venerdì 19 agosto 2011

Appello per la fine dei bombardamenti

Comunicato Stampa di Uiki Onlus:
PER LA FINE DEI BOMBARDAMENTI TURCHI NEL KURDISTAN DEL SUD! PER UNA SOLUZIONE PACIFICA DELLA QUESTIONE KURDA!

Il 17 agosto l'aviazione turca ha cominciato una serie di pesanti bombardamenti nel Kurdistan del Sud, in territorio iracheno, ufficialmente diretti contro alcune basi delle forze di difesa del popolo (HPG), i combattenti del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), ma che hanno colpito anche obiettivi civili. Gli aerei sono partiti da Diyarbakır e da Batman, dirigendosi verso Metina, Zap, Sideka, Gare, Haftanin, Xakurke Xinere. Non si registrano vittime finora ma persone del posto hanno detto che alcuni abitanti del villaggio Zergele di Kandil sono stati feriti, mentre il centro giovanile di Kandil è stato colpito. I raid giungono in seguito ad una esplosione della mattina ad Hakkari che ha provocato la morte di 11 soldati e un guardiano di villaggio.

Gli attacchi giungono in una fase delicata per la questione kurda in Turchia, dopo le elezioni dello scorso 22 giugno che hanno visto la buona affermazione del blocco curdo del partito BDP, vittoria a cui si è risposto con la repressione e con il rifiuto di riconoscere il mandato parlamentare ad Hatip Dicle e altri deputati accusati di propaganda per il PKK. Alle legittime richieste di autonomia e di una soluzione pacifica alla questione kurda, la Turchia ha risposto con la chiusura e ora di nuovo con l'opzione militare, negando che esista una questione kurda come affermato più volte dal primo ministro Erdogan.

Dopo gli attacchi dell'esercito iraniano nel Kurdistan iracheno dello scorso luglio, che come quelli odierni della Turchia nascondono l'intenzione di ridimensionare il governo federale kurdo dell'Iraq, dopo l'interruzione dei colloqui con il leader kurdo Ocalan che dovevano portare ad una road map per la pace, dopo la manifestazione dell'intenzione di porre in arresto altre migliaia di attivisti e rappresentanti della società civile kurda fra cui alcuni deputati eletti, che andrebbero ad aggiungersi ai 4000 già incarcerati, il governo turco sceglie di nuovo la strada dell'annientamento di un intero popolo, come contro i tamil nello Sri Lanka, scegliendo la guerra invece della pace.

Stanchi di questa logica di guerra, desiderosi solo di vedere rispettati i diritti all'autonomia e all'esistenza del popolo kurdo, chiediamo alla comunità internazionale, in primo luogo l'Unione europea, di adottare misure contro le operazioni militari transfrontaliere in Turchia, che  costituiscono chiaramente una violazione del diritto internazionale. Chiediamo inoltre una soluzione pacifica della questione curda, una nuova costituzione per lo stato turco che garantisca i diritti delle minoranze, il rispetto della democrazia.

giovedì 28 luglio 2011

Turchia: fosse comuni nella regione kurda

Newala Kasaba, due parole che il popolo kurdo ha in testa come se fossero state scolpite nella loro mente. E in effetti è così. Newala Kasaba concentra in sé la maggior parte di ciò che è stata la guerra sporca contro il popolo kurdo. Newala Kasaba è un ampio campo collinare, alla periferia immediata di Siirt. Potrebbe essere una discarica. E infatti si possono trovare immondizie. Ma basta camminare a piedi per pochi metri per capire che questa terra nasconde qualcosa di più raccapricciante e orribile. Come sacchi della spazzatura, stanno venendo a galla, però non contengono spazzatura. Pezzi di vestiti rivelano ciò che è veramente nascosto sotto questi campi. La gente di Siirt conosce da molto tempo quale verità è stata sepolta qui per essere occultata ancora una volta, nelle intenzioni di coloro che commisero l'orrendo crimine di rapire gente, torturarla, ucciderla e infine scaricare e seppellire i loro corpi come fossero spazzatura. Newala Kasaba è un enorme cimitero, un cimitero dove sono stati sepolti gli orrori della guerra dello Stato turco contro i kurdi. Ma la verità non può essere sepolta per sempre. E infatti coloro che sono stati sepolti stanno lottando per uscire, per ricordare a tutti gli orribili, crudeli crimini commessi dallo stato turco.
Si dice che più di 100 corpi sono sepolti a Newala Kasaba. Alcuni dicono che potrebbero essere anche 200. Tra questi si dice sia qui anche uno dei fondatori del PKK (Kurdistan Workers Party), Mahsun Korkmaz.

