E' online un reportage fotografico sulla manifestazione di Bologna per il Rojava.
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domenica 12 gennaio 2020
venerdì 29 marzo 2013
Continua la criminalizzazione dei Kurdi in Europa
Yılmaz Orkan, vice-Presidente del KON-KURD (Confederazione delle Associazioni Kurde in Europa) e membro del KNK (Congresso Nazionale Kurdo)
è stato arrestato questa mattina in Belgio, all’aereoporto di Bruxelles, dove si accingeva a salire a bordo di un volo per Tunisi. Orkan era diretto in Tunisia per partecipare al World Social Forum ma è stato fermato in base ad un mandato emesso dalla Spagna, in relazione all’ultima operazione politica contro i Kurdi che ha portato all’arresto di 6 di loro in Spagna e 17 in Francia lo scorso 6 Febbraio.
Condanniamo con forza l’ennesima azione di criminalizzazione dei Kurdi in Europa, che ha preso di mira ancora una volta un rappresentante politico, membro del KNK, dopo quanto accaduto ad Adem Uzun lo scorso Ottobre.
Chiediamo alle autorità belghe l’immediato rilascio di Yılmaz Orkan.
UIKI Onlus - 26 Marzo 2013
Condanniamo con forza l’ennesima azione di criminalizzazione dei Kurdi in Europa, che ha preso di mira ancora una volta un rappresentante politico, membro del KNK, dopo quanto accaduto ad Adem Uzun lo scorso Ottobre.
Chiediamo alle autorità belghe l’immediato rilascio di Yılmaz Orkan.
UIKI Onlus - 26 Marzo 2013
martedì 12 marzo 2013
il Newroz di quest’anno è d’importanza storica
I co-Presidenti del Congresso
della Società Democratica (DTK) Ahmet Türk ed Aysel Tuğluk e
quelli del Partito della Pace e della Democrazia (BDP)
Selahattin Demirtaş e Gültan Kışanak hanno tenuto una conferenza
stampa presso la sede del DTK a Diyarbakır sulle celebrazioni
del Newroz che avverranno quest’anno nel Kurdistan
Settentrionale ed in Turchia.
Effettuando il primo intervento,
Ahmet Türk ha affermato che il Newroz di quest’anno del 21 Marzo
sarà celebrato in massa dal popolo kurdo, dalle organizzazioni
non-governative, dal BDP e dal DTK. Ha sottolineato che il
Newroz sarà celebrato in 42 città e 130 località centrali; il
popolo kurdo esprimerà le sue richieste per la pace e la libertà
del sig. Öcalan durante il Newroz, considerato quest’anno come
l’inizio di un nuovo periodo e della rivolta degli oppressi.
Riferendosi alle celebrazioni ad
Amed, Türk ha affermato che sono state invitate a partecipare
1950 persone, partiti ed istituzioni. Ha infine concluso il suo
intervento invitando tutto il popolo kurdo a scendere in strada
nelle zone in cui sarà tenuto il Newroz ed a partecipare al
corteo per la libertà.
Intervenendo in seguito, Aysel
Tuğluk ha affermato che il Newroz di quest’anno avrà un
significato storico per il fatto di coincidere con il processo
di dialogo con il leader kurdo per una soluzione democratica e
pacifica della questione kurda. La Tuğluk ha sottolineato che
questo processo storico condurrà alla determinazione del futuro
della Turchia e del popolo kurdo: “In qualità di istituzioni e
formazioni kurde democratiche, attribuiamo grande importanza al
processo in corso e continueremo a dare prova di responsabilità
ed a fornire il nostro contributo per garantire che questo
processo possa condurre ad una soluzione, alla democrazia ed
alla libertà. Questo Newroz è perció di grande importanza”.
La Tuğluk ha affermato che il
popolo kurdo scenderà in strada durante il giorno del Newroz per
chiedere il dialogo ed i negoziati in favore della questione
kurda, la libertà per Öcalan ed uno status politico per il
Kurdistan. “Continueremo a lavorare per la democrazia e per una
soluzione democratica”, ha aggiunto.
Riferendosi al rapporto
recentemente pubblicato dalla Sottocommissione parlamentare su
Uludere che sta indagando sul massacro di Roboski, ha affermato
che il DTK ed il BDP hanno richiesto il suo ritiro,
sottolineando che la pace non potrà essere stabilita finchè lo
Stato turco non affronterà il massacro di Roboski e le altre
uccisioni di massa e finchè non farà luce sui colpevoli, li
condurrà a giudizio e porgerà le sue scuse al popolo kurdo per
queste tragedie.
