giovedì 7 giugno 2012
Amnesty contro la Turchia, in nome dei diritti
Per la corte che l'ha appena giudicata, Leyla Zana, deputata curda del Parlamento turco, è colpevole. Dieci anni di carcere per "propaganda" a favore del suo popolo, una condanna che rappresenta l'ennesima conferma del lungo cammino che attende la Turchia sulla strada della democrazia e dei diritti politici e civili, come ricorda anche Amnesty International.
di Maria Letizia Perugini
Era l’ottobre scorso, quando la Special Authorized 7° High Criminal Court chiedeva 45 anni di carcere per Leyla Zana, una leader storica della lotta politica dei curdi in Turchia.
Il processo era stato aperto per giudicare la donna rispetto ad alcuni discorsi tenuti a favore del suo popolo. Ora la corte l'ha riconosciuta colpevole di violazione della legge antiterrorismo, condannandola a dieci anni di reclusione, che però non verranno scontati grazie all’immunità accordata ai deputati.
Ma la prima donna curda a sedere nel Parlamento turco le conosce molto bene le carceri turche. Al momento del suo insedimanto nel 1991, Leyla decise infatti di pronunciare parte del proprio discorso in lingua curda, provocando sdegno e scandalo tra i colleghi, a cui seguì una condanna penale.
Allora l’uso della lingua curda era vietato persino nel privato.
Simbolica anche la frase che scelse di pronunciare: "Faccio questo giuramento per la fratellanza tra il popolo curdo e il popolo turco".
A partire dal 1994, quando il partito filo-curdo venne dichiarato fuori legge, Leyla dovette scontare 10 anni di prigione.
Nel corso della sua permenenza in carcere venne candidata per due volte al premio Nobel per la Pace, e nel 1995 vinse l'Andrei Sakharov per i diritti umani, assegnatole dal Parlamento europeo.
Nel 2004, tornata in libertà, ha ripreso la sua attività politica e nel 2011 è stata nuovamente eletta nel Parlamento turco, dove siede tuttora.
La vicenda politica e personale della Zana appare esemplificativa dello stato dei diritti politici e civili in Turchia, tra processi iniqui e limitazioni alla libertà di espressione.
E’ questo il quadro che emerge anche dal rapporto annuale di Amnesty International pubblicato nei giorni scorsi. Secondo l'ong, Leyla Zana deve essere considerata una "prigioniera di coscienza".
Ma le critiche di Amnesty non finiscono qui: le elezioni parlamentari che nel luglio scorso hanno portato alla riconferma dell’Akp di Erdogan (il Partito di giustizia e sviluppo), hanno visto l’impossibilità per nove membri dell’opposizione regolarmente eletti di sedere tra i banchi del Parlamento a causa dei processi giudiziari aperti nei loro confronti.
Basti pensare al caso di Hatip Dicle, per il quale i deputati curdi hanno iniziato un lungo sciopero della fame.
Nel rapporto si parla di processi iniqui che vanno a inficiare il diritto alla libertà d’espressione, nonché dei molti giornalisti che tra il 2011 e il 2012 hanno rischiato azioni legali solo per aver parlato della condizione dei curdi in Turchia.
Le basi legali per le incriminazioni di tali “reati” derivano da alcuni articoli del codice penale, ma soprattutto dalla normativa antiterrorismo, che per Amnesty è “eccessivamente ampia e vaga”, con la conseguenza che la sua applicazione risulta arbitraria e spesso finisce con il negare diritti fondamentali sanciti dall’ordinamento internazionale.
Inoltre la possibilità di imporre il vincolo della segretezza sui procedimanti limita fortemente la capacità di difesa degli avvocati rispetto all'esame delle prove a carico dei propri assistiti.
La legge antiterrorismo introdotta nel 2006 è stata subito additata dalle maggiori organizzazioni per la protezione dei diritti umani come una delle più rigide al mondo, dal momento che consente di condannare a 28 anni di carcere chiunque partecipi a una manifestazione a sostegno di organizzazioni terrorisitiche.
Altro particolare rilevante di tale legislazione riguarda la possibilità di incriminare e processare i bambini al pari degli adulti, per gli stessi reati.
La detenzione minorile è infatti un altro degli aspetti considerati dal rapporto Amnesty. E nonostante le modifiche realizzate nel 2010, che intendevano limitare i processi contro i minori per la partecipazione a manifestazioni, di fatto poco è cambiato.
Attualmente sono tanti i bambini e i ragazzi in custodia preventiva, spesso detenuti nelle strutture destinate agli adulti. In diverse province mancano addirittura i tribunali per minori.
Ancora per quanto riguarda la libertà d'espressione, il rapporto di Amnesty rileva l’uso eccessivo della forza da parte della polizia. Sebbene nel settembre scorso il governo di Ankara abbia firmato il protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura, aprendo così la strada al monitoraggio indipendente dei luoghi di detenzione, ad oggi ancora non sono stati adottati gli strumenti giuridici per l'applicazione delle nuove regole.
E chi finisce in carcere non ha alcuna garanzia sul rispetto dei propri diritti.
28 maggio 2012
fonte : Osservatorio Iraq
sabato 26 maggio 2012
Peace in Kurdistan Campaign
25 Maggio 2012
Revocare la condanna di Leyla Zana per l’ avvio di un processo di pace
La "Peace in Kurdistan Campaign" deplora la decisione del tribunale di Diyarbakir del 24 maggio, che ha condannato Leyla Zana a dieci anni di carcere con l'accusa di "fare propaganda " a nome del PKK.