La realtà di Newala Kasaba finalmente è venuta alla luce e all'inizio degli anni '90 i parenti delle persone scomparse hanno cominciato a reclamare il diritto a trovare i corpi dei loro cari. Ma i magistrati non danno il permesso di scavare il sito. E così quelli che sono stati sepolti lì hanno cominciato a venire alla superficie. E' emotivamente molto difficile camminare lungo Newala Kasaba sapendo che sotto così tante persone sono state sepolte in fretta e senza rispetto. Ed è proprio questo che colpisce: lo Stato turco ha commesso crimini orribili sapendo di godere della più totale impunità. Hanno assassinato persone sapendo che non sarebbero mai stati chiamati a rispondere per questo. Ma i tempi stanno lentamente cambiando. Le associazioni della società civile, con l'aiuto del BDP (Partito per la Pace e la Democrazia) hanno lanciato una forte iniziativa chiedendo al governo di aprire le fosse comuni (che si dice che in Turchia sono oltre 200 per più di 3000 persone).

In Newala Kasaba le due organizzazioni turche dei parenti delle persone scomparse (YAKAY-DER, associazione delle famiglie delle vittime di sparizioni forzate e Meya-DER, associazione mesopotamica delle famiglie delle vittime di sparizioni forzate) hanno lanciato la loro proposta. Oltre a chiedere al governo di scusarsi per le sparizioni e le uccisioni, le associazioni hanno chiesto l'istituzione di una Commissione della Verità. Infatti hanno già iniziato a lavorare in questa direzione. Ed è incredibile il loro lavoro e gli sforzi in questi anni che oggi ha permesso di parlare e persino andare in posti come Newala Kasaba. Il prezzo pagato e ancora molto alto, ma il popolo di Newala Kasaba e le fosse comuni in Turchia chiedono giustizia.

mercoledì 27 luglio 2011

Attacchi Iraniani nei territori Kurdi

Il 17 luglio l’Iran tramite l' Iranian Revolutionary Guards Corps (IRGC) ha varcato i confini nell' Kurdistan iracheno bombardando i villaggi kurdi, causando centinaia di sfollati e molti feriti, inclusi donne e bambini. Tali azioni militari hanno danneggiato irrimediabilmente anche molti terreni adibiti ad allevamento e numerose coltivazioni, compromettendo così l’economia del luogo e la sopravvivenza dei suoi abitanti. E’ fatto noto che il regime iraniano da anni attacca i territori kurdi e come riportato da Cabar Yawer portavoce del ministro dei Perchmergher, dal 2007 ad oggi si sono registrati più di 400 villaggi evacuati a seguito del bombardamenti eseguiti per mano Iraniana e Turca. La situazione si sta aggravando e la popolazione kurda ne sta pagando le conseguenze, i bombardamenti da parte delle forze armate Iraniane hanno provocato 3 morti tra i civili a Qalashin, 3 a Merga Mira e a Zele una donna versa in condizioni disperate a causa delle ferite subite. La Croce Rossa ha fatto inoltre sapere che ad ora il numero degli sfollati è salito a 800.

Sin dalla sua fondazione il regime Islamico Iraniano ha violato gli obblighi nazionali ed internazionali. Nonostante abbia aderito a delle convenzioni internazionali chiave nell’ambito dei diritti umani, l' ideologia del regime commette continue infrazioni senza essere ripreso dalla comunità e dalle istituzioni internazionali. E’ cosa nota alle Nazioni Unite, Europa, Amnesty International e Human Rights Watch, che i kurdi sono vittime di costanti violazioni dei diritti umani.

