domenica 29 luglio 2012

La giornata dei Media nelle carceri della Turchia

Circa 100 giornalisti attualmente dietro le sbarre in Turchia

La repressione contro i giornalisti è iniziata in Turchia con l´assassinio di Hasan Fehmi, editorialista del giornale Serbesti, nel 1909, ed è continuata con quelli di Sabahattin Ali, Çetin Emeç, Abdi İpekçi, Uğur Mumcu, Metin Göktepe e di molti altri durante gli anni Novanta, periodo in cui la Turchia conduceva la classifica dei paesi con il più alto numero di giornalisti uccisi. E´ di questi anni anche la nascita della tradizione della Stampa Libera Kurda; i suoi sostenitori sono sottoposti a pratiche crudeli tuttora. 
I membri della stampa libera sono stati imprigionati, uccisi, sono scomparsi o sono stati fatti saltare in aria negli anni Novanta, quando 65 tra giornalisti, collaboratori e distributori sono stati assassinati, secondo i dati dell´Associazione dei Giornalisti Turchi.
Le uccisioni dei giornalisti non hanno comunque avuto termine nel decennio successivo: l´armeno Hrant Dink è stato assassinato in piena luce del giorno nel 2007, a distanza ravvicinata in mezzo alla strada, poco dopo aver lasciato il suo ufficio di Istanbul. La politica di repressione continua attraverso una maschera diversa oggi, con circa un centinaio di giornalisti kurdi e d´opposizione incarcerati per aver esercitato il loro lavoro e accusati dal governo di essere “assassini” e “molestatori”. 
In una lettera in risposta alle accuse del Primo Ministro Erdoğan, i giornalisti imprigionati hanno dichiarato: “Vorremmo chiedere al Primo Ministro quale dei giornalisti dietro le sbarre è coinvolto in ‘omicidi’,  ‘attentati’, ‘stupri’, e ‘furti’. Le chiediamo di spiegarci e provare le sue accuse. Se sussiste una sorta di illegittimità in questione, questa è il fatto che ci è stato rubato il nostro lavoro, la nostra libertà è stata violentata, le nostre coscienze sono state soffocate e la verità è stata distorta”.
Erdoğan non ha né risposto a questa domanda, nè ha smesso di accusare i giornalisti in carcere.
Secondo la Piattaforma per la Libertà dei Giornalisti in Carcere, 97 giornalisti tra cui 19 editori, sono attualmente incarcerati in Turchia e la maggioranza di loro è costituita da kurdi. 180 giornalisti sono stati messi dietro le sbarre negli ultimi tre anni e quasi 600 membri della stampa fronteggiano procedimenti legali.
I giornalisti incarcerati, i distributori e i collaboratori sono stati inizialmente arrestati con l´accusa di “appartenere ad un´organizzazione armata illegale”. In seguito sono stati accusati di “aver commesso crimini per conto di un´organizzazione illegale senza esserne appartenenti” e/o di “aver volontariamente favoreggiato un´organizzazione illegale e di far parte della sua struttura gerarchica”.
44 giornalisti, accusati di “appartenere ad un´organizzazione illegale” sono stati processati dal Dicembre 2011, nel contesto della cosiddetta operazione KCK (Unione delle Comunità Kurde). 36 di loro sono stati rimessi illegalmente in custodia cautelare, nonostante la mancanza di qualsiasi prova confermata. 
L´ufficio centrale di Ankara del Partito della Pace e della Democrazia (BDP) ha rilasciato un comunicato dedicato alla Giornata dei Media ed ha richiesto l´immediata scarcerazione dei 100 giornalisti dietro le sbarre in Turchia. 
Il BDP ha invitato lo stato turco ed il governo a cessare ogni tipo di imposizione repressiva sulla stampa.

ANF NEWS AGENCY

mercoledì 25 luglio 2012

Demirtaş: la Turchia dovrebbe rispettare il Kurdistan siriano

23 Luglio 2012
I kurdi siriani prenderanno la decisione sul loro futuro in questa fase critica, ha affermato il co-presidente del BDP

Nel valutare i recenti sviluppi in Siria, dove gli scontri tra le forze di sicurezza del regime di Assad e i gruppi armati sostenuti dall´Occidente sono diventati più duri ed i kurdi hanno preso il controllo di alcune regioni, il co-presidente del Partito della Pace e della Democrazia (BDP) Selahattin Demirtaş ha affermato che qualsiasi decisione presa riguardo al Kurdistan siriano dovrebbe essere rispettata da tutti e specialmente dallo stato turco. 

Demirtaş ha considerato la conquista del potere in alcune regioni da parte della popolazione kurda come una conseguenza del tentativo di assicurarsi un auto-governo ed ha sottolineato che qualsiasi intervento esterno sul posto sarebbe un´invasione. 