A nostro avviso tale condanna fa emergere le carenze della Turchia in merito alla democratizzazione del paese e mette seriamente in discussione l'imparzialità del sistema giudiziario turco. La situazione attuale non può far altro che acutizzare le tensioni preesistenti e portare ad un' ulteriore alienazione della comunità curda da parte dello Stato turco.
Le accuse riguardano nove discorsi pronunciati da Leyla Zana, in merito al riconoscimento dell'identità curda e all'apertura dei negoziati di pace tra la Turchia e il Pkk.
Leyla Zana gode attualmente dell' immunità parlamentare, che dovrebbe proteggerla dal rischio di finire in prigione.
Nel 1990 Leyla Zana è diventata un simbolo della resistenza curda contro l'oppressione dello Stato turco, dopo aver trascorso quasi un decennio in prigione. Fu rilasciata nel 2004.
Invece di essere processata per presunti legami terroristici, Leyla Zana dovrebbe essere considerata come portavoce del suo popolo, poichè l'Onorevole ha assunto un ruolo di vitale importanza nel porre fine al conflitto curdo.
Questa situazione è incline a durare all'infinito se la Turchia non inizierà ad accettare che l'unica strada per raggiungere una pace duratura e globale, è quella di impegnarsi in un dialogo significativo con i rappresentanti curdi.
Per informazioni contattare:
Campaign for a political solution of the Kurdish Question
Email: estella24@tiscali.co.uk
www.peaceinkurdistancampaign.wordpress.com
Revocare la condanna di Leyla Zana per l’ avvio di un processo di pace
La "Peace in Kurdistan Campaign" deplora la decisione del tribunale di Diyarbakir del 24 maggio, che ha condannato Leyla Zana a dieci anni di carcere con l'accusa di "fare propaganda " a nome del PKK.
A nostro avviso tale condanna fa emergere le carenze della Turchia in merito alla democratizzazione del paese e mette seriamente in discussione l'imparzialità del sistema giudiziario turco. La situazione attuale non può far altro che acutizzare le tensioni preesistenti e portare ad un' ulteriore alienazione della comunità curda da parte dello Stato turco.
Le accuse riguardano nove discorsi pronunciati da Leyla Zana, in merito al riconoscimento dell'identità curda e all'apertura dei negoziati di pace tra la Turchia e il Pkk.
Leyla Zana gode attualmente dell' immunità parlamentare, che dovrebbe proteggerla dal rischio di finire in prigione.
Nel 1990 Leyla Zana è diventata un simbolo della resistenza curda contro l'oppressione dello Stato turco, dopo aver trascorso quasi un decennio in prigione. Fu rilasciata nel 2004.
Invece di essere processata per presunti legami terroristici, Leyla Zana dovrebbe essere considerata come portavoce del suo popolo, poichè l'Onorevole ha assunto un ruolo di vitale importanza nel porre fine al conflitto curdo.
Questa situazione è incline a durare all'infinito se la Turchia non inizierà ad accettare che l'unica strada per raggiungere una pace duratura e globale, è quella di impegnarsi in un dialogo significativo con i rappresentanti curdi.
Per informazioni contattare:
Campaign for a political solution of the Kurdish Question
Email: estella24@tiscali.co.uk
www.peaceinkurdistancampaign.wordpress.com
venerdì 25 maggio 2012
10 anni a deputata curda Leyla Zana per propaganda Pkk
Leyla Zana, una nota deputata curda
del Parlamento di Ankara, è stata condannata dal tribunale di Diyarbakir, nel
sudest della Turchia, a dieci anni in carcere per l'accusa di propaganda a
favore dei ribelli del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan).
Zana, che è protetta dall'immunità parlamentare, ha annunciato che presenterà appello. La deputata è stata condannata a causa di nove discorsi tenuti da lei tra il 2007 e il 2008 e considerati mezzo di propaganda del Pkk, che lotta per una maggiore autonomia del sudest del Paese abitato perlopiù dai curdi.
Zana fu condannata per le stesse accuse nel 2008, ma una Corte d'appello aveva respinto il verdetto e ordinato un nuovo processo. Negli anni '90 Zana passò dieci anni in carcere per accuse di legami con il Pkk e fu rilasciata nel 2004. Nelle elezioni parlamentari dell'anno scorso è stata eletta come deputata indipendente.
Ankara (Turchia), 24 mag. (LaPresse/AP) -
Zana, che è protetta dall'immunità parlamentare, ha annunciato che presenterà appello. La deputata è stata condannata a causa di nove discorsi tenuti da lei tra il 2007 e il 2008 e considerati mezzo di propaganda del Pkk, che lotta per una maggiore autonomia del sudest del Paese abitato perlopiù dai curdi.
Zana fu condannata per le stesse accuse nel 2008, ma una Corte d'appello aveva respinto il verdetto e ordinato un nuovo processo. Negli anni '90 Zana passò dieci anni in carcere per accuse di legami con il Pkk e fu rilasciata nel 2004. Nelle elezioni parlamentari dell'anno scorso è stata eletta come deputata indipendente.
lunedì 14 maggio 2012
Premio Ludovic Trarieux
Il Premio Internazionale per i Diritti Umani Ludovic Trarieux, è stato
assegnato all’avvocato Muharrem Erbey, detenuto dal dicembre 2009 nel
carcere di Diyarbakir.
Muharrem Erbey, 40 anni, presidente dell'IHD, è stato arrestato il 24
dicembre 2009, con l'accusa di "essere membro di un' organizzazione
illegale ".
Mr. Erbey prima di essere arrestato, ha avuto il tempo di sensibilizzare
i parlamenti di Belgio, Svezia e Regno Unito sulla situazione dei curdi
in Turchia. Nel luglio 2009, ha tenuto una conferenza stampa dopo la
pubblicazione di un rapporto sulle violazioni dei diritti umani dei
curdi dall'inizio del 2009.
