiosi e alle culture marginalizzate e
escluse; alla classe operaia e tutte le classi subordinate, a
tutti coloro che sono stati esclusi dal sistema a prendere il
proprio giusto posto nella modernità democratica e ad
acquisirne la mentalità .
Il Medio Oriente e l'Asia centrale
sono alla ricerca di una modernità contemporanea e di un
ordinamento democratico che si addica alla loro storia. Un nuovo
modello in cui tutti possano convivere pacificamente e
amichevolmente è diventato un bisogno oggettivo come il bisogno
di pane e acqua. Inevitabilmente, ancora una volta, la geografia
e la cultura di Anatolia e Mesopotamia ci sono di guida per
costruire un tale modello.
Stiamo vivendo una versione più
attuale, più complicata e più intensa della Guerra
d'Indipendenza che si è sviluppata nel quadro del Patto
Nazionale [del 1920].
Nonostante tutti gli errori, gli
ostacoli e i fallimenti degli ultimi novantâanni, ancora una
volta stiamo cercando di costruire un modello di società con
tutti i popoli, le classi e le culture che sono state vittime e
hanno sofferto a causa di terribili disastri. Chiedo a tutti voi
di fare passi in avanti e contribuire al raggiungimento di
unâorganizzazione sociale egualitaria, libera e democratica.
Invito curdi, turcomanni, assiri e
arabi che sono stati separati nonostante il Patto Nazionale, e
sono stati attualmente condannati a convivere con gravi problemi
e in conflitto tra loro all'interno delle repubbliche siriana
e araba irachena, ad avviare discussioni, e a riconsiderare e a
prendere nuove decisioni sulla loro realtà presente in un "Conferenza Nazionale di Solidarietà e di Pace".
L'ampiezza e la completezza del
concetto di "NOI" ha un posto importante nella storia di
questa terra. Ma nelle mani di ristrette Elites dominanti, il "NOI" è stata ridotto a "UNO". E' il momento di dare
al concetto di "NOI" il suo spirito originario e di metterlo
in pratica.
Dobbiamo unirci contro chi ci vuole
dividere e farci combattere lâuno contro lâaltro. Dobbiamo
unirci contro coloro che vogliono separarci.
Coloro che non riescono a
comprendere lo spirito dei tempi finiranno nella pattumiera
della storia. Coloro che resistono alla corrente cadranno
nell'abisso.
I popoli della regione sono
testimoni di una nuova alba. I popoli del Medio Oriente sono
stanchi di inimicizia, conflitti e guerra. Vogliono rinascere
dalle proprie radici e di stare in piedi fianco a fianco.
Il Newroz è un faro per tutti noi.
Le verità nei messaggi di Mosè,
Gesù e Mohammad vengono rivitalizzate oggi secondo le nuove
tendenze. Le persone stanno cercando di recuperare ciò che
hanno perso.
Non neghiamo i valori della
contemporanea civiltà dell'Occidente nel suo complesso.
Raccogliamo infatti i valori dellâIlluminismo,
lâuguaglianza, la libertà e la democrazia, e per attuarli ne
facciamo una sintesi con i nostri valori esistenziali e i
nostri modi di vita.
La base della nuova lotta sono i
pensieri, lâideologia e le politiche democratiche, e
l'essere in grado di avviare un grande balzo in avanti
democratico.
Saluto tutti coloro che hanno
contribuito a questo processo e lo hanno rafforzato, e a tutti
coloro che hanno sostenuto la soluzione pacifica e democratica!
Saluto tutti coloro che si assumono
la responsabilità per l'uguaglianza, la fratellanza dei
popoli e la libertà democratica!
Viva il Newroz, viva l'amicizia
fra i popoli!
Prigione di Imralì, 21 Marzo 2013
Abdullah Ocalan
[Traduzione dal turco: Iniziativa
internazionale "Libertà per Abdullah Ocalan - Pace in
Kurdistan"; traduzione in italiano a cura della redazione di www.retekurdistan.it]
sabato 23 marzo 2013
Report dal Kurdistan - 3^ giorno della delegazione
21 Marzo 2013
Un Newroz storico
Come prima impressione, vorremmo rimarcare l'ottima gestione del BDP (Partito della
democrazia e della pace, filo kurdo) dell'evento cui hanno partecipato più di un milione
di persone.
Siamo stati accompagnati all'enorme spianata dove si svolge il Newroz con un autobus
dell'organizzazione, ci sono stati consegnati i pass nominali pre-compilati ed abbiamo
potuto accedere alla tribuna degli ospiti e delle autorità, insieme ad altre delegazioni
internazionali.