Il co-presidente del BDP ha richiamato l´attenzione sull´importanza dei recenti sviluppi in Siria, che –ha rimarcato- sono di particolare interesse per la politica interna di tutti i paesi e per i kurdi del Medio Oriente.

“La regione sta attraversando una situazione critica, poichè la popolazione kurda sta raggiungendo un risultato derivante dai suoi lunghi sforzi per assicurare la sua propria unità politica”, ha affermato Demirtaş, aggiungendo che i kurdi siriani prenderanno la decisione sul loro futuro in questa fase critica. 

Il co-presidente del BDP ha continuato affermando che “tutta la popolazione kurda nelle quattro aree del Kurdistan dovrebbe agire con sensibilità per proteggere il risultato ottenuto in Siria e per renderlo permanente. Spero che la popolazione del Kurdistan siriano resti al di fuori degli scontri in corso nel paese ma sono dell´opinione che nessun kurdo rimarrà in silenzio in caso di attacco verso i risultati conseguiti nelle regioni kurde della Siria”. 

Demirtaş ha fatto notare che la politica estera turca non è orientata verso un Kurdistan autonomo in Siria ed ha sottolineato che costruire buone relazioni con la popolazione kurda anche in Turchia andrebbe a favore di quest´ultima. 

ANF / AMED/DİYARBAKIR
ANF NEWS AGENCY

martedì 24 luglio 2012

Divieto sul nome per il Centro Culturale Cegerxwin e per 19 parchi di Diyarbakır

20 Luglio 2012 
I nomi di un centro culturale e di alcuni parchi sono stati vietati per il fatto di essere kurdi.
Il primo Tribunale Amministrativo di Diyarbakır ha imposto un divieto sui nomi del centro culturale Cegerxwin e di 19 parchi, con la motivazione di essere kurdi e composti da lettere prese in prestito da lingue straniere. 
 Il Centro Culturale Giovanile di Kayapınar, aperto nel 2009 dalla Municipalità di Kayapınar, ha cambiato nome in Centro Culturale Giovanile Cegerxwin nello stesso anno su decisione del Consiglio di distretto. L´ufficio del Governatore di Kayapınar ha intentato un´azione giudiziaria per la sospensione dell´esecuzione dopo il cambio di nome, affermando che quest´ultimo non era conforme alla lingua turca. 
A seguito dell´azione contro il cambio di nome da parte dell´ufficio del Governatore, il Primo Tribunale Amministrativo di Diyarbakır ha emanato un divieto sui nomi del Centro Culturale Giovanile Cegerxwin e su quelli di 19 parchi in città, motivando la proibizione in base alle procedure ufficiali, che richiedono la denominazione in lingua turca di strade e aree in accordo con le legislazioni costituzionali. 
 I legali della Municipalità di Kayapınar hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato per contestare la decisione del Tribunale Amministartivo. 
I nomi vietati dei parchi citati sono: Zembilroş Park, 33 Bullets Park, Derwêşê Ewdi Park, Nefel Park, Daraşin Park, Bêzar Park, Ciwan Park, Sosin Park, Jiyanan Azad Park, Aşîtî Park, Yek Gûlan Park, Beybun Park, Şilan Park, Roşna Park, Rojbîn Park, Rojda Park, Berfîn Park and Roşan Park. 