Il processo contro Erbey e altre 151 persone, tra cui molti politici
legalmente eletti, e' iniziato a Diyarbakir il 18 ottobre 2010 e gli
imputati hanno subito una serie impressionante di violazioni, incluso il
divieto di poter testimoniare in curdo.
Il premio viene assegnato dall 'Istituto dei Diritti Umani, l'Istituto
di Formazione Human Rights Law Society di Parigi, l'Istituto dei Diritti
Umani del foro di Bruxelles, l''Unione Forense per la Tutela dei Diritti
dell'Uomo (Roma) e l'Istituto dei Diritti Umani degli Avvocati Europei.
(fonte Le Parisien)
martedì 8 maggio 2012
Erdoğan da Monti: l'Italia chieda alla Turchia il rispetto dei diritti umani e una soluzione per la questione kurda!
Siamo kurdi. Siamo
stati costretti all'esilio. Ringraziamo l'Italia che ci ha riconosciuto come
rifugiati politici. Chiediamo allora al paese che ci ospita di essere coerente
con questa scelta e di chiedere al Primo Ministro turco Erdoğan, presente oggi
in Italia per un vertice con il Governo Monti, di cambiare radicalmente la sua
politica di repressione dei diritti che ci costringe all'esilio. Noi amiamo la
nostra terra. Non vorremmo essere costretti a lasciarla. Ma le politiche del
Governo turco ci impediscono di parlare nella nostra lingua, di decidere per noi
stessi, incarcerando i nostri politici liberamente scelti, non rispettando la
libertà di stampa con quasi 100 giornalisti in carcere, uccidendo i nostri figli
come avvenuto a Roboski lo scorso 28 dicembre, dove 34 civili kurdi fra cui 17
minori hanno trovato la morte sotto le bombe dell'aviazione turca, reprimendo
ogni spazio di libero dissenso con migliaia di studenti, sindacalisti, avvocati
difensori dei diritti umani, bambini in prigione.
Solo pochi mesi fa
il Parlamento italiano ha ascoltato in audizione presso il Comitato diritti
umani della Camera l'onorevole turco del Partito della Pace e della Democrazia
Ertuğrul Kurkçu, prendendo atto della situazione che da allora è peggiorata:
l'associazione turca per i diritti umani (İHD) nel suo ultimo rapporto
pubblicato solo tre settimane fa, riporta dati preoccupanti: 12.685 arresti,
3.252 casi di tortura e maltrattamenti nel 2011, 2.309 minori attualmente
detenuti e soggetti a violenze e abusi in carcere.
Noi non siamo
contro il fatto che la Turchia entri a far parte dell'Unione Europea o che
stringa accordi commerciali con i paesi dell'Europa: ma per fare questo occorre
che prima rispetti i diritti umani e politici di una larga parte della sua
popolazione, in particolare quella kurda ma anche le altre minoranze etniche e
religiose, altrimenti non potrà mai definirsi una democrazia!
Chiediamo al
Parlamento e al Governo italiano di vincolare accordi e partenariati commerciali
al rispetto dei diritti umani e all'avvio di un negoziato con tutte le parti in
conflitto per raggiungere finalmente una pace duratura e uno statuto per la
popolazione kurda in Turchia.
presidio 8 maggio 2012
piazza della Rotonda
(Pantheon)
dalle 10.00 alle14.00
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sabato 28 aprile 2012
La Turchia, un paese pericoloso per i lavoratori
La Turchia è uno dei paesi più pericolosi al mondo per i lavoratori e nonostante l’impennata economica vantata dal governo dell'AKP e osannata dall'Occidente, i lavoratori continuano ad essere vittime di infortuni: 238 morti dall’inizio del 2012 e quasi 10.300 in nove anni.
2,2 milioni di lavoratori in tutto il mondo muoiono ogni anno, a seguito di un infortunio sul lavoro o a causa di una “malattia professionale”. 5000 persone al giorno, secondo l'Ufficio Internazionale del Lavoro. La Turchia si trova in cima alla lista tra i paesi europei ed è stata classificata 3 ° al mondo, secondo l'ufficio dell’ International Labour Organization (ILO).
Il 26 aprile a Istanbul, due operai sono rimasti uccisi e altri cinque feriti , in un'esplosione di una bombola di gas. Il sindaco di Istanbul ha dichiarato che la società in questione era stata chiusa per ben tre volte, ma aveva ripreso le attività, noncurante dei divieti.
Il 9 marzo, undici lavoratori sono morti in un incendio che ha distrutto la tenda che utilizzavano per trascorrere la notte, presso la sede di un importante centro commerciale di Esenyurt, a Istanbul.
Secondo i dati del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, almeno 238 lavoratori sono deceduti dall'inizio del 2012: 62 in gennaio, 42 in febbraio, 59 a marzo e 75 segnalati tra il 1° e il 26 aprile.
Il 27 aprile, il deputato del BDP Ertugrul Kurkcu, ha chiesto la creazione di una commissione parlamentare d'inchiesta per determinare le cause della recrudescenza di tali incidenti.
"Bassi salari, tempi di lavoro estenuanti che si spingono fino a 14 ore, la mancanza di sicurezza sociale, l’assenza di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, si abbattono su più di 10 milioni di persone", ha detto l’Onorevole....I settori più colpiti sono l'edilizia, l’energia, l’industria metallurgica e il settore dei servizi……Il dipartimento non sta facendo il suo dovere, evitando di proteggere la vita dei lavoratori, al contrario, sta cercando di indebolire e sciogliere i sindacati. "La vita di un uomo non può ridursi a numeri o statistiche, nulla è più importante della vita umana."
