venerdì 10 agosto 2012

Intervista al sindaco di Şemdinli, Töre

8 Agosto 2012
Töre: “Gli scontri si stanno facendo più intensi in un´area di 20 km vicino alle montagne di Goman”
Mentre pesanti scontri continuano a Şemdinli (in provincia di Hakkari) dal 23 Luglio tra le Forze di Difesa del Popolo (HPG) e le Forze Armate Turche (TSK), ANF ha parlato con il sindaco del BDP (Partito della Pace e della Democrazia) di Şemdinli, Sedat Töre.
“Gli scontri –ha dichiarato il sindaco- si stanno facendo più intensi in un´area di 20 km, che va dalle montagne di Goman, ad 1 km dal centro del distretto di Şemdinli, fino al torrente Hacıbey, situato al confine tra la Turchia e l´Iraq”.
L´area degli scontri sta interessando il villaggio di Bağlar e le sue sei frazioni, così come quello di Günyazı, con i suoi tre quartieri. In questa zona, circa un migliaio di persone risiedono in 130 abitazioni.
Il primo cittadino sottolinea che gli scontri si sono fatti sempre più pesanti a partire dal 24 Luglio. “I media turchi – afferma il sindaco – hanno evitato di scrivere in proposito fino all´ottavo giorno, quando hanno riportato la situazione della regione ottenendo le informazioni da fonti alternative ed indipendenti che stavano seguendo gli avvenimenti dall´inizio”.
Il 30 Luglio ed il 1 Agosto l´ufficio del Governatore di Hakkari ha rilasciato due comunicati, in cui l´ampiezza e la gravità degli scontri e la situazione dei civili nella regione non erano riportati correttamente. “E´ stata segnalata esclusivamente la morte di due ufficiali di sicurezza e il ferimento di altri dieci”, ricorda il sindaco.
Ad ogni modo, gli scontri stanno coinvolgendo pesantemente i civili: “ 60 famiglie in 4 distinte frazioni hanno dovuto abbandonare le loro case il 1 Agosto. 31 di queste si sono dovute trasferire presso parenti, mentre le altre si sono dirette in altri villaggi, lontani dall´area degli scontri. Le quattro frazioni, Yiğitler, Çem, Zorgeçit e Güzelkaya, sono state completamente evacuate, a causa della mancanza di sicurezza per la popolazione e le proprietà e a causa dei bombardamenti aerei in corso nella regione”. L´organizzazione di distretto del BDP e la Municipalità di Şemdinli hanno da poco istituito un help desk per fornire alla popolazione il cibo, le medicine e tutto quello che può essere urgentemente necessario.
“C´è stata una continua interruzione di corrente nell´area degli scontri, chiusa al traffico dal 26 Luglio. A numerose delegazioni, inclusi i deputati Esan Canan ed Özdal Üçer, è stato impedito l´accesso nonostante i tentativi effettuati a tal proposito”.
L´agenzia Fırat News ha riportato che 5 guerriglieri delle HPG hanno perso la vita durante gli scontri; ad ogni modo queste morti non sono ancora state confermate da nessuna dichiarazione ufficiale, così come non è stata effettuata nessuna consegna di corpi ad alcun ospedale od istituto di medicina legale. Si ritiene quindi che i corpi dei 5 membri delle HPG siano ancora nell´area degli scontri.
“Ci sono altre serie conseguenze. Gli scontri stanno causando pesanti problemi alla natura, poiché numerosi boschi hanno subito incendi provocati dagli intensi bombardamenti casuali dell´esercito turco”.
Il sindaco esprime le sue preoccupazioni riguardo “alla modalità e alla portata dei bombardamenti da parte dell´esercito. Non possiamo escludere l´utilizzo di armi proibite; per esempio, non abbiamo modo di controllare se tutte le strade della regione siano state chiuse al traffico, i dettagli degli scontri vengono tenuti nascosti all´opinione pubblica e le forze di sicurezza stanno cercando di evacuare la popolazione della zona. Le persone che ancora ci vivono sono per lo più preoccupate riguardo alla possibilità d´utilizzo di armi proibite”.
Alla luce di tutto questo, il sindaco Sedat Töre ribadisce la “necessità da parte dell´opinione pubblica locale e straniera di chiedere la fine delle operazioni militari in corso”.
ANF / ANF NEWS AGENCY