ANF / AMED/DİYARBAKIR ANF NEWS AGENCY

giovedì 7 giugno 2012

Amnesty contro la Turchia, in nome dei diritti

Per la corte che l'ha appena giudicata, Leyla Zana, deputata curda del Parlamento turco, è colpevole. Dieci anni di carcere per "propaganda" a favore del suo popolo, una condanna che rappresenta l'ennesima conferma del lungo cammino che attende la Turchia sulla strada della democrazia e dei diritti politici e civili, come ricorda anche Amnesty International. di Maria Letizia Perugini Era l’ottobre scorso, quando la Special Authorized 7° High Criminal Court chiedeva 45 anni di carcere per Leyla Zana, una leader storica della lotta politica dei curdi in Turchia. Il processo era stato aperto per giudicare la donna rispetto ad alcuni discorsi tenuti a favore del suo popolo. Ora la corte l'ha riconosciuta colpevole di violazione della legge antiterrorismo, condannandola a dieci anni di reclusione, che però non verranno scontati grazie all’immunità accordata ai deputati. Ma la prima donna curda a sedere nel Parlamento turco le conosce molto bene le carceri turche. Al momento del suo insedimanto nel 1991, Leyla decise infatti di pronunciare parte del proprio discorso in lingua curda, provocando sdegno e scandalo tra i colleghi, a cui seguì una condanna penale. Allora l’uso della lingua curda era vietato persino nel privato. Simbolica anche la frase che scelse di pronunciare: "Faccio questo giuramento per la fratellanza tra il popolo curdo e il popolo turco". A partire dal 1994, quando il partito filo-curdo venne dichiarato fuori legge, Leyla dovette scontare 10 anni di prigione. Nel corso della sua permenenza in carcere venne candidata per due volte al premio Nobel per la Pace, e nel 1995 vinse l'Andrei Sakharov per i diritti umani, assegnatole dal Parlamento europeo. Nel 2004, tornata in libertà, ha ripreso la sua attività politica e nel 2011 è stata nuovamente eletta nel Parlamento turco, dove siede tuttora. La vicenda politica e personale della Zana appare esemplificativa dello stato dei diritti politici e civili in Turchia, tra processi iniqui e limitazioni alla libertà di espressione. E’ questo il quadro che emerge anche dal rapporto annuale di Amnesty International pubblicato nei giorni scorsi. Secondo l'ong, Leyla Zana deve essere considerata una "prigioniera di coscienza". Ma le critiche di Amnesty non finiscono qui: le elezioni parlamentari che nel luglio scorso hanno portato alla riconferma dell’Akp di Erdogan (il Partito di giustizia e sviluppo), hanno visto l’impossibilità per nove membri dell’opposizione regolarmente eletti di sedere tra i banchi del Parlamento a causa dei processi giudiziari aperti nei loro confronti. Basti pensare al caso di Hatip Dicle, per il quale i deputati curdi hanno iniziato un lungo sciopero della fame. Nel rapporto si parla di processi iniqui che vanno a inficiare il diritto alla libertà d’espressione, nonché dei molti giornalisti che tra il 2011 e il 2012 hanno rischiato azioni legali solo per aver parlato della condizione dei curdi in Turchia. Le basi legali per le incriminazioni di tali “reati” derivano da alcuni articoli del codice penale, ma soprattutto dalla normativa antiterrorismo, che per Amnesty è “eccessivamente ampia e vaga”, con la conseguenza che la sua applicazione risulta arbitraria e spesso finisce con il negare diritti fondamentali sanciti dall’ordinamento internazionale. Inoltre la possibilità di imporre il vincolo della segretezza sui procedimanti limita fortemente la capacità di difesa degli avvocati rispetto all'esame delle prove a carico dei propri assistiti. La legge antiterrorismo introdotta nel 2006 è stata subito additata dalle maggiori organizzazioni per la protezione dei diritti umani come una delle più rigide al mondo, dal momento che consente di condannare a 28 anni di carcere chiunque partecipi a una manifestazione a sostegno di organizzazioni terrorisitiche. Altro particolare rilevante di tale legislazione riguarda la possibilità di incriminare e processare i bambini al pari degli adulti, per gli stessi reati. La detenzione minorile è infatti un altro degli aspetti considerati dal rapporto Amnesty. E nonostante le modifiche realizzate nel 2010, che intendevano limitare i processi contro i minori per la partecipazione a manifestazioni, di fatto poco è cambiato. Attualmente sono tanti i bambini e i ragazzi in custodia preventiva, spesso detenuti nelle strutture destinate agli adulti. In diverse province mancano addirittura i tribunali per minori. Ancora per quanto riguarda la libertà d'espressione, il rapporto di Amnesty rileva l’uso eccessivo della forza da parte della polizia. Sebbene nel settembre scorso il governo di Ankara abbia firmato il protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura, aprendo così la strada al monitoraggio indipendente dei luoghi di detenzione, ad oggi ancora non sono stati adottati gli strumenti giuridici per l'applicazione delle nuove regole. E chi finisce in carcere non ha alcuna garanzia sul rispetto dei propri diritti. 28 maggio 2012 fonte : Osservatorio Iraq