Intervenendo in seguito,
Selahattin Demirtaş ha osservato che il messaggio che Öcalan
dovrebbe inviare durante il Newroz di quest’anno determinerà la
strada del nuovo periodo.
Demirtaş ha sottolineato che
nell’attuale processo è importante essere in grado di discutere
tutti i problemi su una base democratica e politica, senza
guerra, massacri e scontri.
Intervenendo alla fine, Gültan
Kışanak ha invitato tutti coloro che si schierano in favore di
una soluzione e di un futuro democratico a scendere in strada il
giorno del Newroz per dare un contributo alla creazione della
pace.
ANF Amed
domenica 28 ottobre 2012
Il bus “Libertà per Öcalan” in arrivo in Italia
L’Iniziativa Internazionale “Libertà per Öcalan” ha organizzato un bus che sta compiendo un tour in molti paesi d´Europa: partito l'8 Settembre dalla città tedesca di Mannheim, al termine dell'annuale Festival Internazionale della Cultura Kurda, ha toccato Strasburgo, Svezia, Danimarca, Germania, Olanda, Belgio, di nuovo la Germania, Austria e Svizzera.
Il bus sarà in Italia il 29 e 30 Ottobre a Roma e ad Alessandria il 31 Ottobre, poi ripartirà per la Francia e concluderà il suo lungo viaggio in Germania, raggiungendo la tappa finale di Düsseldorf il 24 Novembre.
L´obiettivo principale di questa campagna che include anche una raccolta di firme è denunciare l'isolamento cui è sottoposto Abdullah Öcalan e evidenziare il suo ruolo chiave nella soluzione della questione kurda.
Gli organizzatori dell'iniziativa intendono inoltre criticare l'approccio delle organizzazioni internazionali e dei governi riguardo la questione kurda e hanno esortato il Consiglio d´Europa, il Comitato per la Prevenzione della Tortura e l´Unione Europea a sostenere le attività a favore della libertà di Öcalan.
Con preghiera di massima diffusione, l´Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia e la Comunità kurda in Italia invitano i rappresentanti istituzionali, i media e tutte le persone che vogliano portare la loro solidarietà e il loro sostegno a visitare il bus ed aderire alla manifestazione
-a Roma, lunedì 29 e martedì 30 Ottobre a Piazza della Repubblica dalle ore 10.00 alle ore 17.00
-ad Alessandria, mercoledì 31 Ottobre a Piazza Marconi dalle ore 16.00
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Intervista a un prigioniero in sciopero della fame
23
Ottobre 2012
Pubblichiamo un'intervista con un detenuto chiamato Önder, in sciopero della fame da 42 giorni. L'intervista è stata condotta da un gruppo di prigionieri e poi inviata a DIHA (Dicle News Agency).
*Puoi dirci di più su te? Quando e perchè sei stato incarcerato e cosa diresti riguardo il motivo della tua partecipazione a quest’azione?
-Sono nato nel distretto di Başkale a Van, nel 1981. Sono stato arrestato nel febbraio 2010 e messo in prigione ad Amed in seguito ad un'operazione politica contro i kurdi a causa della mia partecipazione ad un movimento giovanile prima del mio arresto. L'approccio politico che ha causato il mio arresto è continuato durante il processo. Mi è stato negato il diritto di auto-difesa in lingua madre durante il processo, conclusosi con la mia condanna a 24 anni di carcere. Oggi il problema kurdo ha raggiunto l'apice e decine di persone stanno morendo ogni giorno. Questa situazione ha raggiunto un punto di non ritorno. Credo che tutti dovrebbero fare qualcosa per raggiungere una soluzione, quindi anch’io voglio fare qualcosa. So già che far sentire la mia voce in carcere mi costerà la vita, ma vedo anche che è diventata una tortura guardare i nostri compagni morire ogni giorno, come il mio compagno di banco del liceo e la mia coinquilina dell'università. Per questo motivo ho deciso di aderire allo sciopero della fame fino a quando le nostre due richieste non saranno accettate.
*Ti sei unito allo sciopero della fame il 12 Settembre. Hai già dichiarato lo scopo della vostra azione, ma potresti ancora una volta evidenziare il vostro obiettivo e le vostre richieste?