martedì 7 agosto 2012

Appello alla solidarietà per i giornalisti kurdi arrestati

35 giornalisti kurdi verranno processati ad Istanbul il 10 settembre 2012.
98 giornalisti kurdi, reporters, autori e collaboratori di testate sono incarcerati nelle prigioni turche. La più grande operazione di detenzione degli ultimi anni ha avuto luogo il 20 Dicembre 2011. 44 giornalisti sono stati arrestati e dopo 4 giorni, il 24 Dicembre, altri 35 hanno subito lo stesso destino. Vengono mantenuti in custodia circa nove mesi prima di essere processati davanti ad un tribunale.
Il governo AKP ha perseguito una politica cieca nei confronti della questione kurda, attuando arresti di massa che hanno coinvolto circa ottomila persone, nell´ambito di un´operazione definita “KCK” (Unione delle Comunità Kurde). In numerose province sono stati tratti in custodia rappresentanti del BDP, delle organizzazioni della società civile, avvocati, giornalisti, sindacalisti, studenti.
Durante i raid eseguiti dalla polizia nelle redazioni giornalistiche sono stati sequestrati numerosi materiali. E´ stata inoltre anche impedita la diffusione del giornale Özgür Gündem.
Secondo le accuse del procuratore, le seguenti azioni sono considerate come “crimine organizzato” ed “attività terroristiche”:
           -notizie riguardanti il terremoto
          -notizie di ambito giudiziario
          -notizie su molestie sessuali all’interno delle Turkish Airlines (THY)
          -notizie riguardanti manifestazioni pubbliche
          -conversazioni telefoniche con il direttore di una testata o l´autore di una notizia
          -conversazioni telefoniche con l´autore di una notizia riguardo ai titoli di un giornale         
          -possesso di un tesserino giallo da giornalista (in Turchia si ottiene il tesserino giallo            
           solo dopo aver lavorato come giornalista per un minimo di un anno presso una testata       
           riconosciuta)
          -discussioni, commenti e recensioni riguardo al progresso dell´agenda politica turca        
          -possesso di un passaporto, viaggi all´estero
          -riscuotere le quote di iscrizione agli abbonamenti alle testate giornalistiche         
          -per quanto riguarda la Compagnia di Distribuzione Turkuvaz, che distribuisce tutti i giornali in Turchia, raccogliere i proventi delle vendite dai singoli venditori
 Risulta perciò chiaro che le accuse e gli arresti non sono legittimi. Tutti i giornalisti kurdi arrestati verranno processati con l´accusa di essere una minaccia per il governo e le modifiche anti-democratiche che ha apportato, quali le operazioni di arresti di massa, attacchi violenti alle manifestazioni, ecc.  
 Il BDP invita l´opinione pubblica internazionale, i giornalisti, gli attivisti per i diritti umani e i rappresentanti politici, alla solidarietà per i giornalisti kurdi, allo scopo di promuovere un paese più democratico.   

Se desideri partecipare al processo come osservatore, comunicacelo.
In caso di necessità, possiamo fornire un interprete durante il processo. Non esitare a contattarci.
 Contatti mail:
diplo.bdp@hotmail.com
bdp.brussels@skynet.be
diplomasi.bdp@hotmail.com

domenica 5 agosto 2012

Il PYD invita al sostegno e alla protezione dell’istituzione pacifica della regione kurdo-siriana autogovernata

In un comunicato stampa appena rilasciato, l´Ufficio Affari Esteri del Partito dell´Unione Democratica (PYD) invita al sostegno e alla protezione dell’istituzione pacifica della regione kurdo-siriana autogovernata.
"Le aree kurde in Siria, tranne la città di Qamishli, sono state recentemente liberate dal brutale regime di Assad e sono sotto il controllo kurdo”, dichiara il comunicato, aggiungendo che “il Partito dell’Unione Democratica (PYD), insieme agli altri partiti politici kurdi del Consiglio Nazionale Kurdo (KNC), ha congiuntamente deciso di proteggere e amministrare le nostre regioni. Questo accordo ha portato alla costituzione del Supremo Consiglio Kurdo, che si propone di proteggere le nostre legittime conquiste e consolidarle nella futura costituzione di una Siria libera e democratica”.  
Il comunicato ha anche precisato: “Questa regione kurda liberata potrebbe fungere da oasi sicura e da punto di partenza per tutti i rivoluzionari siriani che hanno lo scopo di liberare il loro paese; perciò quest’istituzione democratica deve essere considerata in qualità di collaboratore per la costruzione di una Siria libera, democratica e unita nelle sue pluralità”.
Questa istituzione pacifica, ha sottolineato il comunicato, “non dovrebbe essere considerata come una minaccia per la stabilità regionale e globale ma come un contributo costruttivo alla democrazia, alla pace e alla stabiltà dell’area”.  “I kurdi non sono separatisti e non hanno mai avuto intenzioni a tal riguardo. Ciò per dichiarare che il nostro obiettivo è autogovernare democraticamente le nostre regioni entro i confini geopolitici della Repubblica Siriana. La nostra missione è fare la nostra parte nella costruzione del futuro della Siria”.  
Concludendo la dichiarazione, il PYD ha affermato: "Crediamo che i kurdi siano parte integrante della stabilità e dell’ordine della regione. Comunque, poiché il futuro della Siria sembra cupo, il sostegno e la protezione dei kurdi siriani da parte della comunità internazionale è una necessità urgente”.
Ed è per questa ragione che il PYD "invita quindi le comunità regionali ed internazionali, quali le Nazioni Unite, l’Unione Europea e il mondo libero, con le loro responsabilità morali, a sostenere e a proteggere l’istituzione pacifica della regione kurdo-siriana autogovernata“.
ANF / NEWS DESK