I kurdi in Iran sono circa 10-12 milioni, sono concentrati principalmente nella parte nord ovest nelle province di Ilam, Kermanshah, Kurdistan, Lorestan e nell ovest dell' Azarbayjan. La loro identità viene continuamente negata e vengono privati del riconoscimento dei loro diritti sia all’interno del paese, sia a livello internazionale. In primo luogo viene negato loro di studiare nella lingua madre, praticare le proprie religioni e culture liberamente, il diritto alla libertà di aggregazione e di espressione. L’uso della tortura e della pena morte sono all’ordine del giorno e sono perpetrati ai danni dei kurdi al fine di annichilire gli individui e mantenere la popolazione in un clima di terrore.

L’ Iran è uno dei paesi in cui la pena di morte è maggiormente praticata. Secondo i dati raccolti dall’HRW (Human Right Watch), nel 2010 sono state impiccate 388 persone ma i dati ufficiali si discostano di molto dalla realtà e si teme che il numero delle persone condotte alla forca sia di gran lunga superiore.

Il regime islamico sta affermando che le sue offensive militari hanno come obbiettivo le basi controllate dal Free Life Party of Kurdistan (PJAK) nel Kurdistan iracheno. Comunque sia, è chiaro che ci siano forti motivazioni politiche dietro a questi recenti attacchi illegali e bombardamenti nei territori del Kurdistan da parte dell' IRGC.

Il regime islamico cerca di destabilizzare il Governo Regionale Kurdo, mirando alle basi del PJAK e le altre zone situate lungo i confini. Dopo la caduta di Saddam il regime iraniano si è dimostrato contrario all’autonomia raggiunta dai kurdi in Iraq e preme per un ritorno al passato, attraverso operazioni militari strategicamente mirate. Con le ultime azioni l’Iran vuole prendere il controllo delle zone controllate dai kurdi e cerca di inserirvi i gruppi fondamentalisti radicali islamici per destabilizzare ulteriormente l’area per poter aumentare il proprio potere nei territori Iracheni.

Noi, facciamo appello alla Istituzioni Internazionali, EU, UN, Organizzazioni internazionali per il diritti umani e ONG di prendere misure adeguate e necessarie per condannare tali brutalità. Chiediamo pertanto, che vengano immediatamente arrestate le operazioni militari illegali contro il popolo kurdo.

fonte: Uiki ONLUS

martedì 19 luglio 2011

Sindaco kurdo incarcerato rilasciato in Turchia

Ruken Yetisken, l'ex sindaca di Yüksekova, città a maggioranza kurda nella provincia di Hakkari, oggi ha lasciato la prigione dopo aver scontato 10 mesi di carcere.
Yetisken e' stata accusata dai magistrati di promuovere il Partito dei Lavoratori del Kurdistan , il PKK.
L'ex sindaca ha detto che pur essendo stata strappata dal suo mandato, continuerà il suo lavoro politico "dal punto in cui è stata fermata".

Van 18 Luglio (AKnews)

lunedì 11 luglio 2011

Libertà di esistere

E' disponibile il DVD "Libertà di esistere" , reportage di fotografia sociale sul Kurdistan turco, realizzato dall'Associazione "Le Giraffe".

martedì 14 giugno 2011

Vittoria storica del Blocco “lavoro, democrazia e libertà”

Il Blocco “lavoro, democrazia e liberta” sostenuto dal principale partito kurdo BDP, raggiunge un traguardo di storica importanza ottenendo 36 seggi in Parlamento contro i 22 del 2007. Tra i candidati indipendenti vincitori figurano Leyla Zana, premio Sakharov e Hatip Dicle, attualmente in prigione, ma anche Ertugrul Kurkcu, leader del movimento studentesco del 1968.