sabato 26 maggio 2012

Peace in Kurdistan Campaign

25 Maggio 2012
Revocare la condanna di Leyla Zana per l’ avvio di un processo di pace
La "Peace in Kurdistan Campaign" deplora la decisione del tribunale di Diyarbakir del 24 maggio, che ha condannato Leyla Zana a dieci anni di carcere con l'accusa di "fare propaganda " a nome del PKK.
A nostro avviso tale condanna fa emergere le carenze della Turchia in merito alla democratizzazione del paese e mette seriamente in discussione l'imparzialità del sistema giudiziario turco. La situazione attuale non può far altro che acutizzare le tensioni preesistenti e portare ad un' ulteriore alienazione della comunità curda da parte dello Stato turco.
Le accuse riguardano nove discorsi pronunciati da Leyla Zana, in merito al riconoscimento dell'identità curda e all'apertura dei negoziati di pace tra la Turchia e il Pkk.
Leyla Zana gode attualmente dell' immunità parlamentare, che dovrebbe proteggerla dal rischio di finire in prigione.
Nel 1990 Leyla Zana è diventata un simbolo della resistenza curda contro l'oppressione dello Stato turco, dopo aver trascorso quasi un decennio in prigione. Fu rilasciata nel 2004.
Invece di essere processata per presunti legami terroristici, Leyla Zana dovrebbe essere considerata come portavoce del suo popolo, poichè l'Onorevole ha assunto un ruolo di vitale importanza nel porre fine al conflitto curdo.
Questa situazione è incline a durare all'infinito se la Turchia non inizierà ad accettare che l'unica strada per raggiungere una pace duratura e globale, è quella di impegnarsi in un dialogo significativo con i rappresentanti curdi.
Per informazioni contattare:
Campaign for a political solution of the Kurdish Question
Email: estella24@tiscali.co.uk
www.peaceinkurdistancampaign.wordpress.com

venerdì 25 maggio 2012

10 anni a deputata curda Leyla Zana per propaganda Pkk


Leyla Zana, una nota deputata curda del Parlamento di Ankara, è stata condannata dal tribunale di Diyarbakir, nel sudest della Turchia, a dieci anni in carcere per l'accusa di propaganda a favore dei ribelli del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan).
Zana, che è protetta dall'immunità parlamentare, ha annunciato che presenterà appello. La deputata è stata condannata a causa di nove discorsi tenuti da lei tra il 2007 e il 2008 e considerati mezzo di propaganda del Pkk, che lotta per una maggiore autonomia del sudest del Paese abitato perlopiù dai curdi.
Zana fu condannata per le stesse accuse nel 2008, ma una Corte d'appello aveva respinto il verdetto e ordinato un nuovo processo. Negli anni '90 Zana passò dieci anni in carcere per accuse di legami con il Pkk e fu rilasciata nel 2004. Nelle elezioni parlamentari dell'anno scorso è stata eletta come deputata indipendente.
Ankara (Turchia), 24 mag. (LaPresse/AP) -

lunedì 14 maggio 2012

Premio Ludovic Trarieux

Il Premio Internazionale per i Diritti Umani Ludovic Trarieux, è stato assegnato all’avvocato Muharrem Erbey, detenuto dal dicembre 2009 nel carcere di Diyarbakir. 
Muharrem Erbey, 40 anni, presidente dell'IHD, è stato arrestato il 24 dicembre 2009, con l'accusa di "essere membro di un' organizzazione illegale ". 
Mr. Erbey prima di essere arrestato, ha avuto il tempo di sensibilizzare i parlamenti di Belgio, Svezia e Regno Unito sulla situazione dei curdi in Turchia. Nel luglio 2009, ha tenuto una conferenza stampa dopo la pubblicazione di un rapporto sulle violazioni dei diritti umani dei curdi dall'inizio del 2009. 
Il processo contro Erbey e altre 151 persone, tra cui molti politici legalmente eletti, e' iniziato a Diyarbakir il 18 ottobre 2010 e gli imputati hanno subito una serie impressionante di violazioni, incluso il divieto di poter testimoniare in curdo. Il premio viene assegnato dall 'Istituto dei Diritti Umani, l'Istituto di Formazione Human Rights Law Society di Parigi, l'Istituto dei Diritti Umani del foro di Bruxelles, l''Unione Forense per la Tutela dei Diritti dell'Uomo (Roma) e l'Istituto dei Diritti Umani degli Avvocati Europei. 
(fonte Le Parisien)

martedì 8 maggio 2012

Erdoğan da Monti: l'Italia chieda alla Turchia il rispetto dei diritti umani e una soluzione per la questione kurda!