Il sindaco di Siirt, Sadak, destituito dal suo incarico

2 Agosto 2012
Il Consiglio di stato turco ha approvato la sentenza di 10 mesi di carcere, comminata per un discorso pronunciato da Sadak nel 2006
Il sindaco di Siirt Selim Sadak, destituito dal suo incarico mercoledì, ha affermato che questa decisione è stata presa per impedire l´avanzata del BDP (Partito della Pace e della Democrazia) nella provincia di Siirt.   
Il sindaco Sadak è stato destituito dal suo incarico a seguito dell´approvazione della sentenza di dieci mesi di carcere che la Quinta Alta Corte Penale di Diyarbakır ha emesso nei suoi confronti nel 2008, a causa di un discorso pronunciato durante i funerali di un guerrigliero kurdo nel 2006. L´Ufficio del Pubblico Ministero di Diyarbakır aveva rinviato di sei mesi l´attuazione della pena detentiva su richiesta del sindaco, affermando che Sadak stava attualmente svolgendo il suo incarico.  
Durante un´intervista rilasciata ad ANF, Sadak ha fatto notare che il Consiglio di Stato turco ha approvato la pena detentiva a seguito dell´appello del Ministero degli Interni.  
Il sindaco del BDP ha sottolineato che nè la popolazione kurda nè i suoi rappresentanti politici hanno potuto beneficiare della legge in Turchia nel periodo del governo AKP, che –ha aggiunto- ha imposto trattamenti ingiusti ai kurdi, in linea con le cosiddette politiche di “iniziativa democratica” e delle “modifiche legislative”.   
Commentando le dichiarazioni del Primo Ministro turco Erdoğan riguardo alla democrazia considerata come “inganno”, Sadak ha dichiarato: “ Coloro che danno lezioni di democrazia al presidente siriano Assad dovrebbero guardare alle loro proprie atrocità, dal momento che tutti i deputati del BDP, i sindaci ed i rappresentanti politici vengono messi in carcere o destituiti dal loro incarico. E´ questo quello che Erdoğan chiama democrazia?“.
Ricordando che la Turchia non può più essere governata con le politiche e le leggi attuali, il sindaco del BDP ha dichiarato che la sua destituzione è avvenuta dopo l´annuncio dei risultati della più recente indagine del governo AKP a Siirt: dall´80 all´86% degli intervistati ha affermato l´intenzione di votare per il BDP nelle elezioni locali.  
Sadak ha notato che i rappresentanti ed il responsabile locale dell´AKP hanno impedito alla Municipalità del BDP di Siirt di lavorare adeguatamente e in un clima sereno in città.
Sadak ha anche sottolineato che il BDP continuerà a schierarsi con la popolazione kurda in qualsiasi circostanza.  
ANF NEWS AGENCY

giovedì 2 agosto 2012

Il Munzur Festival invita la popolazione all´unità

29 Luglio 2012
Prima si trattava delle politiche di evacuazione dei villaggi, adesso dell´assimilazione: il governo cerca ancora di distruggere il nostro patrimonio, afferma il presidente del BDP di Dersim 

A Dersim si è tenuta una conferenza durante il dodicesimo Festival della Cultura e della Natura. Il presidente provinciale del BDP di Dersim Şerafettin Halis ha affermato che “il governo turco sta cercando di distruggere da millenni il nostro centro religioso e la nostra terra a causa della tradizione d´opposizione della gente di Dersim”. Halis ha aggiunto che “se una società perde la fede, non può proteggersi dalla distruzione”. 

Anche il rappresentante dell´Associazione per i Diritti Umani Barış Yıldırım ha partecipato alla conferenza.