-Abbiamo iniziato questo sciopero della fame per la libertà del leader kurdo Abdullah Öcalan e per la lingua madre dei kurdi. Si tratta di due aspetti importanti per il popolo kurdo. Chiunque voglia affrontare la questione kurda oggi, tra cui anche lo Stato turco e il governo, deve riconoscere il Sig. Öcalan come interlocutore. Questa è allo stesso tempo la ragione per cui è stato detenuto ad İmralı per quattordici anni e in isolamento negli ultimi quattordici mesi. In considerazione di ciò che abbiamo vissuto e testimoniato in questo periodo, risulta evidente che la soluzione del problema kurdo, il termine degli scontri e l’instaurazione della pace possano essere riassunti nella richiesta di libertà di Öcalan. La sua libertà oppure l'isolamento sono quindi direttamente collegati con la soluzione o con lo stallo del problema kurdo. La nostra seconda richiesta riguarda la questione del diritto alla lingua madre, ancora vietato ai kurdi, che sono stati privati di un diritto umano fondamentale. Non possiamo accettare di essere sottoposti ad ogni tipo di abusi a causa della nostra richiesta di difenderci nella nostra lingua madre presso i tribunali.
*Cosa pensi si proponga di raggiungere il governo dell’AKP con l’isolamento del leader del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) Abdullah Öcalan?
- Come è noto, lo Stato turco e il governo avevano condotto trattative con il signor Öcalan prima del periodo di isolamento degli ultimi quattordici mesi. Durante questi colloqui, il signor Öcalan ha presentato un contributo necessario per la questione kurda e la soluzione del problema del PKK, insieme ad altri auspicabili sviluppi come ad esempio un gruppo di pace da Kandil. Tuttavia, in quel periodo è apparso evidente che il governo AKP non aveva né una soluzione né un progetto o un’ intenzione per la soluzione del problema kurdo. L'isolamento di Öcalan è iniziato durante un processo e una situazione in cui il governo dell’AKP si è avventurato oltre il suo potere in Medio Oriente e ha respinto la maggior parte dei progetti presentati dal signor Öcalan riguardo i popoli che vi abitano. Nel fare questo, la Turchia è stata sostenuta da potenze occidentali nella sua intenzione di isolare il signor Öcalan dagli sviluppi regionali. Nella situazione attuale, le teorie e i piani del governo AKP sembrano essere andati storti, dal momento che si è ricominciato a parlare di negoziati ora.
*La lingua Kurda è proibita in tutta la regione. Cosa dovrebbero fare i Kurdi riguardo a ciò?
-Considerando ciò che lo Stato turco e il governo hanno fatto per la lingua kurda fino ad ora, è chiaro che cosa dovremmo aspettarci da parte di questi ultimi. Da parte nostra, dobbiamo garantire il miglioramento e l'istituzionalizzazione della nostra lingua, rifiutando di ricevere l'istruzione nella lingua di uno Stato che non fornisce l'istruzione in lingua madre. In questo modo il governo dovrà riconoscere i Kurdi e il Kurdistan o affrontare il fatto di essere uno stato basato sullo sfruttamento.
*Hai affermato che la vostra azione continuerà finchè non sarà raggiunto un risultato. Cosa chiederesti di fare ai kurdi e all’opinione pubblica democratica?
- Dal momento che il popolo kurdo ha sperimentato ogni tipo di dolore, quale l’essere soggetto alla morte, oltre ad abusi e trattamenti illeciti, oggi siamo arrivati al punto che condurrà alla libertà o alla morte. In qualità di attivista, io continuerò il mio sciopero della fame fino alla fine. Credo che il nostro popolo e l'opinione pubblica democratica mostrerà l'atteggiamento giusto".
ANF NEWS AGENCY
Pubblichiamo un'intervista con un detenuto chiamato Önder, in sciopero della fame da 42 giorni. L'intervista è stata condotta da un gruppo di prigionieri e poi inviata a DIHA (Dicle News Agency).
*Puoi dirci di più su te? Quando e perchè sei stato incarcerato e cosa diresti riguardo il motivo della tua partecipazione a quest’azione?
-Sono nato nel distretto di Başkale a Van, nel 1981. Sono stato arrestato nel febbraio 2010 e messo in prigione ad Amed in seguito ad un'operazione politica contro i kurdi a causa della mia partecipazione ad un movimento giovanile prima del mio arresto. L'approccio politico che ha causato il mio arresto è continuato durante il processo. Mi è stato negato il diritto di auto-difesa in lingua madre durante il processo, conclusosi con la mia condanna a 24 anni di carcere. Oggi il problema kurdo ha raggiunto l'apice e decine di persone stanno morendo ogni giorno. Questa situazione ha raggiunto un punto di non ritorno. Credo che tutti dovrebbero fare qualcosa per raggiungere una soluzione, quindi anch’io voglio fare qualcosa. So già che far sentire la mia voce in carcere mi costerà la vita, ma vedo anche che è diventata una tortura guardare i nostri compagni morire ogni giorno, come il mio compagno di banco del liceo e la mia coinquilina dell'università. Per questo motivo ho deciso di aderire allo sciopero della fame fino a quando le nostre due richieste non saranno accettate.