Attualmente, le prigioni turche ospitano quaranta sindacalisti.
fonte: ActuKurde
mercoledì 25 aprile 2012
Umut, vittima della legge anti terrorismo
Ho incontrato un bambino che è cresciuto "nel bel mezzo della guerra".
Una vittima della legge anti-terrorismo...Partecipava all'evento organizzato dal Movimento che si occupa della giustizia per i minori (CIAT) ad Ankara.
C'era ansia sul suo viso e rabbia nella sua voce. Gli ho chiesto "Come ti chiami?".
Lui non voleva dirmelo. Ne ho chiesto il motivo e il ragazzo mi ha detto: "Siamo stati rilasciati grazie all'emendamento siccome avevamo meno di 18 anni, poi però hanno cominciato a metterci in prigione raggiunta la maggiore età. Ecco perché non voglio dirti il mio nome."
Ho chiesto "Vuoi scegliere un soprannome?" e lui mi disse: "Chiamami Umut (Speranza). Non sarei in grado di vivere senza speranza. Ecco perché preferisco che mi chiami Umut".
Un anno in carcere
Umut è stato messo in carcere, dopo aver partecipato a una manifestazione organizzata per commemorare le persone imprigionate e morte nel carcere di Diyarbakir durante il colpo di Stato del 12 settembre 1980. Aveva solo 15 anni. "Stavo lasciando la manifestazione quando la polizia ha cominciato a picchiarmi." Ha detto Umut.
"Quando ci hanno fatto salire sull’autobus, hanno ordinato di mettere la testa tra i sedili. Hanno iniziato a colpirci, e a picchiare chi osava alzare la testa. Poi hanno lanciato un lacrimogeno che ci ha intossicato.
Sono stato nella sezione anti-terrorismo per 4 giorni e poi mi hanno imprigionato a Diyarbakır”.
Gli chiedo "Anche tu eri esposto alla violenza in prigione?". Dice "La gente si conosce a Diyarbakir. Ecco perché i guardiani non ci toccano" e aggiunge, "Le prigioni non sono luoghi per bambini. Ci sono bimbi di nove, dieci anni."
Umut pesava 72 kg quando fu imprigionato nel 2008 e al momento del rilascio avvenuto nel 2009, aveva perso 12 kg. In realtà non pensava di ritornare libero.
Ha avuto problemi di insonnia per un lungo periodo ma sta riuscendo a ritornare alla "normalità" grazie all'aiuto di uno psicologo della Fondazione Turca per i diritti umani.
Le persone normali non possono rimanere insensibili
Stiamo parlando del 23 aprile, quando improvvisamente mi rendo conto che la sua voce diventa carica di rabbia. Gli chiedo "Qual è il significato del 23 aprile?"
E lui mi risponde con la descrizione di due immagini:
"Ogni 23 aprile mi vengono in mente due immagini. La prima si riferisce al lato occidentale di questo paese. La dove gli uomini di stato stanno scherzando e giocando con i bambini….. La seconda foto è l'opposto della prima...I poliziotti stanno torturando i bambini sul lato orientale del fiume Fırat.
Ecco perché il 23 aprile non è la festa dei bambini curdi "
Alcune persone li chiamano "ragazzi lancia-pietre”. Chiedo a Umut "Qual’è la rabbia celata sotto il lancio delle pietre?" e Umut mi risponde:
"Da noi, almeno uno dei parenti di ogni bambino è stato ucciso o si trova in carcere. I bambini lo sanno e non possono restare insensibili. In realtà, la gente normale non può rimanere inerte di fronte a questa situazione. "
Voglio diventare avvocato
Poco dopo la sua scarcerazione, Umut si è diplomato al liceo.
Stava studiando per l'esame di accesso all’università ma fu preso in custodia a soli 10 giorni dall'esame. "Dicono che stavo nascondendo qualcosa a casa" aggiunge Umut.
E'stato rilasciato dopo un po’ di tempo. Ha sostenuto l'esame però non è riuscito a superarlo. Mi dice che studierà per ritentarlo nuovamente perchè il suo sogno è diventare avvocato.
"Lo stato non vuole che i bambini curdi ricevano un'istruzione. Opprimono gli studenti universitari.
Ci sono studenti che vengono messi in carcere per non aver fatto nulla di strano o per aver applaudito durante una manifestazione. Dopo aver assistito a queste ingiustizie, voglio contribuire a cambiare le cose, diventando avvocato. "
Gli chiedo, "Umut, cosa vorresti disegnare con la tua mente ?" e lui mi dice: "Mi piacerebbe disegnare un mondo senza violenza e un mondo dove i bambini non stanno in prigione.
Alla fine della nostra conversazione, Umut mi ricorda per l'ultima volta "Non usare il mio nome, OK? Io mi fido di te. Non voglio andare dietro le sbarre di nuovo".
(fonte - Bianet)
Petizione per Hazankeif
E' online una petizione rivolta all'Unesco per salvare la meravigliosa Hazankeyf :
domenica 22 aprile 2012
Giornata mondiale dedicata alla terra
Sul sito de l'Institute Kurde è possibile vedere stupende immagini della valle del Munzur (zona di Dersim - Kurdistan), dichiarata Parco Nazionale dal governo turco, lo stesso che sta progettando ora una serie di dighe senza ovviamente interpellarne gli abitanti. Si pensava quindi di avviare qualche campagna di sensibilizzazione e/o di protesta.
Siamo in attesa anche di suggerimenti.
Riceviamo notizie sulla protesta in atto a Strasburgo dai nostri amici dell'Associazione Senza Paura.