Şerafettin Halis ha dichiarato che nel passato il governo ha massacrato ed esiliato la popolazione ma oggi “vuole costruire dighe sulle nostre terre e la gente di Dersim si sta opponendo a queste politiche”. Lo scopo delle dighe è “distruggere la nostra cultura e la nostra storia”. 

Halis ha anche sottolineato che "è molto importante studiare il kurdo” ed ha suggerito alle persone di parlare la loro lingua madre nelle strade e in casa, preservando così il lavoro effettuato sulla lingua. 

La presidentessa del Foro degli Avvocati di Dersim Fatma Kalsen ha dichiarato che "ci troviamo di fronte al pericolo reale della distruzione. Negli anni Novanta utilizzavano la politica di evacuazione dei villaggi ed ora ne usano una di enorme assimilazione contro la popolazione di Dersim; per contrastarla dobbiamo collaborare”.

ANF / DERSIM
ANF NEWS AGENCY

L'unità è ciò che conta per i curdi

28 Luglio 2012
Il Partito dell´Unione Democratica (PYD) controlla le zone kurde sottratte alle forze del presidente Bashar al-Assad

A seguito della liberazione di molte città del Kurdistan siriano, Nuri Brimo, un alto funzionario del Partito Democratico Kurdo Siriano, ha dichiarato alla testata Rudaw che ciò che dovrebbe contare per i kurdi in questa fase è l´unità, in quanto l´esercito siriano, le forze di opposizione e la vicina Turchia sono contro il riconoscimento dei diritti dei kurdi in Siria.  

Brimo ha espresso le sue considerazioni a seguito delle notizie che riportavano che le forze fedeli al Partito dell´Unione Democratica controllano le zone kurde sottratte alle forze del presidente Bashar al-Assad.

"Il fatto importante è rappresentato dal controllo del Kurdistan siriano da parte dei kurdi, dopo millenni di dominazione araba in quelle zone. Adesso i kurdi sono responsabili del loro destino”, così Rudaw ha riportato le dichiarazioni di Brimo.

Brimo ha anche aggiunto: “Non siamo a favore della violenza. Siamo in grado di realizzare questa rivoluzione con un costo minimo. La popolazione kurda si è sacrificata molto durante la storia, mentre altri se ne sono avvantaggiati”. 

A causa del controllo militare del PYD in alcune zone della Siria, la Turchia ha iniziato a preoccuparsi sempre di più per l´andamento dei fatti nella regione kurda del paese. 


ANF / NEWS DESK
ANF NEWS AGENCY

domenica 29 luglio 2012

La giornata dei Media nelle carceri della Turchia

Circa 100 giornalisti attualmente dietro le sbarre in Turchia

La repressione contro i giornalisti è iniziata in Turchia con l´assassinio di Hasan Fehmi, editorialista del giornale Serbesti, nel 1909, ed è continuata con quelli di Sabahattin Ali, Çetin Emeç, Abdi İpekçi, Uğur Mumcu, Metin Göktepe e di molti altri durante gli anni Novanta, periodo in cui la Turchia conduceva la classifica dei paesi con il più alto numero di giornalisti uccisi. E´ di questi anni anche la nascita della tradizione della Stampa Libera Kurda; i suoi sostenitori sono sottoposti a pratiche crudeli tuttora. 
I membri della stampa libera sono stati imprigionati, uccisi, sono scomparsi o sono stati fatti saltare in aria negli anni Novanta, quando 65 tra giornalisti, collaboratori e distributori sono stati assassinati, secondo i dati dell´Associazione dei Giornalisti Turchi.
Le uccisioni dei giornalisti non hanno comunque avuto termine nel decennio successivo: l´armeno Hrant Dink è stato assassinato in piena luce del giorno nel 2007, a distanza ravvicinata in mezzo alla strada, poco dopo aver lasciato il suo ufficio di Istanbul. La politica di repressione continua attraverso una maschera diversa oggi, con circa un centinaio di giornalisti kurdi e d´opposizione incarcerati per aver esercitato il loro lavoro e accusati dal governo di essere “assassini” e “molestatori”. 
In una lettera in risposta alle accuse del Primo Ministro Erdoğan, i giornalisti imprigionati hanno dichiarato: “Vorremmo chiedere al Primo Ministro quale dei giornalisti dietro le sbarre è coinvolto in ‘omicidi’,  ‘attentati’, ‘stupri’, e ‘furti’. Le chiediamo di spiegarci e provare le sue accuse. Se sussiste una sorta di illegittimità in questione, questa è il fatto che ci è stato rubato il nostro lavoro, la nostra libertà è stata violentata, le nostre coscienze sono state soffocate e la verità è stata distorta”.
Erdoğan non ha né risposto a questa domanda, nè ha smesso di accusare i giornalisti in carcere.
Secondo la Piattaforma per la Libertà dei Giornalisti in Carcere, 97 giornalisti tra cui 19 editori, sono attualmente incarcerati in Turchia e la maggioranza di loro è costituita da kurdi. 180 giornalisti sono stati messi dietro le sbarre negli ultimi tre anni e quasi 600 membri della stampa fronteggiano procedimenti legali.
I giornalisti incarcerati, i distributori e i collaboratori sono stati inizialmente arrestati con l´accusa di “appartenere ad un´organizzazione armata illegale”. In seguito sono stati accusati di “aver commesso crimini per conto di un´organizzazione illegale senza esserne appartenenti” e/o di “aver volontariamente favoreggiato un´organizzazione illegale e di far parte della sua struttura gerarchica”.
44 giornalisti, accusati di “appartenere ad un´organizzazione illegale” sono stati processati dal Dicembre 2011, nel contesto della cosiddetta operazione KCK (Unione delle Comunità Kurde). 36 di loro sono stati rimessi illegalmente in custodia cautelare, nonostante la mancanza di qualsiasi prova confermata. 
L´ufficio centrale di Ankara del Partito della Pace e della Democrazia (BDP) ha rilasciato un comunicato dedicato alla Giornata dei Media ed ha richiesto l´immediata scarcerazione dei 100 giornalisti dietro le sbarre in Turchia. 
Il BDP ha invitato lo stato turco ed il governo a cessare ogni tipo di imposizione repressiva sulla stampa.