Il partito di giustizia e sviluppo (AKP) del primo ministro Erdogan, al potere dal 2002, ha riportato il 49,93% dei voti contro il 46% del 2007, assicurandosi una terza legislatura consecutiva, ma ha perso dei seggi, 326 contro i 341 del 2007.

Il partito Repubblicano del popolo (CHP) è arrivato secondo con il 25,93 dei voti (135 seggi) contro il 20,88%, seguito dai nazionalisti del MHP (partito dell'azione nazionalista) con il 13,02 (54 seggi) contro il 14,27%. L’AKP ha riporta una grande sconfitta in molte città curde come Diyarbakir, Mardin, Sirnak, Agri, Van, Bitlis, Kars et à Siirt, mentre il BDP ha aumentato i suoi voti in tutte le città dove ha presentato candidati indipendenti, salvo a Dersim (Tunceli).

Secondo i risultati il Blocco ha vinto in 17 città:

Diyarbakir (6 sur 6), Hakkari (3 su 3), Sirnak (3 sur 3), Mardin (3 su3), Van (4 su 4), İstanbul (3 su 3), Batman (2 su 2), Mus (2 su 2), Urfa (2 su 2), Mersin (1), Siirt (1), Bitlis (1), Agri (1), Igdir (1), Bingol (1), Adana (1), Kars (1).

Il BDP si è ha dovuto presentare con dei candidati indipendenti per raggiungere la soglia elettorale del 10% sul piano nazionale, al fine di ottenere una rappresentanza Parlamentare.

Come per elezioni precedenti, il BDP formerà un gruppo al Parlamento, diventando una forza decisiva per la questione kurda. Frodi massicce e violazioni del diritto di voto sono state riscontrate in tutto il paese, specie nella regione curda. Molte delegazioni europee hanno seguito lo svolgimento dello scrutinio, e la presenza di forze dell'ordine nei seggi elettorali è stata denunciata dalle delegazioni curde e europee. Gli elettori sono stati obbligati a votare apertamente in presenza dei soldati in molti villaggi di Diyarbakir, Bitlis, Konya, Ardahan, Van, Urfa, Bingol e Dersim.

Il primo ministro turco nel corso della campagna elettorale, aveva tacciato il BDP di "terrorismo" e aveva difeso la pena di morte dichiarando "se fosse stato per noi, avremmo mandato Ocalan alla forca", commentando la pena di carcerazione a vita del leader kurdo Ocalan.L’AKP ha portato avanti una campagna il cui costo è inestimabile e non trasparente, con affissioni ovunque e spot su tutti gli schermi televisivi, un esercito mediatico quotidiano.

Nei i territori kurdi, la polizia ha seminato il terrore cercando di compromettere comizi e lo svolgimento della campagna elettorale dei candidati indipendenti sostenuti dal BDP. Sono state poste sotto fermo oltre 3.500 persone, di cui 1.000 arrestate. Ci sono state inoltre difficoltà economiche, il BDP è stato l’unico partito che ha NON beneficiato di fondi pubblici per la sua campagna elettorale nonostante formasse un gruppo in seno al parlamento turco. Prima che i candidati curdi entrassero in Parlamento era possibile ottenere i rimborsi anche con soli tre deputati eletti; oggi è possibile solo superando il 7% dei consensi a livello nazionale. Quindi i kurdi essendo stati eletti come indipendenti non facevano percentuale per il partito. In più ci sono processi contro moltissimi politici e attivisti kurdi e la gente viene costantemente intimidita e minacciata. Ma nonostante questa situazione c'è stata una forte reazione popolare che ha e garantito un ottimo risultato.

Inoltre, va ricordato che l’alto consiglio elettorale (YSK) aveva annullato il 18 aprile la candidatura di 7 candidati indipendenti presentati dal BDP, tra cui Leyla Zana, ma questa decisione aveva provocato la numerose reazioni di protesta kurda, ed era stata poi annullata per sei di loro.