*Ti sei unito allo sciopero della fame il 12 Settembre. Hai già dichiarato lo scopo della vostra azione, ma potresti ancora una volta evidenziare il vostro obiettivo e le vostre richieste?
-Abbiamo iniziato questo sciopero della fame per la libertà del leader kurdo Abdullah Öcalan e per la lingua madre dei kurdi. Si tratta di due aspetti importanti per il popolo kurdo. Chiunque voglia affrontare la questione kurda oggi, tra cui anche lo Stato turco e il governo, deve riconoscere il Sig. Öcalan come interlocutore. Questa è allo stesso tempo la ragione per cui è stato detenuto ad İmralı per quattordici anni e in isolamento negli ultimi quattordici mesi. In considerazione di ciò che abbiamo vissuto e testimoniato in questo periodo, risulta evidente che la soluzione del problema kurdo, il termine degli scontri e l’instaurazione della pace possano essere riassunti nella richiesta di libertà di Öcalan. La sua libertà oppure l'isolamento sono quindi direttamente collegati con la soluzione o con lo stallo del problema kurdo. La nostra seconda richiesta riguarda la questione del diritto alla lingua madre, ancora vietato ai kurdi, che sono stati privati di un diritto umano fondamentale. Non possiamo accettare di essere sottoposti ad ogni tipo di abusi a causa della nostra richiesta di difenderci nella nostra lingua madre presso i tribunali.
*Cosa pensi si proponga di raggiungere il governo dell’AKP con l’isolamento del leader del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) Abdullah Öcalan?
- Come è noto, lo Stato turco e il governo avevano condotto trattative con il signor Öcalan prima del periodo di isolamento degli ultimi quattordici mesi. Durante questi colloqui, il signor Öcalan ha presentato un contributo necessario per la questione kurda e la soluzione del problema del PKK, insieme ad altri auspicabili sviluppi come ad esempio un gruppo di pace da Kandil. Tuttavia, in quel periodo è apparso evidente che il governo AKP non aveva né una soluzione né un progetto o un’ intenzione per la soluzione del problema kurdo. L'isolamento di Öcalan è iniziato durante un processo e una situazione in cui il governo dell’AKP si è avventurato oltre il suo potere in Medio Oriente e ha respinto la maggior parte dei progetti presentati dal signor Öcalan riguardo i popoli che vi abitano. Nel fare questo, la Turchia è stata sostenuta da potenze occidentali nella sua intenzione di isolare il signor Öcalan dagli sviluppi regionali. Nella situazione attuale, le teorie e i piani del governo AKP sembrano essere andati storti, dal momento che si è ricominciato a parlare di negoziati ora.
*La lingua Kurda è proibita in tutta la regione. Cosa dovrebbero fare i Kurdi riguardo a ciò?
-Considerando ciò che lo Stato turco e il governo hanno fatto per la lingua kurda fino ad ora, è chiaro che cosa dovremmo aspettarci da parte di questi ultimi. Da parte nostra, dobbiamo garantire il miglioramento e l'istituzionalizzazione della nostra lingua, rifiutando di ricevere l'istruzione nella lingua di uno Stato che non fornisce l'istruzione in lingua madre. In questo modo il governo dovrà riconoscere i Kurdi e il Kurdistan o affrontare il fatto di essere uno stato basato sullo sfruttamento.
*Hai affermato che la vostra azione continuerà finchè non sarà raggiunto un risultato. Cosa chiederesti di fare ai kurdi e all’opinione pubblica democratica?
- Dal momento che il popolo kurdo ha sperimentato ogni tipo di dolore, quale l’essere soggetto alla morte, oltre ad abusi e trattamenti illeciti, oggi siamo arrivati al punto che condurrà alla libertà o alla morte. In qualità di attivista, io continuerò il mio sciopero della fame fino alla fine. Credo che il nostro popolo e l'opinione pubblica democratica mostrerà l'atteggiamento giusto".