ANF NEWS AGENCY

mercoledì 25 luglio 2012

Demirtaş: la Turchia dovrebbe rispettare il Kurdistan siriano

23 Luglio 2012
I kurdi siriani prenderanno la decisione sul loro futuro in questa fase critica, ha affermato il co-presidente del BDP

Nel valutare i recenti sviluppi in Siria, dove gli scontri tra le forze di sicurezza del regime di Assad e i gruppi armati sostenuti dall´Occidente sono diventati più duri ed i kurdi hanno preso il controllo di alcune regioni, il co-presidente del Partito della Pace e della Democrazia (BDP) Selahattin Demirtaş ha affermato che qualsiasi decisione presa riguardo al Kurdistan siriano dovrebbe essere rispettata da tutti e specialmente dallo stato turco. 

Demirtaş ha considerato la conquista del potere in alcune regioni da parte della popolazione kurda come una conseguenza del tentativo di assicurarsi un auto-governo ed ha sottolineato che qualsiasi intervento esterno sul posto sarebbe un´invasione. 

Il co-presidente del BDP ha richiamato l´attenzione sull´importanza dei recenti sviluppi in Siria, che –ha rimarcato- sono di particolare interesse per la politica interna di tutti i paesi e per i kurdi del Medio Oriente.

“La regione sta attraversando una situazione critica, poichè la popolazione kurda sta raggiungendo un risultato derivante dai suoi lunghi sforzi per assicurare la sua propria unità politica”, ha affermato Demirtaş, aggiungendo che i kurdi siriani prenderanno la decisione sul loro futuro in questa fase critica. 

Il co-presidente del BDP ha continuato affermando che “tutta la popolazione kurda nelle quattro aree del Kurdistan dovrebbe agire con sensibilità per proteggere il risultato ottenuto in Siria e per renderlo permanente. Spero che la popolazione del Kurdistan siriano resti al di fuori degli scontri in corso nel paese ma sono dell´opinione che nessun kurdo rimarrà in silenzio in caso di attacco verso i risultati conseguiti nelle regioni kurde della Siria”. 

Demirtaş ha fatto notare che la politica estera turca non è orientata verso un Kurdistan autonomo in Siria ed ha sottolineato che costruire buone relazioni con la popolazione kurda anche in Turchia andrebbe a favore di quest´ultima. 