Siamo kurdi. Siamo stati costretti all'esilio. Ringraziamo l'Italia che ci ha riconosciuto come rifugiati politici. Chiediamo allora al paese che ci ospita di essere coerente con questa scelta e di chiedere al Primo Ministro turco Erdoğan, presente oggi in Italia per un vertice con il Governo Monti, di cambiare radicalmente la sua politica di repressione dei diritti che ci costringe all'esilio. Noi amiamo la nostra terra. Non vorremmo essere costretti a lasciarla. Ma le politiche del Governo turco ci impediscono di parlare nella nostra lingua, di decidere per noi stessi, incarcerando i nostri politici liberamente scelti, non rispettando la libertà di stampa con quasi 100 giornalisti in carcere, uccidendo i nostri figli come avvenuto a Roboski lo scorso 28 dicembre, dove 34 civili kurdi fra cui 17 minori hanno trovato la morte sotto le bombe dell'aviazione turca, reprimendo ogni spazio di libero dissenso con migliaia di studenti, sindacalisti, avvocati difensori dei diritti umani, bambini in prigione.
Solo pochi mesi fa il Parlamento italiano ha ascoltato in audizione presso il Comitato diritti umani della Camera l'onorevole turco del Partito della Pace e della Democrazia Ertuğrul Kurkçu, prendendo atto della situazione che da allora è peggiorata: l'associazione turca per i diritti umani (İHD) nel suo ultimo rapporto pubblicato solo tre settimane fa, riporta dati preoccupanti: 12.685 arresti, 3.252 casi di tortura e maltrattamenti nel 2011, 2.309 minori attualmente detenuti e soggetti a violenze e abusi in carcere.
Noi non siamo contro il fatto che la Turchia entri a far parte dell'Unione Europea o che stringa accordi commerciali con i paesi dell'Europa: ma per fare questo occorre che prima rispetti i diritti umani e politici di una larga parte della sua popolazione, in particolare quella kurda ma anche le altre minoranze etniche e religiose, altrimenti non potrà mai definirsi una democrazia!
Chiediamo al Parlamento e al Governo italiano di vincolare accordi e partenariati commerciali al rispetto dei diritti umani e all'avvio di un negoziato con tutte le parti in conflitto per raggiungere finalmente una pace duratura e uno statuto per la popolazione kurda in Turchia. 
presidio 8 maggio 2012 piazza della Rotonda (Pantheon) dalle 10.00 alle14.00

sabato 28 aprile 2012

La Turchia, un paese pericoloso per i lavoratori

La Turchia è uno dei paesi più pericolosi al mondo per i lavoratori e nonostante l’impennata economica vantata dal governo dell'AKP e osannata dall'Occidente, i lavoratori continuano ad essere vittime di infortuni: 238 morti dall’inizio del 2012 e quasi 10.300 in nove anni.
2,2 milioni di lavoratori in tutto il mondo muoiono ogni anno, a seguito di un infortunio sul lavoro o a causa di una “malattia professionale”. 5000 persone al giorno, secondo l'Ufficio Internazionale del Lavoro. La Turchia si trova in cima alla lista tra i paesi europei ed è stata classificata 3 ° al mondo, secondo l'ufficio dell’ International Labour Organization (ILO).
Il 26 aprile a Istanbul, due operai sono rimasti uccisi e altri cinque feriti , in un'esplosione di una bombola di gas. Il sindaco di Istanbul ha dichiarato che la società in questione era stata chiusa per ben tre volte, ma aveva ripreso le attività, noncurante dei divieti.
Il 9 marzo, undici lavoratori sono morti in un incendio che ha distrutto la tenda che utilizzavano per trascorrere la notte, presso la sede di un importante centro commerciale di Esenyurt, a Istanbul.
Secondo i dati del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, almeno 238 lavoratori sono deceduti dall'inizio del 2012: 62 in gennaio, 42 in febbraio, 59 a marzo e 75 segnalati tra il 1° e il 26 aprile.
Il 27 aprile, il deputato del BDP Ertugrul Kurkcu, ha chiesto la creazione di una commissione parlamentare d'inchiesta per determinare le cause della recrudescenza di tali incidenti.
"Bassi salari, tempi di lavoro estenuanti che si spingono fino a 14 ore, la mancanza di sicurezza sociale, l’assenza di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, si abbattono su più di 10 milioni di persone", ha detto l’Onorevole....I settori più colpiti sono l'edilizia, l’energia, l’industria metallurgica e il settore dei servizi……Il dipartimento non sta facendo il suo dovere, evitando di proteggere la vita dei lavoratori, al contrario, sta cercando di indebolire e sciogliere i sindacati. "La vita di un uomo non può ridursi a numeri o statistiche, nulla è più importante della vita umana."
Attualmente, le prigioni turche ospitano quaranta sindacalisti.