Il servizio di traduzione simultanea ci ha permesso di seguire i vari
interventi che si sono succeduti in alternanza a musica dal vivo. L'apice è giunto alla
lettura del messaggio del presidente Ocalan da parte di due parlamentari del BDP (Sirri
Suheya, Pelin Buldan) prima in kurdo e poi in turco. In una piazza silenziosa e attenta
abbiamo seguito il momento storico con grande emozione.
Dopo i saluti e auguri iniziali, il Presidente ha dettato le parole chiave di quello che
può essere l'inizio di un cambiamento epocale: "Abbiamo pagato prezzi pesanti ma ora è il
momento di lasciare le armi e di alzare la dialettica. Non si tratta di abbandonare la
lotta, è una nuova lotta. E' un nuovo modello, sistema, un nuovo ordine, una nuova lotta
fatta di opinioni, ideologia, esperienza democratica".
Il messaggio di pace che viene offerto è: ritiro dei guerriglieri fuori dai confini
turchi, nel kurdistan iracheno e completo abbandono della lotta armata.
Come è stato sottolineato da diversi deputati, questa offerta di pace non può avere corso
se non ci saranno reali contropartite da parte del governo Turco in maniera chiara,
importante, responsabile.
Il capo militare del PKK Karaylan ha già confermato che sarà recepito l'invito del
Presidente di ritirarsi, in attesa di indicazioni che si spera nasceranno da questo nuovo
processo di pace.
Solo i prossimi mesi ci faranno capire la volontà turca di ottenere un pace duratura e
definitiva, coerentemente alla richiesta principale espressa dallo slogan di questo Newroz
2013: "Ocalan libero, status per i kurdi".
Il giorno precedente al Newroz abbiamo visitato la sede di Urfa dell'associazione ISAN
HAKLANI DERNEGI, che lavora nell'ambito della difesa dei diritti umani dal 1986. Il
presidente dell'IHD di Urfa (7 mesi di carcere sulle spalle) ci ha illustrato la
situazione generale rispetto alle violazioni dei diritti umani e sulla situazione
carceraria in Turchia e nella zona di Urfa.
Negli ultimi 3 anni sono 100.000 le persone
inquisite in Turchia per sospetta vicinanza al PKK (processo KCK), 10.000 di queste sono
ancora in carcere. Dal 1994 sono 7.500 gli scomparsi di cui 300 ad Urfa. Numerose fosse
comuni sono state trovate anche in questa zona ma l'identificazione viene eseguita dalle
autorità che ostacolano l'accertamento dell'identità.
Attualmente ci sono 250 persone di Urfa in prigione di cui 50 donne.
L'anno scorso 30 detenuti si son dati fuoco per protesta nel carcere di Urfa e sono morti
in quanto non vi è stato alcun intervento da parte dei secondini che son rimasti a
guardare.
In generale le proteste collettive non hanno sortito alcun effetto.
Le carceri sono sovraffollate: in celle che possono ospitare dalle 4 alle 6 persone
vengono stipati fino a 20 detenuti. Un ulteriore problema è l'accesso alle cure mediche
che vengono erogate in maniera tardiva ed inadeguata, anche in casi di estrema urgenza.
Il presidente dell'IHD ci ha inoltre spiegato che il governo esercita il suo controllo
anche sull'università, favorendo gli studenti che fanno attività politica gradita, e
ostacolando in diversi modi coloro che esprimono dissenso. Giungono a fare pressioni alle
famiglie con figli attivisti: telefonano persino a casa delle famiglie.
Un altro problema nella zona è la questione femminile: in un contesto fortemente
patriarcale sono ancora molti i delitti d'onore tollerati e frequenti i matrimoni
combinati anche con minorenni.
Nella zona la disoccupazione inoltre raggiunge il 40%.
mercoledì 20 marzo 2013
Intervista ad Antonio Olivieri
E' presente su YouTube un'intervista ad Antonio Olivieri, presidente dell'Associazione "Verso il Kurdistan" e respinto pochi giorni fa alla forntiera turca presso l'aeroporto di Istanbul. Antonio racconta la sua recente esperienza culminata con il respingimento e spiega il perchè dell'impegno della sua associazione in Kurdistan e il perchè della presenza di tante delegazioni di osservatori europei in Kurdistan turco.
Report dal Kurdistan: 2^ giorno della Delegazione
19 Marzo, Urfa
Decine di migliaia di persone hanno affollato la spianata del Newroz di Urfa. Siamo
entrati dopo le solite perquisizioni che la polizia impone a ogni persona che voglia
accedere nel perimetro recintato da filo spinato che delimita la zona dedicata ai
festeggiamenti.
Sul palco si sono alternati diversi gruppi musicali kurdi a interventi dei leader politici
kurdi tra cui la co-presidente del BDP Gulten Kisanak, il deputato di Urfa İbrahim Binici,
ed i fratelli del Presidente del Consiglio Esecutivo del KCK Murat Karayılan.