ANF / AMED/DİYARBAKIR
ANF NEWS AGENCY

martedì 24 luglio 2012

Divieto sul nome per il Centro Culturale Cegerxwin e per 19 parchi di Diyarbakır

20 Luglio 2012 
I nomi di un centro culturale e di alcuni parchi sono stati vietati per il fatto di essere kurdi.
Il primo Tribunale Amministrativo di Diyarbakır ha imposto un divieto sui nomi del centro culturale Cegerxwin e di 19 parchi, con la motivazione di essere kurdi e composti da lettere prese in prestito da lingue straniere. 
 Il Centro Culturale Giovanile di Kayapınar, aperto nel 2009 dalla Municipalità di Kayapınar, ha cambiato nome in Centro Culturale Giovanile Cegerxwin nello stesso anno su decisione del Consiglio di distretto. L´ufficio del Governatore di Kayapınar ha intentato un´azione giudiziaria per la sospensione dell´esecuzione dopo il cambio di nome, affermando che quest´ultimo non era conforme alla lingua turca. 
A seguito dell´azione contro il cambio di nome da parte dell´ufficio del Governatore, il Primo Tribunale Amministrativo di Diyarbakır ha emanato un divieto sui nomi del Centro Culturale Giovanile Cegerxwin e su quelli di 19 parchi in città, motivando la proibizione in base alle procedure ufficiali, che richiedono la denominazione in lingua turca di strade e aree in accordo con le legislazioni costituzionali. 
 I legali della Municipalità di Kayapınar hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato per contestare la decisione del Tribunale Amministartivo. 
I nomi vietati dei parchi citati sono: Zembilroş Park, 33 Bullets Park, Derwêşê Ewdi Park, Nefel Park, Daraşin Park, Bêzar Park, Ciwan Park, Sosin Park, Jiyanan Azad Park, Aşîtî Park, Yek Gûlan Park, Beybun Park, Şilan Park, Roşna Park, Rojbîn Park, Rojda Park, Berfîn Park and Roşan Park. 

ANF / AMED/DİYARBAKIR ANF NEWS AGENCY

giovedì 7 giugno 2012

Amnesty contro la Turchia, in nome dei diritti

Per la corte che l'ha appena giudicata, Leyla Zana, deputata curda del Parlamento turco, è colpevole. Dieci anni di carcere per "propaganda" a favore del suo popolo, una condanna che rappresenta l'ennesima conferma del lungo cammino che attende la Turchia sulla strada della democrazia e dei diritti politici e civili, come ricorda anche Amnesty International. di Maria Letizia Perugini Era l’ottobre scorso, quando la Special Authorized 7° High Criminal Court chiedeva 45 anni di carcere per Leyla Zana, una leader storica della lotta politica dei curdi in Turchia. Il processo era stato aperto per giudicare la donna rispetto ad alcuni discorsi tenuti a favore del suo popolo. Ora la corte l'ha riconosciuta colpevole di violazione della legge antiterrorismo, condannandola a dieci anni di reclusione, che però non verranno scontati grazie all’immunità accordata ai deputati. Ma la prima donna curda a sedere nel Parlamento turco le conosce molto bene le carceri turche. Al momento del suo insedimanto nel 1991, Leyla decise infatti di pronunciare parte del proprio discorso in lingua curda, provocando sdegno e scandalo tra i colleghi, a cui seguì una condanna penale. Allora l’uso della lingua curda era vietato persino nel privato. Simbolica anche la frase che scelse di pronunciare: "Faccio questo giuramento per la fratellanza tra il popolo curdo e il popolo turco". A partire dal 1994, quando il partito filo-curdo venne dichiarato fuori legge, Leyla dovette scontare 10 anni di prigione. Nel corso della sua permenenza in carcere venne candidata per due volte al premio Nobel per la Pace, e nel 1995 vinse l'Andrei Sakharov per i diritti umani, assegnatole dal Parlamento europeo. Nel 2004, tornata in libertà, ha ripreso la sua attività politica e nel 2011 è stata nuovamente eletta nel Parlamento turco, dove siede tuttora. La vicenda politica e personale della Zana appare esemplificativa dello stato dei diritti politici e civili in Turchia, tra processi iniqui e limitazioni alla libertà di espressione. E’ questo il quadro che emerge anche dal rapporto annuale di Amnesty International pubblicato nei giorni scorsi. Secondo l'ong, Leyla Zana deve essere considerata una "prigioniera di coscienza". Ma le critiche di Amnesty non finiscono qui: le elezioni parlamentari che nel luglio scorso hanno portato alla riconferma dell’Akp di Erdogan (il Partito di giustizia e sviluppo), hanno visto l’impossibilità per nove membri dell’opposizione regolarmente eletti di sedere tra i banchi del Parlamento a causa dei processi giudiziari aperti nei loro confronti. Basti pensare al caso di Hatip Dicle, per il quale i deputati curdi hanno iniziato un lungo sciopero della fame. Nel rapporto si parla di processi iniqui che vanno a inficiare il diritto alla libertà d’espressione, nonché dei molti giornalisti che tra il 2011 e il 2012 hanno rischiato azioni legali solo per aver parlato della condizione dei curdi in Turchia. Le basi legali per le incriminazioni di tali “reati” derivano da alcuni articoli del codice penale, ma soprattutto dalla normativa antiterrorismo, che per Amnesty è “eccessivamente ampia e vaga”, con la conseguenza che la sua applicazione risulta arbitraria e spesso finisce con il negare diritti fondamentali sanciti dall’ordinamento internazionale. Inoltre la possibilità di imporre il vincolo della segretezza sui procedimanti limita fortemente la capacità di difesa degli avvocati rispetto all'esame delle prove a carico dei propri assistiti. La legge antiterrorismo introdotta nel 2006 è stata subito additata dalle maggiori organizzazioni per la protezione dei diritti umani come una delle più rigide al mondo, dal momento che consente di condannare a 28 anni di carcere chiunque partecipi a una manifestazione a sostegno di organizzazioni terrorisitiche. Altro particolare rilevante di tale legislazione riguarda la possibilità di incriminare e processare i bambini al pari degli adulti, per gli stessi reati. La detenzione minorile è infatti un altro degli aspetti considerati dal rapporto Amnesty. E nonostante le modifiche realizzate nel 2010, che intendevano limitare i processi contro i minori per la partecipazione a manifestazioni, di fatto poco è cambiato. Attualmente sono tanti i bambini e i ragazzi in custodia preventiva, spesso detenuti nelle strutture destinate agli adulti. In diverse province mancano addirittura i tribunali per minori. Ancora per quanto riguarda la libertà d'espressione, il rapporto di Amnesty rileva l’uso eccessivo della forza da parte della polizia. Sebbene nel settembre scorso il governo di Ankara abbia firmato il protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura, aprendo così la strada al monitoraggio indipendente dei luoghi di detenzione, ad oggi ancora non sono stati adottati gli strumenti giuridici per l'applicazione delle nuove regole. E chi finisce in carcere non ha alcuna garanzia sul rispetto dei propri diritti. 28 maggio 2012 fonte : Osservatorio Iraq