Dopo questo traguardo, l’obbiettivo del BDP sarà quello di costruire, attraverso questa pluralità di voci e anime, una Turchia più democratica, meno centralizzata e che possa rispettare maggiormente le diversità al suo interno. Questo vittoria rappresenta un importante passo verso il riconoscimenti dei diritti del popolo kurdo in vista anche della riforma della carta Costituzionale, varata dopo il colpo di Stato del 1980.


UIKI Onlus

(Ufficio d'Informazione del Kurdistan in Italia)

domenica 12 giugno 2011

venerdì 10 giugno 2011

Elezioni in Turchia: ultime notizie

Turchia/ Curdi a centro tensioni: Bloccata un'altra candidatura
Hatip Dicle condannato per terrorismo non è più eleggibile
postato da TMNews

Istanbul, 9 giu. (TMNews) - A soli quattro giorni dalle elezioni politiche in Turchia, la minoranza curda torna al centro delle polemiche e della tensione politica. Hatio Dicle, candidato a Diyarbakir come indipendente e attualmente detenuto in carcere, potrebbe dover dire addio al futuro di parlamentare e rimanere in prigione. I quotidiani Hurriyet e Milliyet riferiscono che la Corte di Appello ha confermato la condanna a 20 mesi di prigione per partecipazione ad attività terroristica. Dicle, che sarebbe uscito dal carcere in caso di assoluzione per concludere la sua campagna elettorale (sino ad ora condotta indirettamente dal penitenziario), ed eventualmente entrare in parlamento, adesso rimarrà dietro le sbarre.

I fatti risalgono all'ottobre 2007, quando in un'intervista a un'agenzia stampa locale Dicle aveva fatto dichiarazioni ritenute dalla magistratura attività di propaganda a favore del Pkk, il Partito dei lavoratori del
Kurdistan che da anni lotta per la creazione di uno stato indipendente curdo in territorio turco. Nel febbraio 2009 è stato condannato a 20 mesi di prigione. Ieri la Suprema corte di appello ha bocciato il ricorso e inviato una circolare all'Alta Commissione elettorale per bloccare la candidatura di Dicle a 4 giorni dal voto.

A fine aprile l'Alta Commissione Elettorale, con un mai chiarito cambio di regolamento, aveva bloccato la candidatura di 12 deputati indipendenti per 48 ore, fra cui proprio quella di Dicle. Successivamente Dicle e altri sei indipendenti erano stati riammessi nelle liste, dopo che nel sud-est del Paese, a maggioranza curda, era stato teatro di violente proteste da parte della popolazione.

sabato 4 giugno 2011

L'autonomia democratica è già realtà a Sirnak e Mardin

Migliaia di persone sono scese per le strade di Şırnak e Mardin e nei propri distretti mercoledì nel quadro di una nuova campagna lanciata per accelerare l'instaurazione dell'autonomia democratica. Il messaggio è stato chiaro: “Il popolo kurdo si autodeterminerà senza aspettare il permesso. Il popolo kurdo deciderà per se stesso”.  Il consiglio comunale di Batman ha deciso di promuovere la campagna per l'autonomia democratica lanciata in principio dai consigli comunali di Amed (Diyarbakir) e Mardin.