La nostra delegazione è stata invitata salire sul palco. Forte è stata l'emozione per
l'entusiastica risposta della folla a seguito del nostro intervento concluso con una
breve poesia.
Il momento più intenso è stato tuttavia l'incontro con Mehmet, fratello del
Presidente Abdullah Ocalan.
Per tutta la durata del Newroz la polizia che circondava l'intero perimetro ha continuato
a fotografare e filmare, ciononostante molti partecipanti innalzavano foto del Presidente e
bandiere del PKK tutti a volto scoperto rischiando torture e anni di carcere.
Un grande
striscione è stato innalzato sul palco: "Libertà per Ocalan , status per i kurdi" che
rappresenta lo slogan del Newroz 2013.
Verso le 16 la folla ha cominciato a defluire pacificamente mentre la polizia si teneva a
distanza senza provocazioni, contrariamente a quanto avvenuto l'anno passato.
martedì 19 marzo 2013
Report dal Kurdistan: 1^ giorno della Delegazione
Urfa - 18/3/13
La nostra delegazione di 12 italiani, singoli e appartenenti a diversi associazioni, è giunta il 17 sera ad Amed (Dyarbakyr).
Appena arrivati abbiamo ricevuto la notizia della brutale esplusione di Antonio Olivieri, presidente della Associazione
"Verso il Kurdistan". Ci ha rassicurato il sentire telefonicamente lui, l'ambasciata italiana e la Farnesina. Colpendo lui si
è voluto colpire tutta la rete di solidarietà che da anni lega tutti noi al popolo kurdo.
Il giorno seguente (oggi) siamo partiti per
Ceylanpinar, cittadina a ridosso del confine siriano. Il sindaco Ismail Arslan ci ha illustrato i tanti problemi di una città
che subisce direttamente gli effetti del vicino conflitto. La popolazione originaria è composta da 50.000 persone dislocate
tra il centro urbano e 22 villaggi circostanti, ma attualmente sono stati accolti 20.000 profughi in un campo privo di ogni
assistenza internazionale, impediti ad uscire e in pratica abbandonati a loro stessi. Altri 8.000 sono stati accolti dalle
famiglie kurde di Ceylanpinar nelle loro case.
In tutta la zona di confine sono presenti circa 300.000 profughi di cui solo
160.000 sono ufficialmente riconosciuti dal governo turco. Dalla parte siriana sono presenti circa 5.000.000 di kurdi, 300.000
dei quali sono privi di passaporto.
All'inizio delle ostilità i kurdi erano divisi e diversi miliziani anti-Assad entravano
in Siria favoriti dal governo turco fino a quando l'organizzazione delle forze popolari kurde sotto la sigla PYD è riuscita a
respingerli costringendo il governo turco ad accettare un protocollo di intesa di 11 punti. Molto sospetta la data della
realizzazione del campo che risulta essere stato allestito poco tempo prima dell'"insurrezione siriana".
Il sindaco ci ha illustrato un aspetto particolarmente allarmante dell'economia locale che si basa sull'agricoltura: tutti i
terreni - coltivati con tecnologie avanzate - appartengono al governo turco, che dando lavoro a una moltitudine di contadini
di fatto li rende ricattabili.
La città è rifiorita da quando nel 2004 il BDP (unico partito filo kurdo legalmente riconosciuto)ha vinto le elezioni
amministrative e si è dedicato alla sistemazione delle infrastrutture fondamentali della città: strade, fognature,
illuminazione. Da quella data tutte le risorse economiche sono state investite nella città mentre nelle amministrazioni
precedenti tutto veniva rubato. Abbiamo trovato infatti una Ceylanpinar in ordine nonostante gli 8 giorni di bombardamenti che
ha subito all'inizio del conflitto.
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domenica 17 marzo 2013
Antonio Olivieri respinto alla frontiera
Comunicato Stampa:
La Turchia festeggia
il Newroz, il capodanno curdo, a modo suo: Antonio Olivieri
respinto alla frontiera
Sono passati solo pochi
giorni da quando a un altro italiano, Francesco Marilungo,
interessato alla cultura e alla lingua curda, è stato rifiutato
l'ingresso in Turchia; adesso è il turno di Antonio Olivieri, un
altro italiano, presidente dell'associazione Verso il
Kurdistan di Alessandria e parte della Rete Kurdistan
Italia, che da almeno quindici anni si reca in Kurdistan per
promuovere progetti concreti di amicizia fra diverse municipalità
kurde e le istituzioni e la società civile italiana.