sabato 26 maggio 2012

Peace in Kurdistan Campaign

25 Maggio 2012
Revocare la condanna di Leyla Zana per l’ avvio di un processo di pace
La "Peace in Kurdistan Campaign" deplora la decisione del tribunale di Diyarbakir del 24 maggio, che ha condannato Leyla Zana a dieci anni di carcere con l'accusa di "fare propaganda " a nome del PKK.
A nostro avviso tale condanna fa emergere le carenze della Turchia in merito alla democratizzazione del paese e mette seriamente in discussione l'imparzialità del sistema giudiziario turco. La situazione attuale non può far altro che acutizzare le tensioni preesistenti e portare ad un' ulteriore alienazione della comunità curda da parte dello Stato turco.
Le accuse riguardano nove discorsi pronunciati da Leyla Zana, in merito al riconoscimento dell'identità curda e all'apertura dei negoziati di pace tra la Turchia e il Pkk.
Leyla Zana gode attualmente dell' immunità parlamentare, che dovrebbe proteggerla dal rischio di finire in prigione.
Nel 1990 Leyla Zana è diventata un simbolo della resistenza curda contro l'oppressione dello Stato turco, dopo aver trascorso quasi un decennio in prigione. Fu rilasciata nel 2004.
Invece di essere processata per presunti legami terroristici, Leyla Zana dovrebbe essere considerata come portavoce del suo popolo, poichè l'Onorevole ha assunto un ruolo di vitale importanza nel porre fine al conflitto curdo.
Questa situazione è incline a durare all'infinito se la Turchia non inizierà ad accettare che l'unica strada per raggiungere una pace duratura e globale, è quella di impegnarsi in un dialogo significativo con i rappresentanti curdi.
Per informazioni contattare:
Campaign for a political solution of the Kurdish Question
Email: estella24@tiscali.co.uk
www.peaceinkurdistancampaign.wordpress.com

venerdì 25 maggio 2012

10 anni a deputata curda Leyla Zana per propaganda Pkk


Leyla Zana, una nota deputata curda del Parlamento di Ankara, è stata condannata dal tribunale di Diyarbakir, nel sudest della Turchia, a dieci anni in carcere per l'accusa di propaganda a favore dei ribelli del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan).
Zana, che è protetta dall'immunità parlamentare, ha annunciato che presenterà appello. La deputata è stata condannata a causa di nove discorsi tenuti da lei tra il 2007 e il 2008 e considerati mezzo di propaganda del Pkk, che lotta per una maggiore autonomia del sudest del Paese abitato perlopiù dai curdi.
Zana fu condannata per le stesse accuse nel 2008, ma una Corte d'appello aveva respinto il verdetto e ordinato un nuovo processo. Negli anni '90 Zana passò dieci anni in carcere per accuse di legami con il Pkk e fu rilasciata nel 2004. Nelle elezioni parlamentari dell'anno scorso è stata eletta come deputata indipendente.
Ankara (Turchia), 24 mag. (LaPresse/AP) -