Il consiglio comunale ha annunciato la sua decisione nel corso di un incontro presso la Tenda per la Soluzione Democratica di Şırnak. Asiye Atılgan, del movimento di donne libere e democratiche (DÖKH), ha letto una dichiarazione “600 delegati della regione di Botan, inclusa Hakkari, Şırnak e Siirt, - si legge nella dichiarazione – hanno deciso di accelerare la campagna per instaurare l'autonomia democratica. Siamo convinti che questa sia la strada per raggiungere una pace giusta e duratura. Chiediamo al nostro popolo di darci il proprio sostegno” ha concluso la Atılgan.
Sei ulteriori incontri sono stati organizzati per annunciare la decisione e leggere la dichiarazione di intenti nei centri e nei distretti si Şırnak e Mardin come Cizre, İdil, Nusaybin, Uludere e Silopi. Molti membri di ONG, alcuni sindacati, istituzioni kurde e pariti, in particolare il partito della pace e della democrazia (BDP) hanno appoggiato gli incontri che sono stati seguiti da migliaia di residenti.
Il principio dell'autonomia democratica presuppone che ai governi locali sia concessa un'autonomia dal sistema centrale in materia di istruzione, sicurezza e relazioni esterne. Alcune significative sperimentazioni sono in corso da mesi in molte zone. Nei quartieri, paesi e villaggi dove vivono, i kurdi hanno dato vita alle loro assemblee per organizzarsi. Attraverso un gruppo di 50 villaggi, 21 consigli comunali, quattro consigli di distretto, le richieste di autonomia sociale, politica, economica e culturale sono state rese attuali.
Le “comunità di villaggio” sono state costituite per la prima volta a Diyarbakır. Una comunità di 50 villaggi nel distretto di Bağlar è stata fondata mentre continuano i lavori in altri villaggi di altri distretti. Nei villaggi che fanno parte di queste comunità si sono costituiti consigli composti da 11 o 13 membri, in relazione all'ampiezza della popolazione del villaggio. Ogni villaggio ha dei portavoce, di cui una è una donna. Questo modello è identico a quello delle co-presidenze all'interno del BDP.
A Diyarbakır, nove consigli sono stati istituiti nel distretto di Bağlar, cinque a Kayapınar, quattro a Sur oltre a tre consigli di quartiere, che rappresentano la più piccola unità amministrativa. I consigli di quartiere, composti in media da 20-30 membri, hanno l'obiettivo di avvicinare i residenti, farli discutere insieme su temi comuni che li riguardano e trovare soluzioni. Ciascun consiglio ha due portavoce, di cui uno è una donna. Esiste anche un consiglio disciplinare all'interno dei consigli di quartiere.
I problemi, le dispute e le discussioni che si verificano nei quartieri sono affrontati e risolti direttamente dalla “Commissione per la giustizia del quartiere” piuttosto che nelle unità ufficiali. Ad esempio, contro la droga, la prostituzione, i furti o atti di usurpazione un consiglio di quartiere interviene come parte del modello di autonomia democratica. Se la persuasione non è sufficiente, i responsabili di tali reati sono portati al giudizio del pubblico e allontanati dalla regione.
Il consiglio cittadino è l'organo più grande nella regione. Non è stato ancora istituito. Lo scopo è di avere 450 membri nel futuro consiglio. Il consiglio esecutivo si riunisce settimanalmente, mentre il consiglio generale una volta al mese. Il consiglio cittadino li include tutti e organizza una convention una volta l'anno.
Il BDP attualmente controlla una delle più grandi municipalità di Diyarbakır, oltre a sette giunte provinciali e giunte in 51 città e 40 distretti più piccoli.

lunedì 9 maggio 2011

Ventiquattro ore di "ordinario" terrore

Perquisizioni, fermi: 24 ore di terrore. Almeno 159 persone sono state arrestate a seguito di operazioni effettuate dalla polizia del governo AKP (partito per la Giustizia e lo Sviluppo) in 10 città del Kurdistan turco. Il numero dei detenuti ha raggiunto quota 1.500 nelle ultime tre settimane. Le operazioni nelle ultime 24 ore sono state effettuate ad Hakkari, Diyarbakir, Sirnak, Bingol, Mardin, Siirt, Adana, Istanbul, Igdir e Kars. Il terrore della polizia turca si è scatenato sul popolo curdo dal giorno della decisione di veto del Consiglio Supremo Elettorale il 18 aprile e la revoca della decisione il 21 aprile. Studenti, donne, giornalisti, parlamentari, sindaci, pacifisti, membri del partito kurdo BDP, sono tutti sottoposti alle violenze della polizia. Mentre almeno due civili sono stati uccisi, il numero dei detenuti nelle ultime tre settimane è stimato vicino a 1500, solo nelle ultime 24 ore è di almeno 159 arresti.