fonte: ActuKurde

mercoledì 25 aprile 2012

Umut, vittima della legge anti terrorismo

Ho incontrato un bambino che è cresciuto "nel bel mezzo della guerra". 
Una vittima della legge anti-terrorismo...Partecipava all'evento organizzato dal Movimento che si occupa della giustizia per i minori (CIAT) ad Ankara. 
C'era ansia sul suo viso e rabbia nella sua voce. Gli ho chiesto "Come ti chiami?". 
Lui non voleva dirmelo. Ne ho chiesto il motivo e il ragazzo mi ha detto: "Siamo stati rilasciati grazie all'emendamento siccome avevamo meno di 18 anni, poi però hanno cominciato a metterci in prigione raggiunta la maggiore età. Ecco perché non voglio dirti il ​​mio nome." Ho chiesto "Vuoi scegliere un soprannome?" e lui mi disse: "Chiamami Umut (Speranza). Non sarei in grado di vivere senza speranza. Ecco perché preferisco che mi chiami Umut". 
Un anno in carcere Umut è stato messo in carcere, dopo aver partecipato a una manifestazione organizzata per commemorare le persone imprigionate e morte nel carcere di Diyarbakir durante il colpo di Stato del 12 settembre 1980. Aveva solo 15 anni. "Stavo lasciando la manifestazione quando la polizia ha cominciato a picchiarmi." Ha detto Umut. "Quando ci hanno fatto salire sull’autobus, hanno ordinato di mettere la testa tra i sedili. Hanno iniziato a colpirci, e a picchiare chi osava alzare la testa. Poi hanno lanciato un lacrimogeno che ci ha intossicato. 
Sono stato nella sezione anti-terrorismo per 4 giorni e poi mi hanno imprigionato a Diyarbakır”. Gli chiedo "Anche tu eri esposto alla violenza in prigione?". Dice "La gente si conosce a Diyarbakir. Ecco perché i guardiani non ci toccano" e aggiunge, "Le prigioni non sono luoghi per bambini. Ci sono bimbi di nove, dieci anni." Umut pesava 72 kg quando fu imprigionato nel 2008 e al momento del rilascio avvenuto nel 2009, aveva perso 12 kg. In realtà non pensava di ritornare libero. 
Ha avuto problemi di insonnia per un lungo periodo ma sta riuscendo a ritornare alla "normalità" grazie all'aiuto di uno psicologo della Fondazione Turca per i diritti umani. Le persone normali non possono rimanere insensibili Stiamo parlando del 23 aprile, quando improvvisamente mi rendo conto che la sua voce diventa carica di rabbia. Gli chiedo "Qual è il significato del 23 aprile?" 
E lui mi risponde con la descrizione di due immagini: "Ogni 23 aprile mi vengono in mente due immagini. La prima si riferisce al lato occidentale di questo paese. La dove gli uomini di stato stanno scherzando e giocando con i bambini….. La seconda foto è l'opposto della prima...I poliziotti stanno torturando i bambini sul lato orientale del fiume Fırat. 
Ecco perché il 23 aprile non è la festa dei bambini curdi " Alcune persone li chiamano "ragazzi lancia-pietre”. Chiedo a Umut "Qual’è la rabbia celata sotto il lancio delle pietre?" e Umut mi risponde: "Da noi, almeno uno dei parenti di ogni bambino è stato ucciso o si trova in carcere. I bambini lo sanno e non possono restare insensibili. In realtà, la gente normale non può rimanere inerte di fronte a questa situazione. " Voglio diventare avvocato Poco dopo la sua scarcerazione, Umut si è diplomato al liceo. 
Stava studiando per l'esame di accesso all’università ma fu preso in custodia a soli 10 giorni dall'esame. "Dicono che stavo nascondendo qualcosa a casa" aggiunge Umut. E'stato rilasciato dopo un po’ di tempo. Ha sostenuto l'esame però non è riuscito a superarlo. Mi dice che studierà per ritentarlo nuovamente perchè il suo sogno è diventare avvocato. "Lo stato non vuole che i bambini curdi ricevano un'istruzione. Opprimono gli studenti universitari. 
Ci sono studenti che vengono messi in carcere per non aver fatto nulla di strano o per aver applaudito durante una manifestazione. Dopo aver assistito a queste ingiustizie, voglio contribuire a cambiare le cose, diventando avvocato. " Gli chiedo, "Umut, cosa vorresti disegnare con la tua mente ?" e lui mi dice: "Mi piacerebbe disegnare un mondo senza violenza e un mondo dove i bambini non stanno in prigione. Alla fine della nostra conversazione, Umut mi ricorda per l'ultima volta "Non usare il mio nome, OK? Io mi fido di te. Non voglio andare dietro le sbarre di nuovo". 
(fonte - Bianet)

Petizione per Hazankeif

E' online una petizione rivolta all'Unesco per salvare la meravigliosa Hazankeyf : Change.org

domenica 22 aprile 2012

Giornata mondiale dedicata alla terra

Sul sito de l'Institute Kurde è possibile vedere stupende immagini della valle del Munzur (zona di Dersim - Kurdistan), dichiarata Parco Nazionale dal governo turco, lo stesso che sta progettando ora una serie di dighe senza ovviamente interpellarne gli abitanti. Si pensava quindi di avviare qualche campagna di sensibilizzazione e/o di protesta.
Siamo in attesa anche di suggerimenti.

Riceviamo notizie sulla protesta in atto a Strasburgo dai nostri amici dell'Associazione Senza Paura.