Il dramma dei minori in carcere
Il minorenne T.T. che è stato incarcerato dopo aver raccontato i terribili abusi subiti nei carceri di Pozantı e nella casa circondariale Kürkçüler, è stato attaccato da un prigioniero comune mentre era ricoverato nel dipartimento di salute mentale dell’ospedale Ekrem Tok di Adana. La famiglia di T.T. , allarmata per la sicurezza del ragazzo, ha rivolto un appello per ottenerne l’immediato rilascio.
T.T. è stato incarcerato il 7 marzo con l’accusa di aver preso parte a una manifestazione considerata illegale, il ragazzo in realtà è stato arrestato dopo aver rilasciato un’intervista all’agenzia DİHA in merito agli abusi subiti in carcere. La giornalista Özlem Agus che si era occupata del caso, è stata anch’essa arrestata con l’accusa di far parte di un’organizzazione illegale e di avar contribuito alla propaganda della stessa organizzazione.
Nuovi abusi ai danni di T.T.
E’ stato reso noto che T.T. ha tentato il suicidio per ben due volte. Dopo essere stato ricoverato nel reparto di psichiatria è stato percosso da un prigioniero comune il 19 marzo e il 20, l'attacco gli ha provocato una frattura al cranio. T.T. dopo aver rifiutato le terapie, aveva manifestato l'intenzione di tornare in prigione. Un soldato della gendarmeria ha ordinato ad alcuni detenuti ordinari di picchiare T.T . additandolo come “terrorista”.
I genitori del ragazzo sono molto preoccupati per la salute e la sicurezza del figlio e ne chiedono l’immediata scarcerazione. L’avvocato Tugay Bek che si sta occupando del caso, ha sottolineato che il violento attacco di cui è stato vittima il suo assistito, è la prova che il ragazzo deve essere rilaciato per poter così usufruire dei trattamenti necessari alla guarigione.
Interrogazione parlamentare in merito alle intercettazioni a cui sono sottoposti i Deputati del BDP
Il Deputato del BDP Ibrahim Rider ha presentato un'interrogazione parlamentare in relazione alle intercettazioni telefoniche a cui sono stati sottoposti i cellulari dei deputati del BDP e i telefoni degli uffici del medesimo partito.
Il 17 aprile il Ministro degli Affari interni, Idris Naim Şahin ha apertamente ammesso che i deputati del BDP erano sottoposti a intercettazioni. Il Ministro in un discorso al Parlamento ha fatto la seguente dichiarazione:"I deputati stavano parlando tra di loro in merito al Newroz, ne sono al corrente".
Tutte le attività degli avvocati di Ocalan sono considerate reati Le accuse contro i 50 avvocati del Leader del PKK Abdullah Öcalan considera tutti gli incontri e i contatti tra Öcalan e il team di suoi avvocati come attività di un’organizzazione illegale. Gli appunti di tali riunioni,che sono stati resi noti attraverso i media, vengono ritenute prove di reato.
Le 890 pagine cariche di accuse sono in gran parte composte dai dialoghi tra Öcalan e gli avvocati, che sono stati pubblicati settimanalmente dalla stampa. Le note contenute in tali appunti sono state considerate come “istruzioni” per un’organizzazione illegale. Inoltre, i colloqui tra gli avvocati dello Studio Legale Asrin sono ritenute prove di reato. Questioni ordinarie come “Chi andrà a Imrali questa settimana?” o “ il nostro collega è in ufficio?”, vengono interpretate e giudicate come “attività di un’organizzazione illegale”.
Musicista kurdo condannato a 9 anni di prigione
Diyarbakir (DİHA) - Il musicista kurdo, Seyithan Karatas, che ha tenuto un concerto nel corso di un incontro elettorale a Karayazı il 2 giugno 2011 è stato condannato a nove anni e mezzo con l'accusa di essere un membro "dell'organizzazione illegale" e per "produzione di propaganda dell'organizzazione illegale". La corte lo ha ritenuto colpevole perchè ha cantato due canzoni con le parole "kurdo" e "Kurdistan". Karatas che è già stato in carcere per nove mesi, ha sottolineato che la sentenza è ingiusta e che le parole incriminate sono pronunciate ogni giorno sul canale televisivo statale kurdo TRT6.
fonte : UIKI Onlus
Nuovi abusi ai danni di T.T.
E’ stato reso noto che T.T. ha tentato il suicidio per ben due volte. Dopo essere stato ricoverato nel reparto di psichiatria è stato percosso da un prigioniero comune il 19 marzo e il 20, l'attacco gli ha provocato una frattura al cranio. T.T. dopo aver rifiutato le terapie, aveva manifestato l'intenzione di tornare in prigione. Un soldato della gendarmeria ha ordinato ad alcuni detenuti ordinari di picchiare T.T . additandolo come “terrorista”.
I genitori del ragazzo sono molto preoccupati per la salute e la sicurezza del figlio e ne chiedono l’immediata scarcerazione. L’avvocato Tugay Bek che si sta occupando del caso, ha sottolineato che il violento attacco di cui è stato vittima il suo assistito, è la prova che il ragazzo deve essere rilaciato per poter così usufruire dei trattamenti necessari alla guarigione.
Interrogazione parlamentare in merito alle intercettazioni a cui sono sottoposti i Deputati del BDP
Il Deputato del BDP Ibrahim Rider ha presentato un'interrogazione parlamentare in relazione alle intercettazioni telefoniche a cui sono stati sottoposti i cellulari dei deputati del BDP e i telefoni degli uffici del medesimo partito.
Il 17 aprile il Ministro degli Affari interni, Idris Naim Şahin ha apertamente ammesso che i deputati del BDP erano sottoposti a intercettazioni. Il Ministro in un discorso al Parlamento ha fatto la seguente dichiarazione:"I deputati stavano parlando tra di loro in merito al Newroz, ne sono al corrente".