ANF NEWS AGENCY
Centinaia di prigionieri sono in sciopero della fame, alcuni sin dal 12
settembre, in decine di carceri della Turchia. I detenuti protestano contro il
rifiuto delle autorità di Ankara di autorizzare colloqui tra Abdullah Ocalan,
leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan, e il suo avvocato. Chiedono
inoltre di poter usare la loro madrelingua curda nella sfera pubblica e nel
campo dell'istruzione.
Lo sciopero della fame è una protesta pacifica e le autorità della Turchia hanno il dovere di rispettare il diritto alla libertà d'espressione dei prigionieri, compreso il diritto a protestare in tale forma.
Amnesty International si è detta preoccupata per le notizie secondo le quali prigionieri in sciopero della fame nelle carceri di Silivri e Sakran sono stati posti in isolamento e che in quella di Tekirdag le guardie carcerarie hanno sottoposto a maltrattamenti chi sta prendendo parte alla protesta. Le autorità penitenziarie avrebbero inoltre, in alcuni casi, limitato l'accesso ad acqua, zucchero, sale, vitamine e altre sostanze che vengono aggiunte all'acqua assunta dai prigionieri in sciopero della fame.
Amnesty International ha sollecitato le autorità turche a garantire che non saranno prese misure punitive nei confronti dei prigionieri in sciopero della fame e che sia rispettato il divieto assoluto di tortura e di altri maltrattamenti. Ha inoltre chiesto che i prigionieri in sciopero della fame abbiano adeguato accesso a personale medico qualificato e a ogni trattamento di cui abbiano bisogno. Infine, ha preteso l'avvio di indagini immediate, approfondite, imparziali ed efficaci su tutte le denunce di punizioni e maltrattamenti inflitti a detenuti in sciopero della fame.(Amnesty International)
Lo sciopero della fame è una protesta pacifica e le autorità della Turchia hanno il dovere di rispettare il diritto alla libertà d'espressione dei prigionieri, compreso il diritto a protestare in tale forma.
Amnesty International si è detta preoccupata per le notizie secondo le quali prigionieri in sciopero della fame nelle carceri di Silivri e Sakran sono stati posti in isolamento e che in quella di Tekirdag le guardie carcerarie hanno sottoposto a maltrattamenti chi sta prendendo parte alla protesta. Le autorità penitenziarie avrebbero inoltre, in alcuni casi, limitato l'accesso ad acqua, zucchero, sale, vitamine e altre sostanze che vengono aggiunte all'acqua assunta dai prigionieri in sciopero della fame.
Amnesty International ha sollecitato le autorità turche a garantire che non saranno prese misure punitive nei confronti dei prigionieri in sciopero della fame e che sia rispettato il divieto assoluto di tortura e di altri maltrattamenti. Ha inoltre chiesto che i prigionieri in sciopero della fame abbiano adeguato accesso a personale medico qualificato e a ogni trattamento di cui abbiano bisogno. Infine, ha preteso l'avvio di indagini immediate, approfondite, imparziali ed efficaci su tutte le denunce di punizioni e maltrattamenti inflitti a detenuti in sciopero della fame.(Amnesty International)
domenica 26 agosto 2012
A Derik dove sventola la bandiera curda
Una battaglia parallela, sotterranea, dai limiti e dagli obiettivi ambigui:
questa secondo diversi osservatori la situazione che si sta sviluppando nelle
regioni curde della Siria progressivamente liberatesi dal controllo di Damasco a
partire dalla metà di luglio.
Per la prima volta da quando il partito Ba’ath è arrivato al potere (1963),
la città di Derik, a una manciata di chilometri dalle frontiere con Iraq e
Turchia, ha da luglio un sindaco curdo, Subhi Ali Elias. In dichiarazioni
riprese da mezzi di informazione curdo-iracheni, Elias ha detto che la sua
nomina è stata fatta dal Consiglio del popolo, poco dopo il ritiro dell’esercito
di Damasco. Elias è un esponente del Partito di unione democratica (Pyd,
l’acronimo in inglese) che Ankara accusa di essere vicino al Partito dei
lavoratori del Kurdistan (Pkk), la formazione che combatte per l’autonomia delle
regioni curde in Turchia.
Per capire cosa sia in gioco e quali scenari possa aprire l’attuale conflitto
in Siria occorre considerare la forza numerica di una etnia, quella curda,
dispersa in più Stati e forte di una popolazione di 25/30 milioni di persone per
lo più stabilita in un’area contigua divisa tra Turchia, Siria, Iraq e Iran.