Il dramma dei minori in carcere

Il minorenne T.T. che è stato incarcerato dopo aver raccontato i terribili abusi subiti nei carceri di Pozantı e nella casa circondariale Kürkçüler, è stato attaccato da un prigioniero comune mentre era ricoverato nel dipartimento di salute mentale dell’ospedale Ekrem Tok di Adana. La famiglia di T.T. , allarmata per la sicurezza del ragazzo, ha rivolto un appello per ottenerne l’immediato rilascio. T.T. è stato incarcerato il 7 marzo con l’accusa di aver preso parte a una manifestazione considerata illegale, il ragazzo in realtà è stato arrestato dopo aver rilasciato un’intervista all’agenzia DİHA in merito agli abusi subiti in carcere. La giornalista Özlem Agus che si era occupata del caso, è stata anch’essa arrestata con l’accusa di far parte di un’organizzazione illegale e di avar contribuito alla propaganda della stessa organizzazione.
Nuovi abusi ai danni di T.T.
E’ stato reso noto che T.T. ha tentato il suicidio per ben due volte. Dopo essere stato ricoverato nel reparto di psichiatria è stato percosso da un prigioniero comune il 19 marzo e il 20, l'attacco gli ha provocato una frattura al cranio. T.T. dopo aver rifiutato le terapie, aveva manifestato l'intenzione di tornare in prigione. Un soldato della gendarmeria ha ordinato ad alcuni detenuti ordinari di picchiare T.T . additandolo come “terrorista”.
I genitori del ragazzo sono molto preoccupati per la salute e la sicurezza del figlio e ne chiedono l’immediata scarcerazione. L’avvocato Tugay Bek che si sta occupando del caso, ha sottolineato che il violento attacco di cui è stato vittima il suo assistito, è la prova che il ragazzo deve essere rilaciato per poter così usufruire dei trattamenti necessari alla guarigione.

Interrogazione parlamentare in merito alle intercettazioni a cui sono sottoposti i Deputati del BDP
Il Deputato del BDP Ibrahim Rider ha presentato un'interrogazione parlamentare in relazione alle intercettazioni telefoniche a cui sono stati sottoposti i cellulari dei deputati del BDP e i telefoni degli uffici del medesimo partito.
Il 17 aprile il Ministro degli Affari interni, Idris Naim Şahin ha apertamente ammesso che i deputati del BDP erano sottoposti a intercettazioni. Il Ministro in un discorso al Parlamento ha fatto la seguente dichiarazione:"I deputati stavano parlando tra di loro in merito al Newroz, ne sono al corrente".

Tutte le attività degli avvocati di Ocalan sono considerate reati Le accuse contro i 50 avvocati del Leader del PKK Abdullah Öcalan considera tutti gli incontri e i contatti tra Öcalan e il team di suoi avvocati come attività di un’organizzazione illegale. Gli appunti di tali riunioni,che sono stati resi noti attraverso i media, vengono ritenute prove di reato.
Le 890 pagine cariche di accuse sono in gran parte composte dai dialoghi tra Öcalan e gli avvocati, che sono stati pubblicati settimanalmente dalla stampa. Le note contenute in tali appunti sono state considerate come “istruzioni” per un’organizzazione illegale. Inoltre, i colloqui tra gli avvocati dello Studio Legale Asrin sono ritenute prove di reato. Questioni ordinarie come “Chi andrà a Imrali questa settimana?” o “ il nostro collega è in ufficio?”, vengono interpretate e giudicate come “attività di un’organizzazione illegale”.


Musicista kurdo condannato a 9 anni di prigione
Diyarbakir (DİHA) - Il musicista kurdo, Seyithan Karatas, che ha tenuto un concerto nel corso di un incontro elettorale a Karayazı il 2 giugno 2011 è stato condannato a nove anni e mezzo con l'accusa di essere un membro "dell'organizzazione illegale" e per "produzione di propaganda dell'organizzazione illegale". La corte lo ha ritenuto colpevole perchè ha cantato due canzoni con le parole "kurdo" e "Kurdistan". Karatas che è già stato in carcere per nove mesi, ha sottolineato che la sentenza è ingiusta e che le parole incriminate sono pronunciate ogni giorno sul canale televisivo statale kurdo TRT6.

fonte : UIKI Onlus

giovedì 19 aprile 2012

La Turchia e l’elasticità europea sulla questione curda

Prosegue lo sciopero della fame delle quindici persone che a Strasburgo protestano da quasi due mesi per chiedere maggiori diritti per la popolazione curda in Turchia e per la libertà di Abdullah Ocalan. Sul versante interno, continua il processo al Kck, accusato di legami con i 'terroristi', e si rafforzano i timori per la sorte del Bdp.