Tutte le attività degli avvocati di Ocalan sono considerate reati Le accuse contro i 50 avvocati del Leader del PKK Abdullah Öcalan considera tutti gli incontri e i contatti tra Öcalan e il team di suoi avvocati come attività di un’organizzazione illegale. Gli appunti di tali riunioni,che sono stati resi noti attraverso i media, vengono ritenute prove di reato.
Le 890 pagine cariche di accuse sono in gran parte composte dai dialoghi tra Öcalan e gli avvocati, che sono stati pubblicati settimanalmente dalla stampa. Le note contenute in tali appunti sono state considerate come “istruzioni” per un’organizzazione illegale. Inoltre, i colloqui tra gli avvocati dello Studio Legale Asrin sono ritenute prove di reato. Questioni ordinarie come “Chi andrà a Imrali questa settimana?” o “ il nostro collega è in ufficio?”, vengono interpretate e giudicate come “attività di un’organizzazione illegale”.
Musicista kurdo condannato a 9 anni di prigione
Diyarbakir (DİHA) - Il musicista kurdo, Seyithan Karatas, che ha tenuto un concerto nel corso di un incontro elettorale a Karayazı il 2 giugno 2011 è stato condannato a nove anni e mezzo con l'accusa di essere un membro "dell'organizzazione illegale" e per "produzione di propaganda dell'organizzazione illegale". La corte lo ha ritenuto colpevole perchè ha cantato due canzoni con le parole "kurdo" e "Kurdistan". Karatas che è già stato in carcere per nove mesi, ha sottolineato che la sentenza è ingiusta e che le parole incriminate sono pronunciate ogni giorno sul canale televisivo statale kurdo TRT6.
fonte : UIKI Onlus
giovedì 19 aprile 2012
La Turchia e l’elasticità europea sulla questione curda
Prosegue lo sciopero della fame delle quindici persone che a Strasburgo protestano da quasi due mesi per chiedere maggiori diritti per la popolazione curda in Turchia e per la libertà di Abdullah Ocalan. Sul versante interno, continua il processo al Kck, accusato di legami con i 'terroristi', e si rafforzano i timori per la sorte del Bdp.
di Luca Bellusci
Dall’inizio del 2012 sono state circa 3.200 le persone prese in custodia detentiva in Turchia, con l’accusa di appartenere a una rete terroristica che farebbe capo al Kck, organizzazione della società civile curda che comprenderebbe al suo interno anche la formazione del Pkk.
Con una media di 35 arresti al giorno, la compagine politica curda si ritrova ora a dover fare i conti con una graduale ma inesorabile decimazione di quei politici in grado di portare avanti le istanze della loro minoranza all’interno del paese, situazione che condiziona in maniera molto rilevante qualsiasi tentativo di riconciliazione nazionale.
In un recente rapporto dell’organizzazione per i diritti umani IHD si dichiara che nel 2011 sono state 12.685 le detenzioni preventive attuate nei confronti di politici, amministratori locali, giornalisti, esponenti della società civile e accademica curda.
Quasi tredicimila persone direttamente coinvolte nelle attività politiche e civili curde sono dietro le sbarre di una prigione perché aderenti a una rete civica.
Come forma di protesta, circa 400 esponenti della minoranza hanno intrapreso uno sciopero della fame in Turchia lo scorso 15 febbraio, con il fine di alimentare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla questione e rompere un silenzio mediatico senza precedenti, anche alla luce delle recenti rivoluzioni arabe che hanno comunque concentrato l’attenzione sulla regione mediorientale.
Il digiuno che 'imbarazza' l’Unione Europea
Nella sua ultima risoluzione del 29 marzo 2012, sul rapporto 2011 relativo ai progressi compiuti dalla Turchia, il Parlamento europeo ha redatto in sessantatré punti le cosiddette ‘raccomandazioni’ con le quali comunica lo stato d’avanzamento di Ankara nel processo di adesione all’Unione Europea.
La risoluzione, suddivisa in quattro capitoli, elenca una serie di misure e provvedimenti per completare i criteri di Copenaghen, quelli cioè che illustrano al governo turco tutti gli step necessari per arrivare alla completa adesione nell’Ue.
Al punto 36 della risoluzione si affronta la questione curda in Turchia:
- (Il Parlamento Europeo) invita la Turchia a dimostrare ‘elasticità’ e a intensificare gli sforzi per una soluzione politica alla questione curda; ritiene che, in tale contesto, il diritto all'istruzione nella lingua madre sia essenziale;
- ricorda che una soluzione politica può essere costruita solo su un dibattito aperto e veramente democratico sulla questione curda ed esprime preoccupazione per il gran numero di cause avviate contro scrittori e giornalisti che si occupano della questione curda e l'arresto da parte della polizia di vari politici, sindaci eletti a livello locale e membri dei consigli comunali, nonché avvocati, dimostranti e difensori dei diritti umani curdi in relazione al processo Kck, e altre operazioni di polizia;
- esorta il governo turco a gettare le basi in modo pacifico affinché le personalità politiche di origine curda possano partecipare a un dibattito libero e pluralistico; sottolinea l'importanza di promuovere la discussione sulla questione curda in seno alle istituzioni democratiche, in particolare nella Grande assemblea nazionale turca;
A fare da contrappeso a questo ‘rimprovero istituzionale’ dell’Ue arrivano i deputati del Parlamento europeo, che prontamente lodano la posizione di Ankara rispetto alla Siria, indicandola come “fonte d'ispirazione per gli Stati arabi in fase di democratizzazione”. Una sorta di controsenso diplomatico.