Secondo alcuni esponenti politici turchi vicini al primo ministro Recep
Tayyip Erdogan, Damasco si sarebbe in realtà ritirata volontariamente dalle sue
regioni curde e starebbe dando ospitalità al Pkk. Questo è per esempio il parere
di Yalcin Akdogan, parlamentare e consigliere di Erdogan. Sentito da Rudaw,
notiziario online del Kurdistan iracheno, Akdogan ha accusato Damasco di
“provocare” Ankara attraverso il Pkk e il Pyd con quest’ultimo che si starebbe
presentando come il più forte soggetto politico tra i curdi siriani.
A negare la “preoccupazione” che il movimento curdo in Siria possa avere in
realtà altre mire che non la semplice defenestrazione del regime è stato il
colonnello Riad al Asaad, il comandante dell’Esercito siriano libero (Esl). Lo
stesso ha sottolineato che la Siria è una e indivisibile e che non esistono
regioni sunnite o curde.
Eppure, qualcosa si muove in direzione di un territorio curdo autonomo. “A
Derik non si combatte, ma ai primi posti di blocco si viene accolti dai colori
giallo, rosso e verde della bandiera curda” dice intervistato da Rfi, Etienne
Huver, uno dei pochi giornalisti riuscito a visitare queste zone. Huver
sottolinea come a Derik e nelle altre città curde “liberate” non ci siano tracce
di pesanti combattimenti, tutti gli edifici pubblici sono intatti e ci sono
forme di collaborazione tra i curdi e i rappresentanti della vecchia
amministrazione. Una sorta di “intesa cordiale” dice il giornalista che in
alcuni casi diventa evidente come alla Casa della cultura: “Al mattino – spiega
Huver – sono gli arabi che vi lavorano, al pomeriggio i curdi”.
Cosa stia avvenendo nelle città curde del nord-est della Siria lo spiegano,
forse meglio, alcuni segnali: le icone pubbliche non sono più le immagini di
Bashar Al Assad o del padre Hafez – sebbene soprattutto di quest’ultimo siano
rimaste in piedi le statue – ma sono ormai diventati i volti di Abdullah Ocalan
– leader del Pkk in prigione in Turchia – e di Massoud Barzani, presidente della
regione del Kurdistan iracheno.
fonte : Misna
lunedì 16 aprile 2012
Oltre 12 mila persone arrestate nel 2011
L'ultimo rapporto dell’IHD rivela dati preoccupanti per quanto concerne il rispetto dei diritti umani in Turchia : 12.685 arresti, 3.252 casi di tortura e maltrattamenti nel 2011.
"Un paese che pretende di essere democratico non può tollerare un numero simile di violazioni. Il potere politico in Turchia sta costruendo uno stato di polizia. C'è un deterioramento dei diritti fondamentali che è pericolosamente aumentato rispetto agli anni precedenti ", ha dichiarato il Presidente dell’ IHD Öztürk Türkdoğan.
In occasione della presentazione del rapporto intitolato "Istituzionalizzazione dello stato di polizia. Rapporto 2011 sulle violazioni dei diritti umani", Türkdoğan ha sottolineato che " i decessi in carcere e il problema delle condizioni in cui versano i detenuti nelle prigioni di tipo F, sono peggiorati nel 2011 poiché lo Stato ha mantenuto un atteggiamento di totale indifferenza nei confronti di tali problematiche ". Türkdoğan ha fatto notare che la questione curda ha raggiunto un punto critico e ha aggiunto: " il numero dei morti è aumentato nell'ultimo anno a causa della fine dei negoziati. Entrambe le parti dovrebbero urgentemente riprendere i negoziati e lavorare per la costruzione di un percorso volto a consentire la pace ".
Il Presidente dell’IHD ha richiamato l'attenzione sulla questione delle fosse comuni, notando che ben 3.248 persone sono sepolte in 253 fosse comuni.
Tortura e maltrattamenti sono drammaticamente aumentati nel 2011, e lo stesso vale per le violazioni in merito alle libertà di pensiero e di espressione.
La situazione dei minori è drammatica con ben 2.309 bambini attualmente detenuti in carcere, inoltre il massacro di Roboski che ha causato la morte di 34 civili per lo più minorenni, è da ritenersi un'esecuzione extragiudiziale.