All'arrivo
all'aeroporto Atatürk
di Istanbul, alle 18.45 circa di oggi, Olivieri è stato isolato
dagli altri membri della delegazione italiana che si sta recando
in Kurdistan per monitorare la situazione dei diritti umani; gli
sono stati ritirati i documenti, è stato perquisito e lasciato
senza acqua nè cibo in una stanzetta con altre sette persone
sottoposte presumibilmente a controlli in frontiera. Non è stato
possibile finora mettersi in contatto con l'ambasciata italiana,
nè è stata data finora a Olivieri una motivazione per il suo
trattenimento.
E' solo l'ultimo di una
lunga serie di respingimenti di italiani che seguono pacificamente
e con determinazione le vicende del popolo curdo: chiediamo al
Parlamento italiano appena insediatosi di attivarsi con urgenza
per verificare le condizioni del trattenimento e del respingimento
in frontiera di Antonio Olivieri e di rivedere i rapporti con la
Turchia, fino a quando questa violerà insieme ai diritti del
popolo kurdo anche i diritti di quei cittadini europei solidali
che si adoperano per la pace e la soluzione della questione kurda.
Roma, 17.03.2013
Info e contatti: Rete Kurdistan in
Italia info@retekurdistan.it
Antonio Olivieri sarà rimpatriato domani mattina 18.03.2013 alle ore 10.
Antonio Olivieri sarà rimpatriato domani mattina 18.03.2013 alle ore 10.
martedì 12 marzo 2013
il Newroz di quest’anno è d’importanza storica
I co-Presidenti del Congresso
della Società Democratica (DTK) Ahmet Türk ed Aysel Tuğluk e
quelli del Partito della Pace e della Democrazia (BDP)
Selahattin Demirtaş e Gültan Kışanak hanno tenuto una conferenza
stampa presso la sede del DTK a Diyarbakır sulle celebrazioni
del Newroz che avverranno quest’anno nel Kurdistan
Settentrionale ed in Turchia.
Effettuando il primo intervento,
Ahmet Türk ha affermato che il Newroz di quest’anno del 21 Marzo
sarà celebrato in massa dal popolo kurdo, dalle organizzazioni
non-governative, dal BDP e dal DTK. Ha sottolineato che il
Newroz sarà celebrato in 42 città e 130 località centrali; il
popolo kurdo esprimerà le sue richieste per la pace e la libertà
del sig. Öcalan durante il Newroz, considerato quest’anno come
l’inizio di un nuovo periodo e della rivolta degli oppressi.
Riferendosi alle celebrazioni ad
Amed, Türk ha affermato che sono state invitate a partecipare
1950 persone, partiti ed istituzioni. Ha infine concluso il suo
intervento invitando tutto il popolo kurdo a scendere in strada
nelle zone in cui sarà tenuto il Newroz ed a partecipare al
corteo per la libertà.
Intervenendo in seguito, Aysel
Tuğluk ha affermato che il Newroz di quest’anno avrà un
significato storico per il fatto di coincidere con il processo
di dialogo con il leader kurdo per una soluzione democratica e
pacifica della questione kurda. La Tuğluk ha sottolineato che
questo processo storico condurrà alla determinazione del futuro
della Turchia e del popolo kurdo: “In qualità di istituzioni e
formazioni kurde democratiche, attribuiamo grande importanza al
processo in corso e continueremo a dare prova di responsabilità
ed a fornire il nostro contributo per garantire che questo
processo possa condurre ad una soluzione, alla democrazia ed
alla libertà. Questo Newroz è perció di grande importanza”.
La Tuğluk ha affermato che il
popolo kurdo scenderà in strada durante il giorno del Newroz per
chiedere il dialogo ed i negoziati in favore della questione
kurda, la libertà per Öcalan ed uno status politico per il
Kurdistan. “Continueremo a lavorare per la democrazia e per una
soluzione democratica”, ha aggiunto.
Riferendosi al rapporto
recentemente pubblicato dalla Sottocommissione parlamentare su
Uludere che sta indagando sul massacro di Roboski, ha affermato
che il DTK ed il BDP hanno richiesto il suo ritiro,
sottolineando che la pace non potrà essere stabilita finchè lo
Stato turco non affronterà il massacro di Roboski e le altre
uccisioni di massa e finchè non farà luce sui colpevoli, li
condurrà a giudizio e porgerà le sue scuse al popolo kurdo per
queste tragedie.
Intervenendo in seguito,
Selahattin Demirtaş ha osservato che il messaggio che Öcalan
dovrebbe inviare durante il Newroz di quest’anno determinerà la
strada del nuovo periodo.
Demirtaş ha sottolineato che
nell’attuale processo è importante essere in grado di discutere
tutti i problemi su una base democratica e politica, senza
guerra, massacri e scontri.
Intervenendo alla fine, Gültan
Kışanak ha invitato tutti coloro che si schierano in favore di
una soluzione e di un futuro democratico a scendere in strada il
giorno del Newroz per dare un contributo alla creazione della
pace.
ANF Amed
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