Per sollecitare anche il Vecchio Continente a prendere una posizione più ferma nei confronti della Turchia, da circa cinquanta giorni a Strasburgo un gruppo di quindici persone in rappresentanza del popolo curdo ha iniziato uno sciopero della fame a oltranza.
Le gravi condizioni di salute di alcuni di loro hanno destato più di una preoccupazione e tre attivisti sono stati già ricoverati in ospedale.
L’11 aprile il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) ha annullato un incontro a Strasburgo con la delegazione degli scioperanti, accompagnati da alcuni deputati del partito curdo Bdp, affermando di non poter affrontare questo tipo di pressione.
Il riferimento è rivolto in modo implicito alle gravi conseguenze in cui versano alcuni dei manifestanti, in sciopero della fame dal 1° marzo scorso.
L'atteggiamento di Bruxelles trova la sua ragione d’essere proprio nel titolo dell’ultima risoluzione del Parlamento, che recita: “L'interdipendenza tra l'Ue e la Turchia deve essere tutelata nel processo di riforma”.
La relazione mette in risalto il ruolo strategico della Turchia, e la volontà dell'Ue di rafforzare la cooperazione con Ankara in politica estera, di vicinato e nel campo dell'energia. Questione curda permettendo.
fonte : OsservatorioIraq
martedì 17 aprile 2012
Solidarietà agli attivisti kurdi
L'associazione SENZA PAURA esprime la propria solidarietà ai 15 attivisti che a Strasburgo portano avanti da settimane uno sciopero della fame per protestare contro la repressione che il Governo turco sta esercitando sulla società civilekurda. Solidarietà anche con le centinaia di detenuti politici che nelle carceri speciali turche portano avanti la stessa protesta esrema da settimane.
Esprimiamo profondo sdegno per l'assenza di reazioni significative da parte del Governo Italiano e della Commissione Europea nei confronti del Governo turco.
Facciamo appello a tutte le forze democratiche affinchè si schierino apertamente a fianco delle richieste di democrazia e di rispetto per i diritti umani che vengono espresse dal B.D.P (il Partito kurdo della Pace e della democrazia).
Da tempo il B.D.P. propone una modifica della Costituzione che preveda il rispetto di tutte le minoranze presenti in Turchia.La risposta del Governo turco è stata un'intensificarsi delle azioni militari con la scusa di colpire le basi del PKK e un'ondatadi migliaia di arresti tra amministratori pubblici, uomini politici, giornalisti, sindacalisti, intellettuali, studenti, donne e bambini.Il dialogo è l'unica via di uscita.
L'Europa deve fare la sua parte o rassegnarsi a scomparire nella vergogna dal panorama internazionale.
Facciamo la nostra parte!!! fate girare l'appello!!!
Paolo Palazzo
associazione "SENZA PAURA" - GENOVA
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lunedì 16 aprile 2012
Oltre 12 mila persone arrestate nel 2011
L'ultimo rapporto dell’IHD rivela dati preoccupanti per quanto concerne il rispetto dei diritti umani in Turchia : 12.685 arresti, 3.252 casi di tortura e maltrattamenti nel 2011.
"Un paese che pretende di essere democratico non può tollerare un numero simile di violazioni. Il potere politico in Turchia sta costruendo uno stato di polizia. C'è un deterioramento dei diritti fondamentali che è pericolosamente aumentato rispetto agli anni precedenti ", ha dichiarato il Presidente dell’ IHD Öztürk Türkdoğan.
In occasione della presentazione del rapporto intitolato "Istituzionalizzazione dello stato di polizia. Rapporto 2011 sulle violazioni dei diritti umani", Türkdoğan ha sottolineato che " i decessi in carcere e il problema delle condizioni in cui versano i detenuti nelle prigioni di tipo F, sono peggiorati nel 2011 poiché lo Stato ha mantenuto un atteggiamento di totale indifferenza nei confronti di tali problematiche ". Türkdoğan ha fatto notare che la questione curda ha raggiunto un punto critico e ha aggiunto: " il numero dei morti è aumentato nell'ultimo anno a causa della fine dei negoziati. Entrambe le parti dovrebbero urgentemente riprendere i negoziati e lavorare per la costruzione di un percorso volto a consentire la pace ".
Il Presidente dell’IHD ha richiamato l'attenzione sulla questione delle fosse comuni, notando che ben 3.248 persone sono sepolte in 253 fosse comuni.
Tortura e maltrattamenti sono drammaticamente aumentati nel 2011, e lo stesso vale per le violazioni in merito alle libertà di pensiero e di espressione.
La situazione dei minori è drammatica con ben 2.309 bambini attualmente detenuti in carcere, inoltre il massacro di Roboski che ha causato la morte di 34 civili per lo più minorenni, è da ritenersi un'esecuzione extragiudiziale.