lunedì 14 maggio 2012

Premio Ludovic Trarieux

Il Premio Internazionale per i Diritti Umani Ludovic Trarieux, è stato assegnato all’avvocato Muharrem Erbey, detenuto dal dicembre 2009 nel carcere di Diyarbakir. 
Muharrem Erbey, 40 anni, presidente dell'IHD, è stato arrestato il 24 dicembre 2009, con l'accusa di "essere membro di un' organizzazione illegale ". 
Mr. Erbey prima di essere arrestato, ha avuto il tempo di sensibilizzare i parlamenti di Belgio, Svezia e Regno Unito sulla situazione dei curdi in Turchia. Nel luglio 2009, ha tenuto una conferenza stampa dopo la pubblicazione di un rapporto sulle violazioni dei diritti umani dei curdi dall'inizio del 2009. 
Il processo contro Erbey e altre 151 persone, tra cui molti politici legalmente eletti, e' iniziato a Diyarbakir il 18 ottobre 2010 e gli imputati hanno subito una serie impressionante di violazioni, incluso il divieto di poter testimoniare in curdo. Il premio viene assegnato dall 'Istituto dei Diritti Umani, l'Istituto di Formazione Human Rights Law Society di Parigi, l'Istituto dei Diritti Umani del foro di Bruxelles, l''Unione Forense per la Tutela dei Diritti dell'Uomo (Roma) e l'Istituto dei Diritti Umani degli Avvocati Europei. 
(fonte Le Parisien)

martedì 8 maggio 2012

Erdoğan da Monti: l'Italia chieda alla Turchia il rispetto dei diritti umani e una soluzione per la questione kurda!

Siamo kurdi. Siamo stati costretti all'esilio. Ringraziamo l'Italia che ci ha riconosciuto come rifugiati politici. Chiediamo allora al paese che ci ospita di essere coerente con questa scelta e di chiedere al Primo Ministro turco Erdoğan, presente oggi in Italia per un vertice con il Governo Monti, di cambiare radicalmente la sua politica di repressione dei diritti che ci costringe all'esilio. Noi amiamo la nostra terra. Non vorremmo essere costretti a lasciarla. Ma le politiche del Governo turco ci impediscono di parlare nella nostra lingua, di decidere per noi stessi, incarcerando i nostri politici liberamente scelti, non rispettando la libertà di stampa con quasi 100 giornalisti in carcere, uccidendo i nostri figli come avvenuto a Roboski lo scorso 28 dicembre, dove 34 civili kurdi fra cui 17 minori hanno trovato la morte sotto le bombe dell'aviazione turca, reprimendo ogni spazio di libero dissenso con migliaia di studenti, sindacalisti, avvocati difensori dei diritti umani, bambini in prigione.
Solo pochi mesi fa il Parlamento italiano ha ascoltato in audizione presso il Comitato diritti umani della Camera l'onorevole turco del Partito della Pace e della Democrazia Ertuğrul Kurkçu, prendendo atto della situazione che da allora è peggiorata: l'associazione turca per i diritti umani (İHD) nel suo ultimo rapporto pubblicato solo tre settimane fa, riporta dati preoccupanti: 12.685 arresti, 3.252 casi di tortura e maltrattamenti nel 2011, 2.309 minori attualmente detenuti e soggetti a violenze e abusi in carcere.
Noi non siamo contro il fatto che la Turchia entri a far parte dell'Unione Europea o che stringa accordi commerciali con i paesi dell'Europa: ma per fare questo occorre che prima rispetti i diritti umani e politici di una larga parte della sua popolazione, in particolare quella kurda ma anche le altre minoranze etniche e religiose, altrimenti non potrà mai definirsi una democrazia!
Chiediamo al Parlamento e al Governo italiano di vincolare accordi e partenariati commerciali al rispetto dei diritti umani e all'avvio di un negoziato con tutte le parti in conflitto per raggiungere finalmente una pace duratura e uno statuto per la popolazione kurda in Turchia. 
presidio 8 maggio 2012 piazza della Rotonda (Pantheon) dalle 10.00 alle14.00