di Luca Bellusci

Dall’inizio del 2012 sono state circa 3.200 le persone prese in custodia detentiva in Turchia, con l’accusa di appartenere a una rete terroristica che farebbe capo al Kck, organizzazione della società civile curda che comprenderebbe al suo interno anche la formazione del Pkk.
Con una media di 35 arresti al giorno, la compagine politica curda si ritrova ora a dover fare i conti con una graduale ma inesorabile decimazione di quei politici in grado di portare avanti le istanze della loro minoranza all’interno del paese, situazione che condiziona in maniera molto rilevante qualsiasi tentativo di riconciliazione nazionale.
In un recente rapporto dell’organizzazione per i diritti umani IHD si dichiara che nel 2011 sono state 12.685 le detenzioni preventive attuate nei confronti di politici, amministratori locali, giornalisti, esponenti della società civile e accademica curda.
Quasi tredicimila persone direttamente coinvolte nelle attività politiche e civili curde sono dietro le sbarre di una prigione perché aderenti a una rete civica.
Come forma di protesta, circa 400 esponenti della minoranza hanno intrapreso uno sciopero della fame in Turchia lo scorso 15 febbraio, con il fine di alimentare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla questione e rompere un silenzio mediatico senza precedenti, anche alla luce delle recenti rivoluzioni arabe che hanno comunque concentrato l’attenzione sulla regione mediorientale.

Il digiuno che 'imbarazza' l’Unione Europea
Nella sua ultima risoluzione del 29 marzo 2012, sul rapporto 2011 relativo ai progressi compiuti dalla Turchia, il Parlamento europeo ha redatto in sessantatré punti le cosiddette ‘raccomandazioni’ con le quali comunica lo stato d’avanzamento di Ankara nel processo di adesione all’Unione Europea.
La risoluzione, suddivisa in quattro capitoli, elenca una serie di misure e provvedimenti per completare i criteri di Copenaghen, quelli cioè che illustrano al governo turco tutti gli step necessari per arrivare alla completa adesione nell’Ue.
Al punto 36 della risoluzione si affronta la questione curda in Turchia:
- (Il Parlamento Europeo) invita la Turchia a dimostrare ‘elasticità’ e a intensificare gli sforzi per una soluzione politica alla questione curda; ritiene che, in tale contesto, il diritto all'istruzione nella lingua madre sia essenziale;
- ricorda che una soluzione politica può essere costruita solo su un dibattito aperto e veramente democratico sulla questione curda ed esprime preoccupazione per il gran numero di cause avviate contro scrittori e giornalisti che si occupano della questione curda e l'arresto da parte della polizia di vari politici, sindaci eletti a livello locale e membri dei consigli comunali, nonché avvocati, dimostranti e difensori dei diritti umani curdi in relazione al processo Kck, e altre operazioni di polizia;
- esorta il governo turco a gettare le basi in modo pacifico affinché le personalità politiche di origine curda possano partecipare a un dibattito libero e pluralistico; sottolinea l'importanza di promuovere la discussione sulla questione curda in seno alle istituzioni democratiche, in particolare nella Grande assemblea nazionale turca;
A fare da contrappeso a questo ‘rimprovero istituzionale’ dell’Ue arrivano i deputati del Parlamento europeo, che prontamente lodano la posizione di Ankara rispetto alla Siria, indicandola come “fonte d'ispirazione per gli Stati arabi in fase di democratizzazione”. Una sorta di controsenso diplomatico.
Per sollecitare anche il Vecchio Continente a prendere una posizione più ferma nei confronti della Turchia, da circa cinquanta giorni a Strasburgo un gruppo di quindici persone in rappresentanza del popolo curdo ha iniziato uno sciopero della fame a oltranza.
Le gravi condizioni di salute di alcuni di loro hanno destato più di una preoccupazione e tre attivisti sono stati già ricoverati in ospedale.
L’11 aprile il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) ha annullato un incontro a Strasburgo con la delegazione degli scioperanti, accompagnati da alcuni deputati del partito curdo Bdp, affermando di non poter affrontare questo tipo di pressione.
Il riferimento è rivolto in modo implicito alle gravi conseguenze in cui versano alcuni dei manifestanti, in sciopero della fame dal 1° marzo scorso.
L'atteggiamento di Bruxelles trova la sua ragione d’essere proprio nel titolo dell’ultima risoluzione del Parlamento, che recita: “L'interdipendenza tra l'Ue e la Turchia deve essere tutelata nel processo di riforma”.
La relazione mette in risalto il ruolo strategico della Turchia, e la volontà dell'Ue di rafforzare la cooperazione con Ankara in politica estera, di vicinato e nel campo dell'energia. Questione curda permettendo.

fonte : OsservatorioIraq