I dati statistici in merito alle violazioni dei diritti umani in Turchia per l'anno 2011 sono i seguenti:
ABUSO DI POTERE
57 casi di morte e 130 ferimenti risultanti da attachi condotti dalle forze di polizia
Tre persone sono rimaste uccise e 48 ferite dai guardiani di villaggio
Sedici persone sono state uccise e 12 ferite nelle regioni di confine
36 persone sono morte e 11 sono rimaste ferite in carcere
46 persone, inclusi due bambini, sono state uccise e 121 ferite in omicidi rimasti irrisolti
31 morti e 96 feriti a causa della negligenza degli agenti di polizia o del personale dell’esercito
PERSONE SOTTOPOSTE A VIOLENZA
Esponenti di Partiti politici, dirigenti sindacali e organizzazioni della società civile: 65 feriti
Giornalisti: 2 feriti
Insegnanti, Accademici: 4 feriti
Studenti: 1 morto, 43 feriti
Funzionari pubblici: 1 ferito
Operai: 3 morti, 34 feriti
Altro: 35 morti, 76 feriti
SCONTRI ARMATI
Soldati, agenti di polizia e guardiani di villaggio: 154 morti, 285 feriti
Guerriglieri: 184 morti, 19 feriti
13 persone, inclusi 5 bambini, sono morti e 63 persone, inclusi 25 bambini, sono rimaste ferite a causa dell'esplosione di mine anti uomo e della deflagrazione di altri ordigni
MORTI SOSPETTE
55 persone hanno perso la vita, inclusi 2 minorenni
DELITTI D'ONORE
11 persone (1 bambino, 9 donne e 1 uomo) decedute, 5 persone (1 bambino, 4 donne) sono rimaste ferite
VIOLAZIONI AI DANNI DELLE DONNE
Suicidi: 56 morti, 20 ferimenti
Donne vittime di violenza domestica: 117 morte, 117 feriti
Violenza, abuso e stupro ai danni di donne in luoghi pubblici: 2 morti, 176 feriti
Donne costrette alla prostituzione: 9
VIOLAZIONE DEI DIRITTI DEI MINORI
Suicidi: 30 morti, 17 feriti
Bambini vittime di violenza: 158
Violenza, abuso e stupro di bambini in luoghi pubblici: 33 morti, 2 feriti
Bambini costretti alla prostituzione: 14
TORTURE E MALTRATTAMENTI
Casi di tortura e maltrattamenti in stato di fermo e durante la detenzione: 310
Casi di torture e maltrattamenti al di fuori dei luoghi di detenzione: 517
Casi di tortura e maltrattamento da parte dei guardiani di villaggio: 15
Casi di tortura e maltrattamento in carcere: 1 morto, 724 feriti
Casi di minacce da parte delle forze di polizia: 102
Casi di ferimento a seguito di un intervento della polizia in manifestazioni pubbliche: 1425
Casi di esposizione a torture e maltrattamenti da parte delle forze speciali di sicurezza: 58
Casi di violenza nelle scuole: 119
VIOLAZIONI DELLA LIBERTÀ
12,685 persone prese in custodia
2.922 persone arrestate
4.400 rifugiati e immigrati presi in custodia
14 rifugiati e immigrati hanno perso la vita
(fonti IHD e Firat news)
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domenica 1 aprile 2012
Sempre più bambini denunciano gli stupri subiti nel carcere di Pozanti
Un prigioniero minorenne recentemente uscito dal carcere di Pozantı si è rivolto all’IHD di Mersin per denunciare lo stupro subito nel carcere.
Nella testimonianza rilasciata all’ IHD, il bambino (Ş.T), ha riportato gli abusi che hanno visto come vittime lui e altri detenuti di Pozantı. Le dichiarazioni di Ş.T. hanno fatto emergere nuovi motivi d'allarme in merito agli stupri, torture e maltrattamenti contro i bambini detenuti nelle carceri turche.
Dopo essere stato arrestato il 18 ottobre 2011 con l’accusa di aver partecipato a una manifestazione nel quartiere Akdeniz di Mersin, Ş.T. è stato portato nel carcere di Mersin, per poi essere trasferito nel carcere minorile di Pozantı.
Dopo essere stato scarcerato, Ş.T. ha detto all’IHD di essere stato costretto a baciare una bandiera turca. Il ragazzino ha inoltre ammesso di essere stato picchiato dai soldati della prigione. Ş.T. ha osservato che i bambini in carcere sono trattati come terroristi e sottoposti allo stupro.