I dati statistici in merito alle violazioni dei diritti umani in Turchia per l'anno 2011 sono i seguenti:
ABUSO DI POTERE
57 casi di morte e 130 ferimenti risultanti da attachi condotti dalle forze di polizia
Tre persone sono rimaste uccise e 48 ferite dai guardiani di villaggio
Sedici persone sono state uccise e 12 ferite nelle regioni di confine
36 persone sono morte e 11 sono rimaste ferite in carcere
46 persone, inclusi due bambini, sono state uccise e 121 ferite in omicidi rimasti irrisolti
31 morti e 96 feriti a causa della negligenza degli agenti di polizia o del personale dell’esercito
PERSONE SOTTOPOSTE A VIOLENZA
Esponenti di Partiti politici, dirigenti sindacali e organizzazioni della società civile: 65 feriti
Giornalisti: 2 feriti
Insegnanti, Accademici: 4 feriti
Studenti: 1 morto, 43 feriti
Funzionari pubblici: 1 ferito
Operai: 3 morti, 34 feriti
Altro: 35 morti, 76 feriti
SCONTRI ARMATI
Soldati, agenti di polizia e guardiani di villaggio: 154 morti, 285 feriti
Guerriglieri: 184 morti, 19 feriti
13 persone, inclusi 5 bambini, sono morti e 63 persone, inclusi 25 bambini, sono rimaste ferite a causa dell'esplosione di mine anti uomo e della deflagrazione di altri ordigni
MORTI SOSPETTE
55 persone hanno perso la vita, inclusi 2 minorenni
DELITTI D'ONORE
11 persone (1 bambino, 9 donne e 1 uomo) decedute, 5 persone (1 bambino, 4 donne) sono rimaste ferite
VIOLAZIONI AI DANNI DELLE DONNE
Suicidi: 56 morti, 20 ferimenti
Donne vittime di violenza domestica: 117 morte, 117 feriti
Violenza, abuso e stupro ai danni di donne in luoghi pubblici: 2 morti, 176 feriti
Donne costrette alla prostituzione: 9
VIOLAZIONE DEI DIRITTI DEI MINORI
Suicidi: 30 morti, 17 feriti
Bambini vittime di violenza: 158
Violenza, abuso e stupro di bambini in luoghi pubblici: 33 morti, 2 feriti
Bambini costretti alla prostituzione: 14
TORTURE E MALTRATTAMENTI
Casi di tortura e maltrattamenti in stato di fermo e durante la detenzione: 310
Casi di torture e maltrattamenti al di fuori dei luoghi di detenzione: 517
Casi di tortura e maltrattamento da parte dei guardiani di villaggio: 15
Casi di tortura e maltrattamento in carcere: 1 morto, 724 feriti
Casi di minacce da parte delle forze di polizia: 102
Casi di ferimento a seguito di un intervento della polizia in manifestazioni pubbliche: 1425
Casi di esposizione a torture e maltrattamenti da parte delle forze speciali di sicurezza: 58
Casi di violenza nelle scuole: 119
VIOLAZIONI DELLA LIBERTÀ
12,685 persone prese in custodia
2.922 persone arrestate
4.400 rifugiati e immigrati presi in custodia
14 rifugiati e immigrati hanno perso la vita
(fonti IHD e Firat news)
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Più di 22.600 libri proibiti in Turchia
Le autorità turche hanno vietato più di 22.600 libri in 60 anni, secondo una recente dichiarazione fatta dal ministro degli Interni. A seguito di tali provvedimenti migliaia di persone si trovano attualmente in carcere per aver espresso le loro opinioni.
La lista dei testi proibiti include: "The Fall of Paris" di Ilya Ehrenburg, un libro di Clara Zetkin sulle donne, "Il Manifesto del Partito Comunista", "l'alfabeto socialista", ma ovviamente anche libri di scrittori turchi e curdi, come Nazim Hikmet, Aziz Nesin, e Ismail Musa Anter Besikci.
Il "Mem-u Zin”, scritto nel 17 ° secolo da Exmedê XANI, scrittore e poeta curdo, è incluso tra i titoli dei libri censurati.
Oltre 6.500 siti bloccati nel 2011
Secondo l'ultimo rapporto dell'IHD, dal titolo "l'istituzionalizzazione dello stato di polizia", 11,994 persone hanno subito un processo nel 2010 per "propaganda di organizzazioni terroristiche” a seguito dell’applicazione della TMK. L’IHD sostiene che nel 2011 sono stati bloccati 6,504 siti Internet , nello stesso anno la situazione della libertà di espressione e di stampa è notevolmente peggiorata.
Molte pubblicazioni vietate
Secondo Bianet, sette quotidiani sono stati confiscati 11 volte e nove magazine 16 volte, mentre nove manifesti, due banner e tre libri sono stati vietati o confiscati e un libro è stato oggetto di indagine.
Avvertimenti ai media
Inoltre, le Autorità hanno ammonito 33 canali televisivi 41 volte e 3 volte una radio. Il RTÜK ha prodotto 383 avvisi contro 480 canali TV e 20 stazioni radio e ha provocato la sospensione di 27 programmi.
La polizia ha fatto irruzione in ben sedici sedi dei media in Turchia , nel corso dell'anno 2011, sempre secondo l’IHD.
Giornalisti incarcerati
La Turchia rimane anche la più grande prigione del mondo per i giornalisti. Secondo il supporto della piattaforma dei giornalisti incarcerati (TGDP), 91 giornalisti, per lo più curdi, tra cui 18 caporedattori e responsabili sono attualmente dietro le sbarre.
(fonte Nuce tv e actukurde)
lunedì 9 aprile 2012
La lingua kurda è "prova di reato penale".
Conoscere la lingua kurda e avere una conoscenza di poesie kurde è stato considerato come prova penale da parte del pubblico ministero nel processo KCK. Le lezioni impartite dall'avvocato kurdo Gönül Erdem sono state registrate come prova penale nell'atto di accusa al processo KCK a Istanbul. Il procuratore ha anche fatto valutazioni molto interessanti circa la poesia kurda e i libri di grammatica che si trovavano nella casa dell'avvocato Gönül Erdem, arrestato nell'ambito delle operazioni KCK. Il procuratore ha detto: "Resta inteso che gli sforzi fatti dall'indagato per apprendere il kurdo e la sua formazione kurda non possono essere spiegati solo con il suo interesse per l'apprendimento di una lingua. In considerazione delle prove penali, si vede che il sospettato ha svolto un ruolo nell'organizzazione terroristica e le dichiarazioni da lui fatte durante alcuni incontri clandestini rivelano il suo impegno per l'affermazione della organizzazione terroristica".
fonte: ANF / ISTANBUL
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