255 bambini del carcere Pozantı sono stati recentemente trasferiti presso il carcere di Sincan (Ankara), dopo la rivelazione in merito agli abusi sessuali. Rasit Kutlu, padre di una delle vittime, dopo aver fatto visita al figlio, ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Mio figlio MK mi ha detto che non gli era stato dato alcun cibo. Ha testimoniato di essere stato insultato dai soldati e offeso durante tutto il viaggio verso la prigione di Ankara ".
fonte: Firat News
giovedì 22 marzo 2012
Il rientro a Diyarbakir
Dopo aver preso 3 pulmini e un traghetto, intorno a mezzogiorno torniamo ad Amed. Incontriamo subito l'associazione Ihd. Come ogni anno ci illustrano in maniera dettagliata qual'è la situazione dei diritti umani non solo in Kurdistan ma in tutta la Turchia. Il presidente della sezione di Diyarbakir è in carcere da ormai due anni. Il suo segretario, che da allora ne fa le veci, ci informa di come la situazione che si è creata durante il Newroz di quest'anno abbia riportato alla mente gli eventi degli anni '90, quando la repressione contro il popolo curdo ha raggiunto uno dei suoi apici. La tendenza del governo di Ankara ad usare la violenza contro il popolo curdo si rispecchia anche nell'aumento dei casi di violazione dei diritti umani: se nel 2010 la cifra era di circa 23mila casi, nel 2011 si sono quasi sfiorati i 30mila. Le violazioni più frequenti riguardano in particolare la violenza sui minori, la tortura in carcere e i limiti imposti alla libertà di espressione.
Nel primo pomeriggio incontriamo Abdullah Demirbaş, a capo della municipalità di Sur. Nonostante le sue condizioni di salute e i 415 anni di reclusione richiesti da Ankara contro di lui per la sua attività polıtıca a favore dei curdi, il suo umore è ancora alto. Le sue parole sono in sıntonia con quanto detto anche dal segretario dell'Ihd: la repressione attuata da Ankara durante l'ultimo Newroz mostra come l'Akp non abbia nessuna intenzione dı risolvere politicamente la questione curda, nonostante le parole pronunciate da Erdogan di fronte ai suoi colleghi europei. "La pace è una cosa talmente importante che non si puo' lasciare solo ai governi", conclude Demirbaş.
domenica 27 novembre 2011
Notizie da Van
Ho appena incontrato una compagna del BDP di Wan che mi ha aggiornato sulla situazione post terremoto.
Vi faccio un riassunto: i pochi prefabbricati arrivati in loco sono stati dirottati esclusivamente verso le famiglie dei poliziotti, membri dell'esercito e sostenitori dell'AKP e lo stesso vale per numerosi container. Molte persone non potendo usufruire delle tende, sono costrette a dormire in capanne costruite con teli di plastica e altri materiali di fortuna. Chi è riuscito a procurarsi una tenda comunque non riesce a proteggere i propri cari dal freddo e sono stati segnalati numerosi casi di bronchite ed altre simili patologie, l'uso di acqua gelida non fa che aggravare questa situazione. La Municipalità di Wan sta assistendo la popolazione giorno e notte ma nonostante i loro sforzi e i camion carichi di generi di prima necessità che continuano ad arrivare dalle citta kurde, gli aiuti e i finanziamenti non bastano a coprire l'esigenze di Wan e dei villaggi colpiti dal sisma. L'economia è in ginocchio poichè numerose fabbriche sono chiuse e lo stesso vale per bazar e negozi. La gente rimasta disoccupata, sta migrando altrove o in alcuni casi vende i propri averi per procurarsi cibo e generi di prima necessità. Pochi giorni fa ho sentito uno dei responsabili delle attività di progettazione del comune di Wan, il quale mi ha comunicato che dovrebbero costituire un squadra focalizzata nei progetti di ricostruzione entro la fine di dicembre e che ci terrà aggiornati sulla situazione.
Ribadisco ancora una volta che nonostante i riflettori si siano spenti ormai da tempo, Wan e provincia permangono in una situazione di estremo bisogno ed è dovere di tutti sostenere la popolazione colpita dal sisma. Tutto ciò si inserisce un contesto estremamente complesso in cui il Governo AKP sta portando avanti un vero e proprio genocidio politico, arrestando avvocati, studenti, membri del BDP, accademici ed attivisti dei diritti umani.
Per offrire immediatamente un aiuto è possibile contribuire con un versamento sul conto corrente bancario intestato all’Associazione EUROPA LEVANTE, che sta organizzando prime forme di sostegno alla popolazione in collaborazione con VAN DER (Associazione per la lotta contro la povertà e per lo sviluppo sostenibile) e con il patrocinio del Comune di Van.
Per il versamento i dati da utilizzare sono i seguenti:
Associazione Europa Levante
Banca Popolare di Sondrio
Codice IBAN: IT13 G056 9603 2000 0000 8838 X21
Codice BIC/SWIFT: POSOIT22
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